Narcotraffico: No a continuazione condanne per Alessandro Pugliese

Per la Cassazione due verdetti raccontano fatti temporalmente differenti. Il 41enne di Sciconi di Briatico coinvolto nell’operazione “Meta 2010” contro il narcotraffico internazionale

Per la Cassazione due verdetti raccontano fatti temporalmente differenti. Il 41enne di Sciconi di Briatico coinvolto nell’operazione “Meta 2010” contro il narcotraffico internazionale

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La settima sezione penale della Cassazione ha respinto – ritenendolo inammissibile – il ricorso di Alessandro Pugliese, 41 anni, di Sciconi di Briatico, avverso l’ordinanza con la quale la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha rigettato il 10 aprile scorso l’istanza volta al riconoscimento della continuazione tra due sentenze. Pugliese – condannato il 22 giugno 2016 a 14 anni ed 8 mesi di reclusione nell’ambito del processo “Meta 2010” – lamentava violazioni di legge e un vizio di motivazione nella decisione della Corte d’Appello con riferimento alla circostanza che i reati giudicati con la seconda sentenza per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti risultano chiaramente modificabili con i primi relativi, tra l’altro, proprio alla detenzione allo smercio di sostanze stupefacenti. Anche per la Cassazione, però, come già anche per il giudice dell’esecuzione, non vi sono elementi per ritenere che i reati giudicati con le due sentenze possano essere uniti dal vincolo  della continuazione in sede esecutiva, evidenziando, in particolare, “l’ampia distanza temporale tra i fatti, il parziale diverso contesto territoriale, il diverso contesto soggettivo che vede il coinvolgimento di diversi associati, nonché l’assenza di qualunque deduzione di fatto da parte del ricorrente da cui possa dedursi la permanenza del vincolo associativo o quantomeno una complessiva programmazione degli episodi”. Per la Suprema Corte può legittimamente essere negato il riconoscimento del vincolo della continuazione in considerazione del notevole lasso di tempo intercorrente fra i vari fatti criminosi e per via dei frequenti periodi di detenzione subiti da Alessandro Pugliese “sicuramente interruttivi di qualunque progetto, non potendo concepirsi che un disegno delittuoso includa anche gli arresti, l’espiazione delle pene e le riprese del fantomatico progetto esecutivo”. L’operazione “Meta 2010” condotta dai carabinieri del Ros di Roma e poi trasferita per competenza territoriale a Reggio Calabria (in quanto il primo sbarco di cocaina sarebbe avvenuto nel porto di Gioia Tauro) è scattata nel novembre del 2011 contro il narcotraffico internazionale diretto da Vincenzo Barbieri, broker internazionale della cocaina ucciso a San Calogero il 12 marzo del 2011. Alessandro Pugliese, stabilitosi in Colombia nella zona di Meta, sarebbe entrato in contatto con i narcos sudamericani. L’operazione “Meta 2010” ha portato ad uno dei più grossi sequestri di cocaina mai effettuati negli ultimi 20 anni in Europa. Ben 2.200 chili di sostanza stupefacente – del valore complessivo di 500 milioni di euro una volta immessa sul mercato – sono stati bruciati dai carabinieri nel termovalorizzatore per rifiuti speciali ospedalieri di Roma. LEGGI ANCHE: Narcotraffico: “Meta 2010”, revocata libertà vigilata a 46enne di Briatico

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