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Un elettorato sempre più stanco ha bisogno di qualcuno che faccia sentire i cittadini partecipi di una grande impresa comune, ma l’impressione è che ancora una volta prevarranno le logiche di schieramento

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Come il filosofo Diogene che, con la lanterna in mano, cercava l’Uomo, allo stesso modo le forze politiche sono già al lavoro per definire l’identikit della persona che dovrà guidare la città dalla prossima primavera, un’ipotetica figura di amministratore adatto ad una città particolare come Vibo. Sindaco di una città non facile in tempi difficili. Si potrebbe già abbozzare qualche tratto: un candidato non tanto in là con gli anni, con un solido background culturale, profondo conoscitore della storia e dell’economia del territorio, con idee innovative e abbastanza carattere per portarle a compimento, un po’ creativo e soprattutto votato al sacrificio, con una visione distaccata dai giochi politici e capace di scegliere collaboratori validi tra le forze sane e le menti più illuminate. Un elettorato sempre più stanco ha bisogno di un sindaco che faccia sentire i cittadini partecipi del sentimento di una grande impresa comune. Il distacco tra governanti e governati non è mai stato tanto acuto, i partiti sono diventati macchine elettorali senza più alcuna funzione di rappresentanza sociale; l’unica risposta possibile consiste nella ricerca di scelte condivise, che coinvolgano in modo incisivo i cittadini. Un sindaco che riesca a tenere uniti i diversi soggetti in un lavoro comune di progettazione, con una visione complessiva di sviluppo e la cui attività non si limiti ad affrontare soltanto le emergenze quotidiane. La parola sindaco viene dal greco e significa “colui che tiene insieme con giustizia”, deve essere questa la sua capacità essenziale altrimenti accade, come abbiamo visto in questi anni a proposito del porto, che l’Autorità portuale ha una sua politica del porto e del waterfront, l’Autorità marittima un’altra, il Comune un’altra ancora e così via. In assenza di un coinvolgimento, le associazioni e i comitati faranno sempre battaglie di contrapposizione e i cittadini andranno sempre meno a votare. L’aspetto più preoccupante dell’attuale fase politica vibonese è che la democrazia si è inceppata: non c’è confronto di idee, non c’è dialogo, ma solo logiche di schieramento. Il territorio vibonese, uscito da una deindustrializzazione che ha lasciato molte ferire aperte, non ha ancora una vocazione chiaramente delineata. Molto deve crescere, dal rilancio del settore commerciale, ai cantieri della nautica da diporto, rigenerazione urbana, spazi pubblici, trasporto pubblico, turismo culturale, nuove specializzazioni produttive, un piano di lavoro per i giovani. In poche parole, ci si aspetta che la scelta cada su una figura che non rimanga vittima della rigida macchina comunale e che riesca a traghettare Vibo dalla “città che vorrei” alla “città che verrà”.

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Lacnews24.it
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