Al Premio Caposuvero anche le storie di Matteo Vinci e Filippo Ceravolo

Nel corso della manifestazione tenuta a Gizzeria, premiati Rosaria Scarpulla, Francesco Vinci, l’avvocato Giuseppe De Pace e Martino Ceravolo

Nel corso della manifestazione tenuta a Gizzeria, premiati Rosaria Scarpulla, Francesco Vinci, l’avvocato Giuseppe De Pace e Martino Ceravolo

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

“Lo Stato non ha fatto niente per proteggere Matteo. Mio figlio era laureato eppure non riusciva a trovare la sua giusta collocazione professionale. Ha lavorato gratuitamente, e noi lo abbiamo sostenuto economicamente. Molta gente piange la miseria, la fame. Allo Stato dico di scendere dal piedistallo e di stare vicino alla gente: solo così chi ci governa può comprendere i nostri problemi”. Sono le parole di Rosaria Scarpulla, madre del biologo Matteo Vinci che il 9 aprile scorso ha perso la vita a seguito di un attentato con un’autobomba a Limbadi. La signora Rosaria Scarpulla è stata ospite della quinta edizione del premio “Caposuvero” alla Torre dei Cavalieri di Gizzeria insieme al marito Francesco Vinci, scampato all’attentato in cui è rimasto vittima Matteo all’età di 42 anni. I due coniugi sono stati accompagnati dal loro avvocato Giuseppe De Pace che li sta sostenendo in questa loro battaglia per la legalità e la giustizia. “Chiediamo giustizia per Matteo – ha detto l’avvocato durante la manifestazione – in questi mesi abbiamo potuto scoprire quante resistenze ci sono ancora all’interno dell’apparato statale. Per combattere la mafia bisogna conoscerla, studiarla”. De Pace ha poi sottolineato: “Dopo l’assassinio di Matteo, la famiglia Vinci è stata lasciata da sola. Da parte delle istituzioni c’è stata sciatteria – ha incalzato De Pace –. Non possiamo limitarci a manifestare il dolore che ci tocca solo in maniera epidermica”. A consegnare il premio Caposuvero all’avvocato ed una targa ricordo ai genitori di Matteo è stato l’ex parlamentare Mario Tassone, il quale ha ribadito: “Lo Stato siamo noi. Abbiamo tutti una responsabilità da portare avanti e quindi bisogna reagire e mobilitarsi”. La manifestazione è stata ideata e condotta da Massimo Mercuri e Piera Dastoli. A testimoniare un’altra terribile storia di ‘ndrangheta è stato quindi Martino Ceravolo, papà di Filippo, ucciso per errore all’età di 19 anni a Soriano Calabro. Un omicidio ad oggi senza alcun colpevole. Anche Filippo è vittima innocente della ‘ndrangheta, ma ancora neanche la sua morte ha avuto giustizia. Martino Ceravolo, che da anni si batte affinchè sull’omicidio del figlio venga fatta giustizia, ha annunciato che il prossimo 25 ottobre, in occasione del sesto anniversario dell’assassinio di Filippo, sarà presentato a Soriano un libro che racconta un crimine ancora impunito. 

Informazione pubblicitaria