sabato,Luglio 13 2024

Magia calabrese, gli ultimi pescatori di pesce spada tornano in acqua a Scilla sulle loro feluche

Una tradizione millenaria che si rinnova dalla fine di maggio ad agosto tra lo Stretto e la Costa Viola. Rocco Pontillo: «Faccio questo da quando avevo 14 anni. Oggi lo tramando ai nipoti»

Magia calabrese, gli ultimi pescatori di pesce spada tornano in acqua a Scilla sulle loro feluche
Scilla, antica e tradizionale pesca del pesce spada

La pesca del pesce spada è un’antica tradizione marinara che si ripete da secoli nel mitologico mare tra lo Stretto di Messina e la Costa Viola calabrese.
Quest’arte, a Scilla così come a Bagnara e a Palmi, viene tramandata di generazione in generazione, conservando canti propiziatori, riti scaramantici e rituali. Uno dei più noti è la “Cardata da cruci”, che consiste nell’incidere con una croce la guancia del pesce dopo la cattura, in segno di prosperità e riconoscenza. La pratica è diventata un marchio distintivo degli esemplari catturati in zona.  Il pesce spada è una specialità gastronomica del territorio e un simbolo legato alle radici. 

Le battute di caccia

Le battute di caccia iniziano i primi di maggio e terminano a fine agosto. Un tempo venivano eseguite con veloci e snelle imbarcazioni chiamate “Luntri”, poi sono subentrate le tipiche “Passerelle”, le feluche, caratterizzate da un altissimo traliccio di 20-25 metri, dove prendono posto gli avvistatori, i quali avvertono il fiocinatore che si muove su una passerella in ferro che sporge dalla prua per altrettanti 25 metri circa, e tenta di arpionare il velocissimo pesce. 
A mantenere in vita l’usanza sono rimasti in pochi. È un lavoro duro che richiede amore per il mare, ore trascorse in barca, sacrificio, ritmi intensi e poco riposo. Continua a leggere l’articolo su LaC News24

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