domenica,Aprile 18 2021

Omicidio Canale, il rifiuto di Bono e lo scambio di killer tra Vibonese e Reggino (VIDEO)

Dalle carte dell’operazione sul delitto di Gallico emerge un intreccio di sicari a buon mercato arruolati nella faida tra Patania e Piscopisani e nei regolamenti di conti in riva allo Stretto

Omicidio Canale, il rifiuto di Bono e lo scambio di killer tra Vibonese e Reggino (VIDEO)

«Mi avevano proposto 14mila euro, io gli ho detto di no». Così il pentito DanieleBono. Anche lui era stato contattato da “cumpari Turi”, ovvero SalvatoreCallea, il reclutatore di killer per conto dei clan in guerra. A Gallico c’era da ammazzare PeppeCanale per vendicare l’uccisione del boss DomenicoChirico. Originario di Oppido Mamertina, sistematosi nel Viterbese, Callea era stato scomodato dai mafiosi di Gallico entrati in guerra già prima che a Vibo e dintorni deflagrasse la faida nella quale, su impulso di PantaleoneMancuso alias “Scarpuni”, prestò servizi e sicari ai Patania contro il clan dei Piscopisani. (L’articolo prosegue sotto la pubblicità)

Bono, uomo dei Patania, il cui pentimento segnò una svolta nelle indagini sul bagno di sangue di cui fu teatro il Vibonese, all’epoca rifiutò l’offerta di Callea. E la rifiutarono pure i due killer dei Balcani ingaggiati da Callea che invece spararono nella faida tra i Patania e i Piscopisani: Arben Ibrahimi e VasviBeluli, anche loro oggi dei collaboratori di giustizia. Accettarono invece di assassinare Canale, per soli diecimilaeuro da saldare a rate, CristianLoielo e NicolaFigliuzzi, quest’ultimo pentito reo confesso di una batteria d’assassini. 

Un intreccio di killer arruolati a buon mercato nei bassifondi del crimine quello che emerge dalle carte dell’operazione che ha fatto luce sull’agguato che nell’agosto 2011 costò la vita a Peppe Canale. Un’indagine dalla quale viene solo lambito, ma non indagato, un altro presunto killer, SebastianoMalavenda, la spalla di Vasvi Beluli nell’agguato che il 7 luglio 2012, sulla spiaggia di Vibo Marina, provocò la morte di DavideFortunaLo chiama in causa Ibrahimi come compartecipe al delitto Canale, ma la sua ricostruzione viene smentita dal reo confesso Figliuzzi. Ibrahimi rivela però un’altra circostanza: a portare Malavenda da Reggio a Vibo, per sparare nella faida tra i Patania e i Piscopisani, sarebbe stato NinoCrupi, il genero del defunto boss di Gallico Domenico Chirico. Scambio di favori tra clan, anche questo.

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