La masso-mafia dei “Sacrati sulla spada” da Vibo Valentia al Vaticano

E’ Cosimo Virgiglio di Rosarno, vicino al clan Molè di Gioia Tauro, il pentito che sta aiutando i magistrati a far luce sulla massoneria deviata nel Vibonese

E’ Cosimo Virgiglio di Rosarno, vicino al clan Molè di Gioia Tauro, il pentito che sta aiutando i magistrati a far luce sulla massoneria deviata nel Vibonese

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“Nelle competizioni elettorali i candidati massoni venivano appoggiati dagli appartenenti segreti chiamati Sacrati sulla Spada ovvero criminali che facevano catalizzare su di loro un cospicuo pacchetto di voti”. E’ Cosimo Virgiglio, 52 anni, imprenditore di Rosarno attivo nell’import-export (in foto), vicinissimo al defunto boss di Gioia Tauro, Rocco Molè, ucciso nel 2008, il collaboratore di giustizia che sta svelando scenari del tutto inediti nel rapporto fra ‘ndrangheta e massoneria. Parte delle sue nuove dichiarazioni sono state prodotte dalla Dda di Catanzaro nell’inchiesta “Costa pulita” per rafforzare l’accusa nei confronti dei clan di Briatico, in un segmento di indagine che vede imputato pure il sindaco, Andrea Niglia, attuale presidente della Provincia di Vibo. Altra parte è stata invece acquisita dai magistrati della Dda di Reggio Calabria nell’ambito di altre inchieste.

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“I Sacrati sulla Spada sono persone con un certo rispetto criminale che hanno bisogno di mettere i soldi al sicuro a Roma. E’ un sistema allargato – spiega Virgiglio – composto da massoni e ‘ndranghetisti che devono garantire alla componente massonica, fortemente politicizzata, la gestione dei flussi elettorali”. Un sistema, a detta del pentito, perfettamente funzionante anche nel Vibonese, perché “Vibo Valentia – racconta Virgiglio – è da sempre l’epicentro sia della massoneria legale, quanto di quella deviata”. Un “mondo” che i magistrati, a distanza di oltre 20 anni dall’inchiesta dell’allora procuratore di Palmi, Agostino Cordova, stanno ora provando a decifrare in tutte le sue componenti. 

Virgiglio racconta di essere entrato nella massoneria nei primi anni ‘90. “Io frequentavo l’università di Messina – dichiara il pentito – e per la verità iniziai a frequentare il Rotary. Il Rotary era un trampolino di lancio per entrare nel Goi. Il tempio di Messina che si trovava nella zona del Papardo”. Virgiglio entra così a far parte, con il grado di apprendista, di una loggia del Goi con sede a Messina.  “Nel 92/93 arrivò però a Messina, da Reggio Calabria, la soffiata su di un’indagine sulla massoneria – spiega Virgiglio – condotta da Agostino Cordova”. Le iscrizioni alla loggia di Virgiglio e compagni spariscono così “nottetempo” ed è in questo periodo che – stando al suo racconto – sarebbe avvenuta l’adesione al “Sacro Sepolcro”, un’associazione che il pentito descrive come una “costola dell’Ordine Equestre del Sacro Sepolcro che ha sede all’interno dello Stato Vaticano”. Virgiglio dichiara quindi di essere stato “sacrato fra il ’97 ed il ’98 nella chiesa di Sant’Anna all’interno del Vaticano” per poi riemergere nella massoneria legale nel 2002 a Vibo Valentia attraverso “la Gran Loggia Garibaldina d’Italia”.

Virgiglio racconta però di non aver mai conosciuto personalmente l’attuale sindaco di Briatico, Andrea Niglia, di 11 anni più piccolo di età, il cui nome infatti non lo ricorda e gli viene fatto nel corso dell’interrogatorio dal pm Camillo Falvo. “Lo volevano tegolare in pratica”, dichiara il pentito riferendosi a Niglia, cioè “studiare” per vedere se degno di entrare a far parte della massoneria a Messina. Un racconto, quello di Virgiglio che Andrea Niglia – da noi contattato –smentisce dichiarando di non aver mai fatto parte di alcuna loggia massonica a Messina, di non conoscere Virgiglio e di essersi iscritto all’università nel novembre del 1995 per poi ricevere i primi incarichi quale assistente all’Università di Messina nel 2000. “Una parentesi della mia vita quale iscritto nel 2002 alla regolare loggia Morelli del Goi di Vibo Valentia si è concluso nel 2008 – dichiara Niglia – e da quasi dieci anni non frequento più tale loggia che già all’epoca ho comunque frequentato pochissimo anche perché impegnato con il dottorato di ricerca a Messina in matematica finanziaria”.

Il verbale di Virgiglio, del resto, viene sì inserito nell’ambito di un segmento dell’inchiesta “Costa pulita” ma fa parte di ben altro procedimento penale che interessa personaggi del tutto diversi, del Vibonese e dell’intera Calabria, i cui nominativi sono infatti ancora coperti da Omissis.

“La componente di ‘ndrangheta – spiega ancora Virgiglio – mirava al consolidamento degli ingenti capitali sporchi, già formati, che andavano ricollocati sul mercato, anche estero, mediante strumenti evoluti, gestiti attraverso gli appartenenti alla massoneria. Ma quando io parlo di massoneria – conclude il pentito – non parlo di Grande Oriente d’Italia o di Gran Loggia o di Garibaldini o delle varie obbedienze, parliamo di massoneria per parlare del mondo di potere, quindi… di questo mondo di potere, all’epoca, faceva parte una fascia dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro”.

Anche nell’ordinanza dell’inchiesta “Mammasantissima” della Dda di Reggio Calabria i verbali di Virgiglio sono in larga parte coperti da omissis. I magistrati, infatti, sono ancora al lavoro per la ricerca di riscontri all’enorme deposito di documenti e fotografie trovato a “Villa Vecchia”, l’albergo di Monte Porzio Catone, nel Lazio, al quale erano interessati gli uomini del clan Molè di Gioia Tauro.

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