L’appello | «Aldo Ferraro ottenga giustizia: si scriva la verità sulla sua morte»

All’indomani dell’apertura degli impianti della diga sul Menta a Reggio, i congiunti dell’operaio di Zambrone morto sul cantiere nel 2010 chiedono che dopo anni di rinvii la vicenda giudiziaria possa avere un epilogo

All’indomani dell’apertura degli impianti della diga sul Menta a Reggio, i congiunti dell’operaio di Zambrone morto sul cantiere nel 2010 chiedono che dopo anni di rinvii la vicenda giudiziaria possa avere un epilogo

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La diga sul Menta e Aldo Ferraro
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28 Ottobre 2018. Un giorno storico per la città di Reggio Calabria che finalmente vede terminato il grande progetto idrico della diga del Menta; un progetto che porterà acqua potabile nelle case dei reggini. E’ sempre doloroso ma, ritornare sui luoghi della tragedia e lì dove il legame con essa è più forte, è sempre un grande colpo al cuore per i familiari di Aldo. Aldo andava fiero del suo lavoro, del gruppo con cui lavorava per raggiungere un obiettivo importante, per una città che amava e che lo vedeva presente anche nei fine settimana, allo stadio, a sostenere la sua Reggina. Sarebbe stato orgoglioso di questo giorno. Ma lui è una delle tante vittime sul lavoro italiane. Una “morte bianca” la definiscono, che ha oscurato però, la nostra vita. Inverosimile per noi la giornata, in un misto di emozioni che andavano dal sentimento di orgoglio e fierezza per il nostro amato Aldo, operaio e uomo esemplare, a quelli di profondo frastornamento e rinnovo di un dolore mai sopito. Esseri lì senza di lui, svuotava ancora di più l’anima. (L’articolo prosegue sotto la pubblicità)

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Un dolore che è venuto fuori, in tutto il suo lacerante tormento, nel momento in cui il presidente Oliverio, ha stretto a sé commosso, Gabriella e Lisa: la moglie e la madre di Aldo. Un abbraccio anticipato da un interminabile ma dignitoso silenzio. Uno di quei silenzi che non ha spiegazione, ma ha riassunto la vicinanza di istituzioni, operai e giornalisti, a quelle donne, a quel padre e quel bambino, privati di un pezzo di vita. Una vita che attende giustizia da quasi 9 anni ormai. In un continuo rinvio del processo che ad ogni convocazione, scuote i ricordi, riporta alla mente momenti drammatici, la corsa in autostrada per arrivare da lui e immagini di un lutto e di un dolore che nessuna parola mai, riuscirà a descrivere nel suo infinito dramma. E su questo la famiglia chiede con forza oggi, dopo un rispettoso silenzio, che il processo di Aldo possa avere finalmente un epilogo, Ne ha diritto Aldo, ne hanno diritto i familiari, stremati da queste lungaggini giudiziarie assurde e inumane. E nel momento di quel commosso abbraccio, il mio appello, un grido di aiuto, di richiesta di giustizia al presidente Oliverio e agli astanti, affinché la politica stia vicino alle famiglie delle vittime sul lavoro, li aiuti a sostenere il peso di una vita ormai sconvolta e, renda più rapidi i processi che ogni famiglia si trova a dover sopportare per decenni. E al sindaco Falcomatà, l’accorata richiesta affinché Reggio, la città tanto amata da Aldo, la sua seconda casa, ricordi, ogni volta che un reggino usufruirà dell’acqua potabile, il sacrificio di un giovane trentaduenne, di un uomo che si alzava alle 4 di mattina per lavorare e lo faceva sempre con grande senso del dovere ed entusiasmo, senza mai lamentarsi di nulla. Gli abbracci con persone mai viste ma che ci hanno confidato di condividere un dramma simile al nostro, è stato il riassunto di una manifestazione umana. Commosso è il nostro ringraziamento a chi ha voluto ricordare il sacrificio di Aldo, di un giovane lavoratore appassionato di quello che faceva.

*A nome della famiglia di Aldo Ferraro

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