Massoneria e politica a Vibo: il silenzio dei partiti e il “rumore” fra la gente

Continua a far discutere la puntata di “Nemo” andata in onda giovedì su Rai Due. Le presenze in Consiglio comunale ed in giunta di iscritti alle logge smentiscono gli intervistati. Ed intanto spunta un nuovo pentito pronto a far “tremare” la città…

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Continua a far discutere la puntata di “Nemo” andata in onda giovedì su Rai Due. Le presenze in Consiglio comunale ed in giunta di iscritti alle logge smentiscono gli intervistati. Ed intanto spunta un nuovo pentito pronto a far “tremare” la città…

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E’ senza dubbio l’argomento del giorno. Se ne discute per le strade, nei bar ed in piazza. La puntata di “Nemo” andata in onda giovedì sera su Rai Due sulla massoneria, con il sindaco Elio Costa che è “caduto dalle nuvole” sulla presenza nella sua Giunta di iscritti alle logge massoniche e con il medico Giuseppe Messina che ha giustificato gli ultimi posti di Vibo in tutte le classifiche con la mancata presenza di massoni nei posti chiave (politica in primis), ha lasciato il segno.

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Innanzitutto perché i dati oggettivi smentiscono i due intervistati (e già solo questo basta ed avanza per rendere l’argomento al centro di diverse discussioni) e poi perché la “facoltà di non rispondere” di cui si è “avvalso” l’assessore Domenico Console in ordine alla sua iscrizione ad una delle logge del Goi, ha scatenato un dibattito pure all’interno alla stessa massoneria vibonese e calabrese in ordine alla sua opportunità.

Oltre a ciò, continua a far discutere l’acquisizione da parte della Commissione parlamentare antimafia di tutti gli elenchi degli iscritti al Grande Oriente d’Italia, ad iniziare proprio da quelli calabresi e vibonesi. Ma andiamo con ordine.

Consiglio di Stato e massoneria. Con sentenza del 6 ottobre 2003 il Consiglio di Stato ha stabilito che è legittima una legge regionale che impone ad un soggetto l’obbligo di comunicare l’appartenenza ad una loggia massonica ai fini del conferimento di un incarico pubblico.

I giudici di Palazzo Spada hanno affermato che tale obbligo non viola il diritto di riservatezza in quanto è correlato alla particolare posizione funzionale rivestita dal soggetto designato o nominato ad una pubblica funzione ed è giustificato da preminenti interessi pubblici e generali direttamente assistiti da garanzia costituzionale.

Gli stessi giudici amministrativi hanno inoltre precisato che il diritto alla riservatezza, pur integrando un aspetto di non secondaria rilevanza della protezione della persona, non è un valore assoluto che trova diretta tutela nella Carta costituzionale vigente come bene primario ed inviolabile ed è destinato perciò a soccombere di fronte al principio di buon andamento dell’amministrazione, postulato a livello costituzionale dell’art. 97.

Come dire: prima vengono l’interesse pubblico e la trasparenza perchè postulati dalla Costituzione e poi, e solo poi, il diritto alla riservatezza. Allo stato manca in Calabria una legge regionale capace di obbligare gli iscritti alla massoneria a dichiarare la loro appartenenza ad una loggia quando assumono incarichi pubblici. Ma può bastare tale assenza per giustificare la mancata comunicazione al sindaco di Vibo, Elio Costa, dell’iscrizione a logge massoniche da parte dei suoi assessori? Il problema è tutto politico ed è legato alla qualità dell’azione politica di cui il primo cittadino ha inteso farsi garante con i cittadini che l’hanno votato. E’ normale che un sindaco non conosca l’iscrizione dei suoi assessori alle logge massoniche? E quanto tale mancata conoscenza può incidere sulla garanzia di un’azione amministrativa trasparente? Questi sono gli interrogativi, tutti politici, che la puntata di “Nemo” ha inevitabilmente aperto e di cui si discute a Vibo Valentia e dintorni e di cui continuerà a discutersi anche nelle prossime settimane.

Il tema “massoneria” a Vibo Valentia non può del resto per nulla essere trascurato da un sindaco che prima ancora è soprattutto un magistrato. Un magistrato che l’argomento “massoneria” ha dovuto affrontarlo nel 1994 in prima persona all’atto della sua nomina a procuratore capo di Palmi (al posto di Agostino Cordova che aveva avviato l’inchiesta sulla massoneria deviata) smentendo energicamente al Csm ed al ministero della Giustizia tutte le voci su una sua presunta affiliazione a logge massoniche. Csm e Ministero che, anche alla luce dei chiarimenti forniti all’epoca dallo stesso Elio Costa, hanno poi dato il proprio parere positivo alla sua nomina a procuratore di Palmi.

I massoni in Giunta ed in Consiglio a Vibo. Il sindaco, dunque, ai microfoni del giornalista Nello Trocchia ha prima escluso che nella sua Giunta vi fossero assessori iscritti alla massoneria, prendendo poi atto che il suo assessore Domenico Console sul tema si è “avvalso della facoltà di non rispondere”. Naturalmente il sindaco ha risposto sulla presenza di massoni nella giunta comunale attuale e nulla sappiamo se il primo cittadino sia a conoscenza che pure nella sua giunta precedente (ma sempre di questa consiliatura) di assessori regolarmente iscritti alle logge del Goi ne aveva altri due. Così come non sappiamo se lo stesso sindaco sia a conoscenza della presenza di almeno altri quattro iscritti alle logge massoniche nel Consiglio comunale, di cui due eletti nelle liste della coalizione che l’hanno sostenuto ed altri due con l’opposizione in quota Pd.

Il problema “trasparenza”. Il problema della trasparenza, del resto, è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Elio Costa del maggio 2015, specie dopo che la stampa ha sollevato il problema della presenza di indagati e imputati candidati anche nelle liste a sostegno del futuro primo cittadino. Un argomento che si lega in alcuni casi pure al “familismo” che ha visto nella precedente consiliatura persino la potatura degli alberi finire in mano a stretti congiunti di qualche assessore. Oggi la storia, per alcuni versi, si ripete. Si dà infatti il puro caso che il 28 marzo scorso la giunta comunale presieduta da Elio Costa, attraverso la delibera numero 102, abbia deciso di costituirsi in giudizio dinanzi al Tar per resistere alle pretese di una ditta che reclama l’aggiudicazione dell’appalto per i lavori di completamento del nuovo Tribunale. Stante “l’indisponibilità” dell’avvocato Maristella Paolì, dell’ufficio legale del Comune ad assumere l’incarico” (così si legge nella delibera di Giunta), l’esecutivo targato Elio Costa ha deciso di affidare “l’incarico legale all’avvocato Carmelo Solano legale di fiducia del libero foro”. Assenti dalla convocazione di Giunta – e quindi dalla delibera – quattro assessori e cioè: Lorenza Scrugli, Laura Pugliese, Antonio Scuticchio e Domenico Console. Quest’ultimo si dà il caso sia anche primo cugino dell’avvocato Carmelo Solano che, come l’assessore, è iscritto pure lui (non scopriamo di certo l’acqua calda, basta leggere l’Erasmo, pubblica rivista del Goi scaricabile online) alla massoneria. Alla loggia “Carducci” in questo caso, prima come “oratore” e poi come “maestro venerabile”. Nulla di male, certo, se almeno in questo caso – a differenza dell’iscrizione alla massoneria dell’assessore – il primo cittadino sia stato portato a conoscenza della parentela.

I massoni in politica. L’altro dato oggettivo che smentisce l’affermazione del medico Giuseppe Messina in ordine alla mancata partecipazione in politica dei “fratelli” vibonesi (alcuni partiti nazionali sanciscono l’incompatibilità fra l’aderenza al partito e l’iscrizione alla massoneria), e quindi sulla loro impossibilità a poter incidere sulla qualità della vita e dei servizi che relega Vibo agli ultimi posti in Italia, è numerico. Vibo Valentia ha avuto almeno due sindaci regolarmente iscritti alla massoneria negli anni ’80 e oltre dieci assessori massoni dal 1980 ad oggi. Senza contare i sindaci, i consiglieri e gli assessori massoni negli altri Comuni del Vibonese.

Il nuovo pentito. A non far dormire “sonni” tranquilli ai massoni vibonesi, più che l’acquisizione degli elenchi da parte della Commissione parlamentare antimafia, è però un nuovo pentito. Uno di quelli che conosce dal “di dentro” la massoneria e che da novembre scorso ha iniziato a riempire centinaia di pagine di verbali con i magistrati delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro. Il nuovo collaboratore di giustizia ha fatto parte di una loggia vibonese ed agli investigatori ha definito Vibo Valentia come “l’epicentro sia della massoneria riconosciuta, quella legale, sia della massoneria volgarmente detta deviata”. Di lui e delle sue dichiarazioni ci occuperemo prossimamente in esclusiva.

VIDEO | Massoneria e politica a Vibo, tra negazione e imbarazzi lo “show” è servito su Rai Due

 Massoni, clan e politica a Vibo, se ne occupa Raidue con “Nemo”