Processo “Odissea” contro Giuseppe Accorinti: in aula i coniugi Grasso-Franzè

Il pm Iannazzo ha chiesto al Tribunale di Vibo la trasmissione alla Procura di copia della trascrizione delle dichiarazioni di Grasso per le valutazioni di competenza

Il pm Iannazzo ha chiesto al Tribunale di Vibo la trasmissione alla Procura di copia della trascrizione delle dichiarazioni di Grasso per le valutazioni di competenza

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Udienza “movimentata” oggi per il processo che vede imputato di usura ed estorsione ai danni dei coniugi Giuseppe Grasso e Francesca Franzè, il 59enne Giuseppe Accorinti, presunto boss di Zungri. Si tratta di uno stralcio dell’operazione “Odissea”, scattata nel settembre del 2006 su indagini della Squadra Mobile di Vibo ed il coordinamento della Dda di Catanzaro. Per una parte delle contestazioni rivolte ad alcuni imputati non hanno tuttavia retto le aggravanti mafiose e da qui la trasmissione degli atti alla Procura ordinaria di Vibo Valentia. Dopo l’accompagnamento coattivo deciso nella precedente udienza del 16 gennaio scorso, oggi in aula – dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo presieduto dal giudice Giulio De Gregorio – si sono presentati proprio i due coniugi. Il primo a deporre è stato Giuseppe Grasso il quale, rispondendo alle domande del pm Concettina Iannazzo, ha ripercorso le vicende che hanno portato sul banco degli imputati Giuseppe Accorinti. E’ stato tuttavia nel corso del controesame da parte degli avvocati Giuseppe Bagnato e Francesco Sabatino che la parte lesa ha reso delle dichiarazioni per le quali – prima della conclusione dell’udienza – il pm Iannazzo ha chiesto al Tribunale la trasmissione di copia della trascrizione della deposizione affinchè la Procura compia le valutazioni di competenza. Grasso ha infatti chiamato in causa altri soggetti, oltre all’imputato Accorinti, accennando ad alcuni episodi e situazioni sui quali spetterà ora alla Procura valutare il da farsi.

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Francesca Franzè, dal canto suo, nel corso della deposizione ha invece spiegato che dopo un prestito ottenuto da Giuseppe Accorinti avrebbero subìto – unitamente al marito, numerose minacce al fine di indurla a pagare gli interessi usurari. “Spesso – ha dichiarato in aula la Franzè – a riscuotere il denaro veniva Nicolino Mazzeo che diceva di essere mandato da Giuseppe Accorinti. Quest’ultimo in un’occasione si è presentato con una pistola che ha lasciato sul sedile dell’auto”. Tale circostanza è stata al centro di alcune domande poste alla parte offesa dall’avvocato Sabatino in quanto nel verbale agli atti del processo, e reso all’epoca dinanzi alla Squadra Mobile di Vibo, non vi è cenno alla presenza di armi nel corso degli incontri con Accorinti. “E’ contenuto in un altro verbale – ha dichiarato Francesca Franzè -. Io e mio marito questa circostanza l’abbiamo riferita alla Squadra Mobile. Accorinti ci ha rovinato la vita, ha fatto star male sia me che i miei figli con continue minacce nonostante la restituzione puntuale, da parte nostra, dei tassi di interesse ad usura”. I due coniugi, testimoni di giustizia, sono assistiti dall’avvocato Claudia Conidi.  Il presunto boss di Zungri, Giuseppe Accorinti (in foto), secondo l’accusa avrebbe in diverse circostanze elargito prestiti ad usura, per un totale di 60mila euro, ai coniugi Grasso-Franzè applicando un tasso di interesse mensile pari al 10%. Il secondo episodio contestato dalla Procura, risalente ad episodi iniziati nel 2001, vede invece Giuseppe Accorinti rispondere di usura ai danni di Giuseppe Grasso per un prestito complessivo di 100mila euro, con tassi di interesse mensili pari al 10%. L’accusa di estorsione, invece, si riferisce ad una serie di minacce di morte che Peppone Accorinti avrebbe rivolto all’imprenditore Giuseppe Grasso di Briatico in occasione di ogni mancato pagamento dei tassi usurari. Le presunte condotte estorsive coprono un arco temporale compreso fra il 2001 ed il 2005. 

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