Pistola pronta all’uso, Cassazione rigetta il ricorso di Gaetano Emanuele

Confermata l’ordinanza della Corte d’Appello di Salerno che ha respinto la domanda di revisione proposta dall’esponente di spicco dell’omonimo clan delle Preserre vibonesi

Confermata l’ordinanza della Corte d’Appello di Salerno che ha respinto la domanda di revisione proposta dall’esponente di spicco dell’omonimo clan delle Preserre vibonesi

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E’ stato rigettato poiché ritenuto infondato il ricorso di Gaetano Emanuele, 43 anni, di Ariola di Gerocarne, avverso l’ordinanza con la quale il 17 luglio dello scorso anno la Corte d’Appello di Salerno ha dichiarato inammissibile la domanda di revisione proposta da Emanuele Gaetano, condannato con decisione irrevocabile per il possesso di un’arma con matricola abrasa rinvenuta nell’autovettura da lui condotta, a bordo della quale viaggiavano altre tre persone. Gaetano Emanuele, all’epoca sorvegliato speciale, avrebbe tentato la fuga al momento del controllo e ne è stata affermata la penale responsabilità anche per la violazione degli obblighi correlati alla condizione personale. In un procedimento separato, due dei tre coimputati sono stati assolti in secondo grado perchè uno degli occupanti la vettura – Mazzotta Filippo – ha affermato che l’arma (rinvenuta sotto il tappetino anteriore, lato passeggero) era nella sua esclusiva disponibilità. La Corte d’Appello, investita della domanda di revisione, ha però affermato che non può trovare applicazione la disciplina del contrasto di giudicati, posto che gli estremi del fatto – per come ricostruito nelle diverse decisioni – sono identici ed ad essere diversa è la mera valutazione del compossesso dell’arma. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per Cassazione – a mezzo del difensore – Emanuele Gaetano, con deduzione di vizio del procedimento e di motivazione. Per la Cassazione il caso in esame si caratterizza per una diversità di valutazioni, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, sul medesimo fatto storico che resta rappresentato dalla presenza dell’arma – pronta all’uso – all’interno della vettura su cui viaggiano i quattro soggetti separatamente giudicati. Rispetto a tale dato fenomenico le due decisioni poste in comparazione, ad avviso della Suprema Corte, non presentano alcun tratto differenziale e da qui il rigetto del ricorso di Gaetano Emanuele, già condannato con sentenza definitiva anche nel procedimento penale “Luce nei boschi” a 15 anni di reclusione quale vertice dell’omonimo clan mafioso delle Preserre vibonesi.      LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: processo “Luce nei boschi”, 14 condanne in Cassazione

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