VIDEO | Campagna di raccolta firme a pieno regime per la normativa regionale che mira a disciplinare l’aiuto medico alla morte volontaria. A promuoverla è l’associazione Luca Coscioni che ha già ottenuto l’obiettivo in Toscana e Sardegna
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Liberi subito, liberi fino alla fine. La raccolta firme per sostenere la legge regionale d’iniziativa popolare sul fine vita, prosegue la sua campagna anche in Calabria, avvicinandosi gradualmente all’obiettivo delle 5mila firme necessarie a sottoporla all’approvazione del Consiglio regionale.
In prima linea c’è l’Associazione Luca Coscioni che è già riuscita a far passare la normativa in Toscana e Sardegna. L’iniziativa discende dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato/Antoniani, che ha sancito la possibilità di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria per le persone malate che possiedono determinati requisiti.
Tuttavia, spiega l’associazione, «senza tempi certi per le verifiche da parte di Asl e Comitati Etici territoriali, molte persone restano in attesa per mesi e in alcuni casi anni. Un tempo che, per chi vive sofferenze intollerabili e chiede di poter porre fine alla propria vita, può diventare insostenibile».
Da qui prende le mosse la proposta di legge regionale di iniziativa popolare che mira a «garantire procedure chiare e uniformi nel rispetto delle competenze territoriali». Oltre che in Calabria, dove la raccolta ha superato quota 2.000 firme, la campagna è attiva anche in Lazio, Lombardia e Piemonte.
«Dobbiamo raccogliere 5.000 firme entro novembre - spiega Caterina Forelli, tra le coordinatrici della campagna calabrese -. I dati ci confortano e ci fanno ben sperare, perché i cittadini sono più avanti della politica. Per il 70 per cento degli italiani questa è una legge giusta, ed è un diritto già garantito dalla nostra Corte Costituzionale: si tratta semplicemente di fare in modo che le Regioni attivino tutte le procedure affinché questo diritto possa essere garantito».
Dopo Toscana e Sardegna potrebbe quindi essere il turno della Calabria. «Per una volta la nostra regione non sarà fanalino di coda. Noi vogliamo mettere il Consiglio regionale nelle condizioni di poter legiferare, perché sono i cittadini a chiederlo e a rivendicare un loro diritto».
La legge sul fine vita aveva fatto capolino a Palazzo Campanella già nella scorsa legislatura. Due distinte proposte erano state depositate dai consiglieri regionali Antonio Lo Schiavo, capogruppo del Misto, e Mimmo Bevacqua, capogruppo del Pd. Proposte stoppate sul nascere dalla maggioranza dell’epoca. Recentemente è stato anche il presidente Roberto Occhiuto a parlarne nel quadro di un ragionamento sui diritti civili. «Finalmente ora c’è una proposta d’iniziativa popolare che dà la parola ai cittadini» spiega Forelli, anche se nessun consigliere regionale, questa volta, si è fatto apertamente avanti per sostenerla «ci appoggiano però partiti come Più Europa e il Movimento 5 stelle che ci hanno fatto sapere di voler sostenere anche la raccolta firme».
Ma cosa prevede la proposta di legge “Modalità organizzative per l’attuazione di quanto disposto dalle sentenze della Corte costituzionale n. 242 del 2019, n. 135 del 2024 e successive”?
Anzitutto, al primo dei sette articoli dai quali è composta, che sia la Regione a disciplinare «le modalità organizzative per l’attuazione di quanto disposto dalle sentenze della Corte costituzionale» e che «la verifica delle condizioni per l’accesso al suicidio medicalmente assistito è effettuata dal Servizio sanitario regionale».
Quindi si disciplinano l’istituzione della Commissione medica multidisciplinare permanente chiamata a valutare le richieste di suicidio assistito; le modalità di accesso e la verifica dei requisiti; le modalità di attuazione. Il testo dispone, infine, la gratuità delle prestazioni per gli assistiti che restano a carico del Sistema sanitario regionale.
«Ci siamo resi conto che, in realtà, la difficoltà maggiore è di tipo informativo - evidenzia Maria Teresa Prestanicola, responsabile della campagna - non sempre i cittadini sono informati sull'argomento. Una volta che però si fermano a parlare al nostro banchetto, rispondono molto positivamente, hanno la curiosità di conoscere l'argomento e di approfondirlo».
«Si tratta di un diritto già riconosciuto da una sentenza della Corte Costituzionale nel 2019 - aggiunge Prestanicola - e precisato da un’ulteriore sentenza del dicembre 2025 in seguito alla quale l’Associazione Luca Coscioni ha perfezionato il testo di legge rendendolo conforme alla nuova disciplina. Ora i tempi sono maturi perché la legge venga adottata anche in Calabria» ha concluso.

