Revocata confisca di un appartamento ritenuto nella disponibilità del boss Razionale

La Corte d’Appello restituisce l’immobile ad un 38enne di Piscopio. Non provata l’intestazione fittizia in favore del boss di San Gregorio d’Ippona

La Corte d’Appello restituisce l’immobile ad un 38enne di Piscopio. Non provata l’intestazione fittizia in favore del boss di San Gregorio d’Ippona

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La Corte d’Appello di Catanzaro (giudice Gabriella Reillo presidente), quale giudice dell’esecuzione, ha revocato la confisca di un appartamento e relativa pertinenza (cantina) sito a Roma in via Aurelia Antica ordinandone la restituzione ad Antonino La Bella, 38 anni, di Piscopio. L’immobile era stato ricondotto dall’accusa al boss di San Gregorio d’Ippona, Saverio Razionale. Il bene era stato confiscato dalla stessa Corte d’Appello di Catanzaro il 23 marzo 2014. Secondo l’accusa, l’appartamento era stato adibito a sede universitaria dal figlio di Saverio Razionale (circostanza ora smentita dalla Corte) ed era frequentato dalla moglie di quest’ultimo, Anna Ruffa, nei periodi di presenza della donna a Roma. Da alcune intercettazioni telefoniche sarebbe emerso che l’immobile risultava frequentato pure da Saverio Razionale per incontrare alcuni indagati dell’operazione Talea. L’appartamento era stato poi acquistato da Gregorio Ruffa, cognato di Saverio Razionale e trasferito – secondo l’accusa – a Giuseppe D’Angelo in data 7 dicembre 2005, in epoca prossima all’arresto di Saverio Razionale; successivamente, in data 11 novembre 2012 era stato venduto ad Antonino La Bella “ritenuto vicino a Razionale e solo in data 10 gennaio 2013 era stato stipulato un contratto di locazione fra La Bella e Razionale Francesco, figlio di Saverio. Da detti elementi, era stato dedotto che l’appartamento apparteneva ancora a Saverio Razionale e che l’intestazione ad Antonino La Bella fosse fittizia al fine di eludere la normativa relativa alle misure di prevenzione. 

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La Corte d’Appello di Catanzaro per giungere ora alla revoca della confisca, ha esaminato dei nuovi elementi portati alla luce dagli avvocati Francesco Stilo e Giovanni Puteri. In particolare, oltre alla capacità reddituale di Antonino La Bella, è stato portato all’attenzione dei giudici anche l’intero compendio intercettivo dell’operazione Talea dalla quale emerge la presenza di Saverio Razionale in via Arenula a Roma in diverse occasioni nel febbraio del 2009, ma non la certezza della presenza dello stesso Razionale proprio nell’appartamento di La Bella, all’epoca ancora di proprietà di D’Angelo (era infatti ricondotto a Razionale anche un appartamento posto sempre in via Arenula al civico 425 acquistato da “Alessandra Scriva – ritenuta persona interposta – nel dicembre 2008). Da tenere poi in considerazione che la difesa ha prodotto pure la decisione con la quale il Tribunale di Vibo Valentia, “Misure di Prevenzione”, il 25 settembre 2015 ha revocato sia le misure di prevenzione personali, quanto quelle patrimoniali, sul presupposto che la pericolosità sociale di Saverio Razionale è cessata nel 1995, avendo in quell’anno subito un tentato omicidio “che lo aveva indotto ad allontanarsi dall’associazione mafiosa dei Fiarè-Gasparro per la quale è stato condannato”. Per i giudici si è quindi dinanzi ad un “vuoto probatorio di elementi sintomatici di persistente adesione al sodalizio mafioso” da parte di Saverio Razionale, non risultando “carichi pendenti e negli ultimi 15 anni fattispecie di reato accertate con sentenze irrevocabili di condanna”. Sulla scorta di tali nuove prove, la Corte d’Appello di Catanzaro ha revocato la confisca dell’immobile che era stata disposta sulla scorta della sola informativa della Dia di Roma trasmessa alla Procura generale di Catanzaro.  LEGGI ANCHE: Violazione della sorveglianza speciale: assolto a Roma Saverio Razionale

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