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Condannato in primo grado dal Tribunale di Vibo, il capo dell’omonimo clan di San Gregorio d’Ippona evita la condanna in appello

Cronaca

Scatta il non doversi procedere per intervenuta prescrizione in Appello per il boss di San Gregorio d’Ippona, Rosario Fiarè, 70 anni. In primo grado era stato condannato dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia ala pena di un anno e tre mesi per il reato di appropriazione indebita. Secondo l’accusa, Rosario Fiarè avrebbe indebitamente percepito contributi comunitari agricoli dall’Agea mediante l’omissione di informazioni dovute e obbligatorie, ed in particolare la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per tre anni con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, ostative della concessione di contributi pubblici per un importo complessivo di quasi 14mila euro per gli anni dal 2005 al 2008 con l’aggravante della recidiva reiterata infraquinquennale. La Corte d’Appello di Catanzaro, atteso il decorso del tempo dalla commissione del reato, ha dichiarato per Rosario Fiarè - difeso in secondo grado dall’avvocato Francesco Stilo - il non luogo a procedere per prescrizione del reato. Rosario Fiarè, già condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa quale capo e fondatore dell’omonimo clan della ‘ndrangheta di San Gregorio d’Ippona, si trova attualmente detenuto nel carcere di Torino. 

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