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Emergono in conferenza stampa i primi elementi in relazione al movente che ha armato la mano del 43enne di San Calogero: ha sparato sui migranti perché avevano invaso il “suo” territorio

Cronaca

Il fermo di indiziato di delitto a carico di Antonio Pontoriero, 43enne commerciante di laterizi, è scattato sulla base di "solidi e comprovati elementi di colpevolezza" in relazione all’omicidio di Soumaila Sacko, 30enne del Mali, ucciso da un colpo di fucile a pallettoni la sera del 2 giugno all’ex fornace “La tranquilla” di San Calogero. I carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, guidati dal colonnello Gianfilippo Magro, con il comandante del Nucleo Operativo, Luca Romano, il maggiore Valerio Palmieri del Nucleo Investigativo, i militari dell'Arma della Compagnia di Tropea, Dario Solito, e della Stazione di San Calogero, coordinati dalla Procura di Vibo, con il prezioso supporto dei colleghi del Gruppo di Gioia Tauro, della Tenenza di Rosarno e della Stazione di San Ferdinando, si sono indirizzati fin da subito sulle tracce dell’uomo, considerato che lo stesso riteneva l’area in cui è avvenuto l’agguato mortale, confinante con una sua proprietà, “roba sua”, dove nessuno poteva accedere senza il suo consenso. Un precedente, in particolare, conferma, secondo i carabinieri del Comando provinciale vibonese - che questa mattina hanno illustrato in conferenza stampa i dettagli delle indagini - l’atteggiamento possessivo che il43enne di San Calogero esercitava sull’area. Il 5 maggio scorso, infatti, ai militari della locale Stazione veniva segnalato un prelievo di materiale, nello specifico lamiere, all’ex fornace. Intervenuti sul posto, i carabinieri sorprendevano proprio Pontoriero, il quale non sapeva fornire motivazioni circa la sua presenza nell’area già sottoposta a sequestro giudiziario nel 2011 e dove per anni sono stati stoccati rifiuti tossici.

Poi i fatti del 2 giugno. Quindi le testimonianze dei compagni di Sacko, con la descrizione della dinamica della sparatoria, dell’auto e delle fattezze fisiche dell’omicida; l’acquisizione delle immagini delle videocamere di sorveglianza della zona. Elementi che hanno reso immediato, per i carabinieri, il collegamento con Pontoriero, individuato come presunto responsabile dell’azione di fuoco. Immediato quindi il sequestro della Panda bianca in uso al 43enne e dei suoi indumenti. Oggetti sui quali il Ris di Messina ha effettuato e sta ancora affettuando specifici accertamenti tecnici irripetibili nell’ambito delle indagini che proseguono al fine di ottenere un quadro il più possibile completo. Pontoriero, nipote dell’ex guardiano della “fabbrica dei veleni”, avrebbe esploso quattro colpi di fucile all’indirizzo dei giovani migranti (giunti sul posto in bicicletta per recuperare le “sue” lamiere da utilizzare nella tendopoli di San Ferdinando) direttamente dal suo terreno, confinante con l’ex fornace che considerava territorio di sua proprietà. Dove nessuno tranne lui, nella sua concezione distorta, aveva diritto ad accedere e ad attingere. "Abbiamo dato una risposta immediata ad un grave fatto di sangue, avvenuto in un territorio difficile ma controllato dall’Arma che è riuscita tempestivamente a risalire all’autore del fatto di sangue grazie alla perfetta sinergia fra i comandi provinciali di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Già la sera dell’omicidio abbiamo effettuato dei sequestri importanti ed ulteriori accertamenti sono in corso da parte dei carabinieri del Ris”. E’ quanto spiegato dal comandante provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia, Gianfilippo Magro, in relazione all’arresto di Antonio Pontoriero nel corso della conferenza stampa. “Abbiamo riscontri precisi - ha spiegato il colonnello - grazie alle dichiarazioni testimoniali dei compagni di Sacko e grazie alle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza. Perfetta è stata la sinergia fra la Tenenza di Rosarno, i carabinieri della Stazione di San Calogero e della Stazione di San Ferdinando, sede della tendopoli dove dimorava Sacko Soumila. La Procura di Vibo ha ravvisato per Antonio Pontoriero il pericolo di fuga e da qui il fermo di indiziato di delitto”. La convalida del fermo è prevista per domani da parte del gip del Tribunale di Vibo Valentia.

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