Niente scorta alla Scarpulla, alta tensione in Prefettura a Vibo (VIDEO)

La madre della vittima dell’autobomba di Limbadi Matteo Vinci e l’avvocato De Pace tentano di forzare l’ingresso dell’Ufficio territoriale di Governo a calci e pugni. Malore per la donna soccorsa dal 118

La madre della vittima dell’autobomba di Limbadi Matteo Vinci e l’avvocato De Pace tentano di forzare l’ingresso dell’Ufficio territoriale di Governo a calci e pugni. Malore per la donna soccorsa dal 118

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Rosaria Scarpulla soccorsa dai sanitari
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Alta tensione in questi minuti alla Prefettura di Vibo Valentia dove Rosaria Scarpulla, madre del 42enne Matteo Vinci ucciso il 9 aprile scorso dall’autobomba esplosa in località Macrea a Limbadi, accompagnata dall’avvocato Giuseppe Antonio De Pace, si è nuovamente recata per chiedere di essere scortata fino a Palermo e recuperare il marito Francesco Vinci, rimasto gravemente ferito nell’esplosione e in via di dimissioni dall’ospedale del capoluogo siciliano. Scarpulla e De Pace, che già nel pomeriggio di ieri, nell’immediatezza dei fermi a carico di sei componenti della famiglia Di Grillo-Mancuso, indicati dai due come responsabili dell’uccisione e del ferimento dei Vinci, avevano inscenato una protesta chiedendo di essere ricevuti dal prefetto facente funzioni, Eugenio Pitaro, hanno ribadito la richiesta arrivando addirittura a tentare di forzare l’ingresso colpendo con calci e pugni la porta al piano terra dell’Ufficio territoriale del governo. Subito dissuasi dai presenti, tra cui gli agenti della Digos, con il dirigente Antonio Lanciano, e i giornalisti accorsi a documentare il nuovo appello, i due sono stati così ricondotti a più miti consigli. La signora Scarpulla ha accusato un lieve malore e per questo motivo è stata chiamata un’ambulanza del 118

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La madre di Matteo Vinci ha riferito di aver a lungo parlato, nella giornata di ieri, con il marito e che lo stesso le avrebbe espresso il desiderio di fare pronto ritorno a Limbadi, sentendosi “prigioniero” nel nosocomio e di “non resistere oltre in quella condizione”. Lo stesso sarebbe ancora ignaro della sorte toccata al figlio. Per questi motivi la donna ha ribadito con forza la richiesta di essere accompagnata in Sicilia da una scorta, sentendosi peraltro minacciata da “giannizzeri” (come li ha definiti) anche dopo gli arresti dei presunti responsabili dell’autobomba, aggiungendo ancora di non avere le risorse economiche per affrontare autonomamente il viaggio. La stessa Scarpulla è stata raggiunta telefonicamente, nei minuti della protesta in Prefettura, anche da don Ennio Stamile, referente regionale di Libera, già protagonista di un serrato botta e risposta a distanza con l’avvocato De Pace. Stamile le avrebbe offerto il proprio sostegno concreto in ordine alle richieste di aiuto da lei ripetutamente formulate.

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