sabato,Settembre 18 2021

Paura al carcere di Vibo Valentia, detenuti danno alle fiamme le celle

Provvidenziale è stato l'intervento delle donne e degli uomini del reparto del corpo di polizia penitenziaria, guidato dal dirigente Salvatore Conti

Paura al carcere di Vibo Valentia, detenuti danno alle fiamme le celle

«Nella serata di ieri due detenuti, forse affetti da disturbi mentali, hanno appiccato un incendio nelle rispettive celle presso la sezione nuovi giunti del carcere di Vibo Valentia. Provvidenziale è stata l’opera delle donne e degli uomini del reparto del corpo di polizia penitenziaria, guidato dal dirigente Salvatore Conti, che non senza rischiare in prima persona hanno provveduto a mettere in sicurezza i detenuti e a spegnere le fiamme». Lo rende noto, in un comunicato stampa, pubblicato sulla sua pagina Facebook, Francesca Bernardi, segretaria territoriale della Uilpa-Polizia penitenziaria, commentando le tensioni della scorsa notte presso il penitenziario del capoluogo.

«Purtroppo – prosegue la segretaria -, nonostante i riflettori mediatici e della politica si siano riaccesi a illuminare flebilmente quei tetri luoghi costituiti dalle carceri, non si intravedono misure concrete e mentre a Roma si discute la Sagunto penitenziaria continua a essere espugnata. Benché, in questa circostanza, grazie soprattutto alla perizia e alla professionalità della Polizia penitenziaria non vi siano stati danni alle persone, non bisogna trascurare lo stress psicofisico a cui ripetuti episodi come quello descritto sottopongono gli operatori; alcuni dei quali – fa notare la sindacalista – sono stati chiamati nel turno di notte, al di fuori della programmazione, con ripercussioni su tutti i turni successivi, peraltro, in una situazione di organico che presenta oltre il 22 percento di deficit. Lo ripetiamo, anche in Calabria e pure a Vibo Valentia servono immediati rinforzi organici e appropriati equipaggiamenti per la Polizia penitenziaria, ma soprattutto è di assoluta urgenza trovare un’efficace soluzione normativa per la corretta gestione, anche sanitaria, dei detenuti infermi di mente. Dopo il tanto clamore – conclude la Bernardi – e le molteplici dichiarazioni, attendiamo ancora di capire se e in quale misura ci saranno risposte reali».

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