Comune di San Gregorio d’Ippona: i motivi del commissariamento per mafia

La relazione di scioglimento degli organi elettivi ricostruisce gravi irregolarità nella gestione dell’ente che hanno favorito l’infiltrazione dei clan. Rilievi di un certo peso pure sugli amministratori

La relazione di scioglimento degli organi elettivi ricostruisce gravi irregolarità nella gestione dell’ente che hanno favorito l’infiltrazione dei clan. Rilievi di un certo peso pure sugli amministratori

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Sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, accanto al decreto del presidente della Repubblica, le relazioni del ministro dell’Interno, Marco Minniti, e del prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, che hanno portato allo scioglimento degli organi elettivi del Comune di San Gregorio d’Ippona per infiltrazioni mafiose. La Commissione di accesso agli atti – composta dal viceprefetto Silvana Merenda, dal capitano della Compagnia carabinieri di Vibo, Piermarco Borettaz, dall’ufficiale della Guardia di finanza di Vibo, Rocco Petracca, ai quali membri si è poi aggiunto il tenente colonnello della Guardia di finanza, Michele Conte, in servizio alla Dia di Catanzaro – ha rilevato molteplici elementi per stilare una relazione che ha portato allo scioglimento degli organi elettivi del Comune di San Gregorio d’Ippona, rinnovati nelle elezioni amministrative del 25 maggio 2014. Innanzitutto viene spiegato che il primo cittadino, Michele Pannia, e tre consiglieri comunali annoverano vincoli familiari con esponenti dell’amministrazione comunale già sciolta per infiltrazioni mafiose nel 2007. Sei consiglieri di maggioranza in carica sono inoltre risultati “legati da vincoli familiari diretti o indiretti con soggetti pregiudicati e contigui a consorterie criminali locali”. Una “fitta rete di rapporti di parentela e affinità” lega inoltre “diversi membri degli organi elettivi e dell’apparato burocratico del  Comune – alcuni dei quali con pregiudizi penali – a persone controindicate ovvero ad elementi dei sodalizi territorialmente egemoni. Rapporti di natura analoga – rimarca il ministro Marco Minniti –  sono stati riscontrati nei confronti di alcuni professionisti assegnatari di incarichi comunali, tra i quali un soggetto condannato per un omicidio commesso nel 1979 nell’ambito della faida allora in atto tra due sodalizi rivali. 

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Viene poi ricordata la vicenda che ha interessato il sindaco Michele Pannia, risultato “cointestatario di un immobile a San Gregorio d’Ippona”, utilizzato “come propria abitazione principale da un personaggio di vertice” del clan Fiarè-Razionale. Secondo la ricostruzione della Dia di Roma, “agli inizi degli anni ’80 il predetto immobile, in assenza di un formale atto di compravendita, è stato di fatto ceduto dall’allora proprietario – padre del sindaco – ad un soggetto a sua volta stretto parente” di tale elemento di spicco del clan che “ne ha poi assunto la piena disponibilità”. Per il ministro dell’Interno “riveste carattere sintomatico il fatto che il sindaco, diventato comproprietario dell’immobile fin dal 1990 per successione ereditaria, non si è mai concretamente attivato per far cessare la descritta situazione di sostanziale intestazione fittizia del cespite ed il conseguente pregiudizievole collegamento con una figura apicale della locale criminalità organizzata”.  Diverse le criticità riscontrate nell’attività gestionale dell’ente. Come nel caso dei lavori di realizzazione di un impianto sportivo aggiudicati con il criterio del prezzo più basso a seguito di una gara di appalto a procedura aperta indetta con determinazione del responsabile dell’area tecnica a settembre 2015. La commissione di accesso agli atti ha “rimarcato le anomalie e le illegittimità della procedura, in particolare la circostanza che l’amministrazione comunale – dopo avere risolto il rapporto negoziale con la società aggiudicataria per grave inadempimento – con contratto stipulato a novembre 2016  ha provveduto ad affidare i lavori all’impresa classificatasi terza nella graduatoria della gara di appalto, senza avere preventivamente interpellato la ditta classificatasi seconda”. In relazione a tale vicenda, vengono “stigmatizzati i rapporti di parentela che legano uno dei soci di tale impresa al vicesindaco”, Saverio Curello,  ed al “responsabile dell’area tecnica”. Il  prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, ha segnalato inoltre i collegamenti emersi tra l’impresa in parola ed un’altra ditta – nella cui compagine societaria figurava, fino a settembre dello scorso anno, anche un consigliere comunale  – destinataria a marzo 2016 di un’interdittiva antimafia poi confermata anche in sede giurisdizionale. 

Negli affidamenti diretti di lavori, servizi e forniture, sono state poi riscontrate “gravi e reiterate irregolarità quali l’omesso espletamento di ricerche di mercato ed il mancato ricorso sia al mercato elettronico della pubblica amministrazione, sia a procedure comparative in ordine alla convenienza economica dei corrispettivi richiesti dalle imprese affidatarie”. Da tale modus operandi hanno “tratto vantaggio anche ditte vicine ad ambienti malavitosi”, con l’amministrazione comunale che ha “omesso di svolgere accertamenti antimafia”. Per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, le risultanze dell’accesso agli atti hanno “attestato che a settembre e novembre 2017 il servizio di raccolta differenziata è stato espletato – anzichè dalla società affidataria del servizio con i propri mezzi – per il tramite di veicoli di proprietà di un consigliere comunale successivamente dimissionario, parente di un esponente della ‘ndrangheta locale e titolare di una ditta individuale destinataria, a dicembre 2017, di un provvedimento di diniego nella c.d. white list nonchè a gennaio 2018 di un’informativa interdittiva”. 

Passando al diffuso abusivismo edilizio, per Ministero e Prefettura di Vibo l’amministrazione comunale targata Pannia è rimasta “sostanzialmente inerte, omettendo di svolgere le dovute azioni di controllo e contrasto”. Dal 2014 al 2017  l’attività finalizzata all’accertamento dei fenomeni in questione è stata svolta quasi totalmente su iniziativa dei carabinieri, facendo emergere l’esistenza di manufatti “realizzati in assenza dei prescritti titoli abilitativi riconducibili a persone vicine a figure di primo piano delle consorterie radicate nel territorio”. 

Criticità anche nella gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata tra cui un immobile “trasferito al patrimonio indisponibile dell’ente fin da luglio 2015 e ad oggi in totale stato di abbandono”. Nel settore tributario si è infine registrata un’elevata evasione ed una “scarsa incisività nel recupero coatto delle somme non versate dai contribuenti, ivi comprese quelle dovute dagli amministratori e da soggetti  ritenuti organici/vicini” ai clan locali. 

La situazione complessiva riscontrata nell’amministrazione comunale di San Gregorio d’Ippona ha così portato ad uno “svilimento e ad una perdita di credibilità dell’istituzione locale” e da qui lo scioglimento per infiltrazioni mafiose ed il commissariamento per 18 mesi. Numerosi restano infine gli episodi ed i collegamenti ricostruiti dalla Commissione di accesso agli atti nella propria relazione i cui contenuti sono ancora in parte coperti da segreto. 

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