Comune di Briatico commissariato per infiltrazioni mafiose: ecco i motivi

Il ministro dell’Interno, il prefetto di Vibo e la Commissione di accesso agli atti evidenziano la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi di collegamento fra amministratori e ‘ndrangheta

Il ministro dell’Interno, il prefetto di Vibo e la Commissione di accesso agli atti evidenziano la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi di collegamento fra amministratori e ‘ndrangheta

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“Nel Comune di Briatico, i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative  svoltesi  il 24 ed il 25 maggio del 2014, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione, nonchè il buon andamento ed il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica”. Dopo Limbadi, sono state rese note anche le motivazioni dello scioglimento degli organi elettivi del Comune di Briatico per infiltrazioni mafiose con una dettagliata relazione firmata dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, che a sua volta richiama la relazione del prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo. Per ministro e prefetto, nel caso del Comune di Briatico si è in presenza di “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degliamministratori locali con la criminalità organizzata e su forme di  condizionamento nell’amministrazione comunale di Briatico volte a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonchè il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità”. Da qui il commissariamento per 18 mesi. Andando nel dettaglio, le relazioni spiegano che a seguito dell’operazione antimafia denominata “Costa pulita”, della Dda di Catanzaro, sono emersi “indefettibili relazioni e rapporti  parentali tra i componenti  dell’attuale compagine di governo dell’ente ed esponenti della criminalità organizzata, nonchè evidenti elementi di continuità tra l’amministrazione in carica e quelle già sciolte  nel 2003 e nel 2012” per infiltrazioni mafiose. Viene infatti ricordato che “tre consiglieri comunali hanno fatto parte anche delle pregresse consiliature e due degli assessori in carica hanno rivestito il ruolo di sindaco e quello di presidente del Consiglio comunale, rispettivamente, nelle amministrazioni sciolte nel 2003 e nel 2012”, con chiari riferimenti, quindi, all’assessore Costantino Massara (sindaco dell’amministrazione sciolta nel 2003 per infiltrazioni mafiose) ed all’assessore Carlo Staropoli, presidente del Consiglio comunale (dimissionario il 12 agosto 2011) durante l’amministrazione del sindaco Francesco Prestia poi sciolta per mafia nel 2012.

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Sul sindaco Andrea Niglia le relazioni di ministro, prefetto e commissione di accesso agli atti si soffermano ricordando che “allo stato risulta indagato in un procedimento penale per il delitto di corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso e in relazione allo scioglimento del 2012 è pendente innanzi alla Corte di Appello di Catanzaro il giudizio di incandidabilità”, mentre “nell’ambito familiare risultano vincoli di parentela con soggetti pluripregiudicati”. Le relazioni, quindi, dopo aver documentato la “presenza del locale di ‘ndrangheta di Briatico nell’amministrazione comunale già a partire dalla fine degli anni ‘80”, con ingerenze dirette nella politica locale da parte della famiglia Accorinti, ricordano che in tale quadro “già di per sé altamente compromesso ed allarmante”, nell’assetto “in corso di investigazioni sono emersi importanti riferimenti alla contiguità di taluni esponenti della criminalità organizzata con ambienti della massoneria, rivelando sul punto che un collaboratore di giustizia nel corso di un interrogatorio ha fornito elementi di riscontro in ordine alla commistione con una frangia della c.d. massoneria deviata e più segnatamente con quella permeata dalla ‘ndrangheta”. (LEGGI QUI:  La masso-mafia dei “Sacrati sulla spada” da Vibo Valentia al Vaticano). In tale quadro, la commissione di accesso agli atti ha inteso valorizzare talune conversazioni estrapolate dal procedimento Costa Pulita per fornire una lettura documentata del contesto ambientale in cui hanno avuto luogo le consultazioni  amministrative del maggio 2014, che hanno visto competere una sola lista e che si sono concluse con l’elezione dell’attuale sindaco, il quale aveva già rivestito la carica di organo di vertice dell’ente dal maggio 2005 al marzo 2010 nonchè quella di consigliere comunale di minoranza e capogruppo a seguito della tornata elettorale del 2010”.  La relazione del prefetto Longo e della commissione di accesso agli atti ricorda quindi che nel 2010 si era “generato un momentaneo attrito fra i vertici della ‘ndrangheta di Briatico” ovvero gli Accorinti ed i Bonavita, con i primi che secondo le intercettazioni dell’inchiesta “Costa pulita” avrebbero sostenuto “l’allora futuro sindaco Prestia”, mentre i Bonavita si sarebbero schierati contro. “Gli accertamenti svolti dalla Commissione – evidenzia la relazione – hanno dimostrato come il momento di attrito emerso nel corso delle investigazioni sia stato superato per effetto della presentazione di una sola lista capeggiata da Andrea Niglia nelle ultime competizioni elettorali del 2014”.    [Continua dopo la pubblicità]

Per motivare lo scioglimento viene poi evidenziato “l’uso distorto della cosa pubblica concretizzato nel favorire soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti controindicati”, con “reiterate anomalie ed irregolarità nella gestione degli incarichi, prevalentemente di natura tecnica, ripetutamente affidati in via diretta, in spregio ai principi di concorrenza e rotazione, agli stessi soggetti. Più nel dettaglio – spiega la relazione –  uno dei sottoscrittori della lista dell’attuale sindaco, legato da rapporti parentali ad un amministratore comunale ed a professionisti beneficiari di incarichi da parte dell’ente, è risultato titolare di una società fornitrice di una ditta destinataria nell’ottobre 2017 di interdittiva antimafia. In tale contesto viene  sottolineato  che la citata ditta destinataria di interdittiva – i cui soci sono legati da vincoli di parentela ad  un dipendente ed ex socio della  ditta medesima, in relazione al quale sono  emerse frequentazioni  con esponenti di spicco della locale ‘ndrangheta e con persone ad essa contigue – ha fornito strutture ricettive ad altra impresa, anch’essa destinataria di informativa interdittiva, la quale ha gestito nel comune di Briatico l’accoglienza dei migranti”.  La relazione di scioglimento sottolinea pure che “l’assetto delle lottizzazioni prefigurato in epoche passate non ha ancora avuto compiuta realizzazione”, mentre nel settore delle “concessioni demaniali marittime, vi è stata l’assenza di qualunque attività di controllo da parte dell’ente – pure a fronte di numerose  violazioni accertate dalla competente Capitaneria di Porto  – e la circostanza che tra i beneficiari dei titoli autorizzativi figurano soggetti che rientrano in una fitta trama di rapporti trasversali tra amministrazione comunale e criminalità organizzata”. Nel settore dei “rifiuti solidi urbani è emerso che il Comune, con il ricorso a reiterate proroghe, ha consentito ad una società di svolgere ininterrottamente il servizio dal 2012 al 2016, fino a quando il sindaco non ha preso atto del provvedimento interdittivo  antimafia con conseguente risoluzione del rapporto contrattuale”. All’esito poi di una “gara ad evidenza pubblica per la manutenzione delle rete idrica e fognaria, l’ente, pur avendo effettuato l’aggiudicazione, non ha perfezionato il contratto nè commissionato alcuna prestazione all’impresa aggiudicataria,  la quale ha potuto così chiedere la risoluzione del rapporto per decorso dei termini previsti dalla legge per la  formalizzazione del relativo contratto. Nell’affidamento dei citati lavori è subentrata l’impresa seconda classificata, il cui titolare è vicino ad un soggetto contiguo alle consorterie criminali locali, già assegnataria di altre manutenzioni per conto del Comune, impresa che ha beneficiato della consegna dei lavori nel luglio 2016, sebbene il contratto con l’ente si sia perfezionato solo nel marzo 2017”. L’attività di accesso ha infine “appurato, all’interno del Comune, una gestione amministrativa non improntata ai principi di  legalità e buon  andamento, oltre ad un generale disordine amministrativo, elementi che, notoriamente, costituiscono nel loro insieme condizioni prodromiche al determinarsi del condizionamento mafioso”, in considerazione anche del fatto che “nella struttura burocratica dell’ente è emerso che taluni dipendenti annoverano rapporti di parentela con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata”, mentre “l’accorta analisi documentale operata dalla Commissione di accesso ha dimostrato – sottolinea il prefetto di Vibo Guido Longo – come possano essere riferite prevalentemente all’amministrazione del 2005-2010”, cioè la prima amministrazione del sindaco Andrea Niglia, le “cause del dissesto economico finanziario e che il quadro di insieme estremamente deteriorato cristallizzato nel 2011 dal revisore dei conti ha tratto risanamento per effetto dei vincoli che hanno congelato l’operatività dell’ente”. Lo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Briatico ha avuto dirette conseguenze anche sulla Provincia di Vibo dalla cui presidenza Andrea Niglia è stato dichiarato decaduto.

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