Comune di Ricadi: i motivi alla base dell’incandidabilità dell’ex sindaco e dell’ex assessore

La sentenza della Corte d’Appello svela gli addebiti riconosciuti in capo a Pino Giuliano e Giuseppe Di Tocco che hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose

La sentenza della Corte d’Appello svela gli addebiti riconosciuti in capo a Pino Giuliano e Giuseppe Di Tocco che hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose

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Ha trovato conferma nella sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro (sezione civile) la richiesta di incandidabilità (dal passaggio in giudicato del verdetto) per un turno elettorale avanzata dal Ministero dell’Interno nei confronti dell’ex sindaco del Comune di Ricadi, Pino Giuliano, e dell’ex assessore ai Lavori pubblici della stessa giunta, Giuseppe Di Tocco, ritenuti entrambi responsabili con le proprie condotte dello scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune di Ricadi commissariati nel febbraio del 2014. Secondo i giudici, nell’amministrazione Giuliano “emerge un quadro complessivo di cattiva amministrazione e di permeabilità agli interessi privati e, segnatamente, di esponenti della locale cosca o di soggetti alla stessa contigui – viene rimarcato in sentenza – con particolare riferimento ai lavori pubblici che non può essere ascritta esclusivamente al mal funzionamento dell’apparato burocratico, bensì a carenze nell’esercizio dei poteri di indirizzo politico e di programmazione, nonché alla violazione dell’obbligo di vigilanza da parte degli organi politici sui risultati dell’attività di gestione, anche tenuto conto delle modeste dimensioni del Comune di Ricadi che, secondo logica ed esperienza, consentivano a sindaco ed assessore di essere a conoscenza delle disfunzioni in atto e di come le stesse si traducessero in vantaggi anche per soggetti riconducibili alla delinquenza locale, senza che venisse presa alcuna iniziativa, politica ed amministrativa, del sindaco e dell’assessore ai lavori pubblici, volta a contrastare il fenomeno del condizionamento mafioso e ad evidenziare l’indisponibilità dell’amministrazione comunale a soddisfare gli interessi della criminalità mafiosa”. Tale elementi, secondo la Corte d’Appello di Catanzaro, fanno propendere per l’esistenza di “specifiche responsabilità di tali amministratori nella situazione di condizionamento dell’amministrazione comunale da parte della criminalità organizzata che ha determinato lo scioglimento del Consiglio comunale tale da alterare il corretto svolgimento delle funzioni burocratiche-amministrative dell’ente”. Da qui l’accoglimento della proposta del Ministero dell’Interno per l’ex sindaco Pino Giuliano e l’ex assessore Di Tocco “ravvisandosi in capo agli stessi condotte di compiacenza, perdurante noncuranza, inerzia, lassismo e – rimarcano i giudici – colpevole tolleranza che hanno reso l’amministrazione comunale permeabile ai condizionamenti mafiosi, creando i presupposti per lo scioglimento”. Il resto della sentenza non fa che ripercorrere le risultanze della relazione di scioglimento degli organi elettivi del Comune di Ricadi (elargizioni a soggetti controindicati, affidamento diretto da parte del sindaco di incarichi a professionisti esterni all’amministrazione comunale che in materia urbanistica erano vicini alla criminalità, affidamento di lavori a ditte colpite da interdittive, Piano spiaggia, concessioni demaniali nei confronti di gente che non aveva versato i canoni, ecc.) ritenendo i due ex amministratori responsabili per “gravi violazioni dei doveri di imparzialità, trasparenza, direttiva, impulso e vigilanza”, con un quadro di “degrado amministrativo nel Comune di Ricadi, determinato ed alimentato dal clima di condizionamento mafioso, favorito da scelte amministrative riguardanti il settore delle opere pubbliche che fanno desumere – scrivono ancora i giudici in sentenza – una debole condizione di legalità all’interno dell’amministrazione”. Una condizione di “degrado e compiacenza” verso i clan che deve quindi “addebitarsi a Giuliano e Di Tocco quali sindaco ed assessore e direttore dell’ufficio tecnico, nonché entrambi membri della giunta comunale oltre che fautori di scelte amministrative contraddittorie rispetto alle linee politiche di trasparenza promesse in campagna elettorale e contrarie al buon andamento ed all’imparzialità dell’attività amministrativa”. Dall’attività degli investigatori antimafia è inoltre emerso “in maniera molto chiara – sottolinea la Corte d’Appello – il pervicace impegno da parte della cosca Mancuso nel sostenere la lista capeggiata da Giuliano”. Ex sindaco (in foto) che avrebbe anche assunto “un familiare del capo indiscusso della locale ‘ndrina presso una struttura turistica di cui è titolare”. 
La decisione della Corte d’Appello di Catanzaro finisce per interessare anche l’Antimafia che già si è interessata al “caso Ricadi” nel 2016 convocando a Roma in Commissione parlamentare antimafia (presieduta all’epoca da Rosy Bindi) l’attuale sindaco Giulia Russo. La lista “Ricadi rinasce” presentata per le elezioni del 15 e 16 maggio 2011 e che vedeva candidato alla carica di sindaco proprio Pino Giuliano aveva infatti due delegati di lista (o “presentatori” che dir si voglia): uno è stato poi candidato a sindaco nel 2016 contro Giulia Russo e la sua lista (definita “civetta”) ha di fatto permesso alla compagine dell’attuale primo cittadino di superare il quorum per rendere valido il turno elettorale. L’altro delegato di lista di Pino Giuliano, invece, è stato anche il primo delegato della lista “Ricadi bene comune” che ha candidato a sindaco Giulia Russo, attuale primo cittadino. Da ricordare, infine, che il ricorso in sede amministrativa contro lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale di Ricadi e per il ripristino dell’amministrazione Giuliano (scioglimento confermato poi da Tar e Consiglio di Stato) era stato presentato da Pino Giuliano, Michele Mirabello (attuale consigliere regionale del Pd), Francesco Giuliano, Vera Carone, Francesco Pantano, Giuseppe De Carlo, Francesco Mazzitelli, Nicola Tripodi, Mercurio De Carlo.

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