La difficile situazione in cui versano gli enti pubblici locali

Le scelte sbagliate della partitocrazia e i vincoli imposti dalle normative in materia di finanza pubblica rendono sempre più difficile amministrare le piccole realtà. A farne le spese i sindaci, in equilibrio tra patto di stabilità e casse sempre più vuote.

Le scelte sbagliate della partitocrazia e i vincoli imposti dalle normative in materia di finanza pubblica rendono sempre più difficile amministrare le piccole realtà. A farne le spese i sindaci, in equilibrio tra patto di stabilità e casse sempre più vuote.

Informazione pubblicitaria

In un momento come quello attuale la necessità di un riordino degli enti locali dovrebbe far riflettere la politica sulle reali capacità delle piccole amministrazioni comunali, ormai abbandonate a se stesse, di risalire la china in un sistema devastato dalle scelte sbagliate di una partitocrazia cialtrona e autoreferenziale, attenta soltanto esclusivamente ad autorigenerarsi su proprie rendite di posizione. La barca amministrativa va. Pur disseminata di falle in cui si passa più tempo a svuotare l’acqua imbarcata che a programmare il viaggio. Chi è più attento alle problematiche amministrative di un ente e non distratto da dinamiche svilenti, di pennacchio e beghe di basso cabotaggio politico amministrativo, avrà notato la difficoltà che gli enti pubblici hanno ad adempiere alle diverse disposizioni legislative in atto per la riorganizzazione strutturale e operativa degli uffici e dei servizi.

Gli Enti vivono una stagione drammatica sia sul piano finanziario, sia sul piano organizzativo strutturale dei servizi da erogare ai propri cittadini. E’ di questi giorni la diffida da parte della Regione Calabria ai Comuni per il pagamento delle quote spettanti in materia di smaltimento dei rifiuti urbani, cifre enormi per alcune amministrazioni, mentre la Sorical, dopo i bei tempi in cui le amministrazioni pubbliche rappresentavano solo ed esclusivamente vacche da mungere, comunica che ad alcuni Enti verrà ridotta la portata di acqua erogata a causa dei grossi crediti contratti con i Comuni interessati non più in grado di esigere. Se a questo si somma poi il basso potere esattivo delle amministrazioni pubbliche, correlato al dissesto finanziario e al difficile momento economico finanziario storico dei contribuenti, il quadro è completo nella sua drammaticità.

Lo scenario appena descritto oggi richiede più che mai pensare oltre lo steccato di quelli che possono essere le proprie competenze territoriali di noi Sindaci condividendo le diverse problematiche amministrative e gestionali con i territori attigui, in altre parole facendo rete e sinergia comune. La sfida di noi amministratori è quella di mettere alla porta interessi settari localistici e di coalizione per una visione più ampia di quelle che possono essere le soluzioni alle istanze dell’intera collettività.

Il mancato rinnovamento del personale nonostante i pensionamenti, dovuto in particolare al patto di stabilità, ha inficiato in questi anni la possibilità per alcuni sindaci di avviare quel processo di riorganizzazione dei servizi e degli uffici necessario per attuare quel percorso virtuoso di efficienza, economicità ed efficacia nell’amministrare la cosa pubblica. Alcuni progetti formativi regionali, ormai conclusi e non rinnovati, hanno aiutato molti comuni a colmare questi vuoti di personale e di formazione in ambito pubblico, necessari per le continue novità introdotte in termini di adempimenti e riorganizzazione degli enti.

Ben note le particolari carenze di figure specifiche in alcune aree comunali come quello finanziario, tecnico e di polizia municipale. Si ereditano nell’amministrazione pubblica modelli non più funzionali ed efficienti dove la mancanza di un rinnovamento del personale e le continue lacune formative di chi rimane, rendono vani l’impegno dei pochi dipendenti che ancora credono nel lavoro che fanno per poter adempiere a quelle che ormai con cadenza quotidiana sono le disposizioni normative a cui bisogna attenersi. Quale migliore occasione, quindi, come quella dell’attuale possibilità dell’accorpamento delle funzioni o dei servizi tra comuni che consentirebbero una riorganizzazione delle risorse umane, degli uffici e dei servizi con economie di scala e maggiore efficienza nell’azione amministrativa per non parlare poi della rotazione obbligatoria, degli incarichi ai responsabili dei servizi per una maggiore trasparenza come previsto dalla normativa anticorruzione.

Questo percorso irto di difficoltà, visto la materia trattata, rimane l’unica alternativa possibile per tentare di attuare un modello di amministrazione pubblica sostenibile. In questo la regione può e deve avere un ruolo importante avviando un riordino territoriale e incentivando un percorso guida e di aiuto economico a quei comuni che intendono percorrere insieme questa sfida. Molte regioni hanno da tempo avviato modelli che prevedono contributi associativi ai comuni per un costante adeguamento qualitativo dei servizi garantiti ai cittadini. Basta pensare alla regione Emilia-Romagna che fin dal 2001 ha avviato tali politiche tese a incentivare le gestioni associate tra enti con una dotazione finanziaria solo per il 2015 pensate di 8,5 milioni di euro. E intanto qui, dalle nostre parti, per il momento la barca va…

*sindaco di San Gregorio d’Ippona