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Nuove rivelazioni del pentito Francesco Costantino sullo scontro fra il clan Cracolici di Maierato-Filogaso e la consorteria mafiosa di Sant’Onofrio

Cronaca

Doveva essere ucciso a Moncalieri, grosso centro alle porte di Torino, Pasquale Bonavota, 44 anni, ritenuto dagli avversari il capo dell’omonimo clan di Sant’Onofrio dopo la morte del padre Vincenzo a metà anni ’90. E’ il collaboratore di giustizia Francesco Costantino, intraneo al clan Cracolici ma stabilitosi in Piemonte, a svelare ulteriori particolari sullo scontro fra i Bonavota e la consorteria di Maierato e Filogaso che poteva vantare importanti diramazioni anche in Piemonte. Diramazioni del clan Cracolici che però nel momento cruciale dello scontro armato con i Bonavota sono venute meno consentendo di fatto la vittoria “sul campo” della consorteria mafiosa di Sant’Onofrio, anche questa di “casa” in Piemonte. Dopo il ferimento nel Vibonese di un soggetto di San Nicola da Crissa che i Cracolici ritenevano aver dato appoggio ai Bonavota per l’omicidio nel 2002 di Alfredo Cracolici, sarebbe stato Raffaele Cracolici, alias “Lele Palermo”, ad organizzare un nuovo agguato, da compiere questa volta a Moncalieri. “Sempre su mandato di Raffaele Cracolici – racconta agli inquirenti Francesco Costantino – decidemmo di compiere una sparatoria nei confronti dei Bonavota nei pressi del bar sito a Moncalieri gestito da Serratore, luogo in quel periodo frequentato da Pasquale Bonavota, Serratore e l’altro fratello che dovrebbe essere il cognato di Serratore. L’agguato doveva essere compiuto materialmente da me e da Francesco Cracolici, figlio di Giuseppe Cracolici. Non venne però portato a compimento poiché Francesco Cracolici non rispose alla mia chiamata telefonica – ricorda Costantino – che, come concordato, io effettuai per avvertirlo dei tre suddetti dei Bonavota al bar e della possibilità di eliminarli. L’obiettivo principale era uccidere Pasquale Bonavota. Di fatto questo ramo della famiglia Cracolici residente nel Torinese si preoccupò di non compromettere i propri interessi in Piemonte e venne meno alla guerra contro i Bonavota, cosa che fece adirare me e soprattutto Raffaele Cracolici”. Lo stesso Raffaele Cracolici viene quindi ucciso il 4 maggio del 2004 alla Marinella di Pizzo Calabro. Il prosieguo del racconto del collaboratore di giustizia è quanto mai significativo dei mutati equilibri criminali nell’area a cavallo fra comuni di Maierato, Filogaso e Sant’Onofrio. “Nel 2004 – ricorda Costantino – sono stato arrestato e mentre ero detenuto nel carcere di Alba ho ricevuto una lettera da parte di mia madre che mi informava della morte di Raffaele Cracolici, con l’articolo di stampa che riportava la notizia. Dopo circa sei mesi, all’atto della mia scarcerazione, sono sceso nuovamente in Calabria dove ho saputo da Giuseppe e Mimmo Cracolici, figli di Raffaele Cracolici, che i mandanti dell’omicidio erano sempre da identificarsi nei Bonavota di Sant’Onofrio. In quell’occasione – spiega il collaboratore – si parlò di organizzare una risposta nei confronti dei Bonavota, ma io decisi di non fare alcuna azione ritenendo ormai i Cracolici non idonei ad affrontare una faida e men che meno contro i Bonavota. So anche che a seguito della realizzazione dell’agguato, i Cracolici hanno subito degli atti intimidatori con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco alla porta della loro abitazione, perché si era sparsa la voce che volevano vendicarsi ed i Bonavota gli hanno fatto capire che dovevano smetterla, altrimenti avrebbero eliminato anche loro”. In foto in alto da sinistra verso destra: Raffaele Cracolici e Pasquale Bonavota        LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: il comando nel clan Cracolici e la programmata vendetta contro i Bonavota

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