Comune Briatico: tre ex amministratori dichiarati incandidabili

E’ la conseguenza dello scioglimento dell'amministrazione Prestia per infiltrazioni mafiose nel 2012. Respinta richiesta per Niglia che rispondeva però solo quale ex consigliere di minoranza

E’ la conseguenza dello scioglimento dell'amministrazione Prestia per infiltrazioni mafiose nel 2012. Respinta richiesta per Niglia che rispondeva però solo quale ex consigliere di minoranza

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La Corte d’Appello di Catanzaro, sezione civile, pronunciandosi in sede di rinvio ad opera della Cassazione, ha confermato l’incandidabilità di tre ex amministratori del Comune di Briatico sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2012 ed all’epoca guidato dal sindaco Francesco Prestia. Dichiarati incandidabili l’ex vicesindaco Massimo La Gamba e gli ex assessori comunali Domenico Marzano e Gennaro Melluso, ritenuti responsabili con i loro atti e comportamenti dello scioglimento. L’ex sindaco Prestia non aveva invece appellato il verdetto di primo grado. Nessuna incandidabilità, invece, per l’allora consigliere comunale di minoranza Andrea Niglia (si era dimesso il 19 marzo 2011) e Milena Grillo, ex consigliere di maggioranza per la quale non basta il solo fatto che il coniuge “presta servizio dal 2001 in società riconducibili ad Accorinti Antonio”. Gli organi elettivi del Comune erano stati sciolti per infiltrazioni mafiose il 24 gennaio 2012 e tale decisione è stata poi confermata dal Tar del Lazio. In ordine all’ex sindaco Francesco Prestia, il Tribunale di Vibo aveva sottolinea come lo stesso fosse stato assessore al bilancio nell’amministrazione dell’ex sindaco Costantino Massara, anche questa sciolta per mafia nel marzo 2003, mentre il collegamento “diretto” fra la sua figura e “la criminalità organizzata” lo si desumerebbe dal fatto, fra le altre cose, che “all’indomani della sua vittoria elettorale, numerosi soggetti censiti penalmente come Vincenzo Accorinti e Fausto Arena intonarono ad alta voce lo slogan “I padroni di Briatico siamo noi”. Francesco Prestia non aveva appellato il verdetto di incandidabilità. Quanto all’ex assessore Domenico Marzano, per i giudici risulta legato da “stretta amicizia con Antonino Accorinti”, lo stesso avrebbe riaperto senza “sopravvenute esigenze di interesse pubblico” l’iter di adozione del “piano spiaggia”, con i nuovi indirizzi definiti in una riunione con il tecnico del Comune e “Accorinti, il quale partecipava attivamente condizionando le valutazioni dell’amministrazione”. L’ex vicesindaco Massimo La Gamba, già consigliere di maggioranza nella consiliatura del 2003 sciolta per mafia, secondo i giudici avrebbe invece chiesto alla cooperativa che gestiva il servizio di scuolabus l’assunzione di quattro persone, due delle quali collegate “agli ambienti delinquenziali locali da stretti vincoli familiari”, ottenendo poi l’assunzione “di persona legata da parentela con il consigliere Spasaro Graziano, quest’ultimo marito della figlia di noto pregiudicato”. All’ex assessore Gennaro Melluso – legato da “amicizia e frequentazione con Antonio Accorinti, testimone di nozze di Melluso” – vengono infine addebitati atti di gestione finanziaria irregolari con l’iscrizione in bilancio di crediti inesistenti. Tali condotte, oltre che a Melluso, sono state addebitate dal Tribunale anche all’ex sindaco Prestia che ha nominato un “cugino di Melluso” all’Ufficio finanziario del Comune unitamente ad altro dipendente. Melluso e Prestia avrebbero quindi approvato bilanci di previsione in “presenza di debiti fuori bilancio”. Tali ex amministratori dovranno scontare un turno di incandidabilità nelle prossime elezioni regionali, provinciali e comunali nel proprio Comune. E’ stato invece respinto l’appello del Ministero dell’interno che chiedeva l’incandidabilità anche per Andrea Niglia, all’epoca semplice consigliere comunale di minoranza dimessosi il 19 marzo 2011. Per i giudici, Niglia (difeso dall’avvocato Antonello Fuscà) proprio perché consigliere di minoranza non ha responsabilità per lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del 2012 dell’amministrazione Prestia, e non basta per dichiararne l’incandidabilità “il rapporto il rapporto di coniugio con la figlia di Bonavita Rosamaria, già consigliera comunale dell’amministrazione disciolta nel marzo del 2003 e nipote – scrivono i giudici – di Bonavita Francesco Giuseppe ritenuto sodale del pregiudicato Accorinti Nino”. Per Niglia, dunque, nessun turno di incandidabilità da scontare in relazione allo scioglimento del Consiglio comunale del 2012. Nel 2014, invece, Andrea Niglia è stato eletto sindaco di Briatico con una lista unica e nell’ottobre dello stesso anno è divenuto presidente della Provincia di Vibo. L’8 maggio scorso, però, il Consiglio comunale di Briatico è stato di nuovo sciolto per infiltrazioni mafiose (questa volta addebitate all’amministrazione Niglia) ed a seguito di ciò, Andrea Niglia dichiarato decaduto pure da presidente della Provincia di Vibo. Prefettura di Vibo ed il Ministero dell’Interno dovranno quindi ora avanzare – ai sensi della legge antimafia – una nuova richiesta di incandidabilità nei confronti di Niglia, questa volta quale ex sindaco. Lo stesso Niglia, infine, il 31 luglio scorso è stato condannato a due anni (pena sospesa) per corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose (agevolazione del clan Accorinti di Briatico) nel processo “Costa pulita”. Quale pena accessoria è stato pure condannato a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici ed al risarcimento, in solido con altri imputati condannati, nei confronti delle costituite parti civili: Regione Calabria, Provincia di Vibo e Alilacco – Sos Impresa”.  

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