Omicidio Ripepi a Piscopio, il Riesame esclude la premeditazione

Resta in carcere Giuseppe Carnovale che ha confessato di aver ucciso il 21 ottobre l’ex cognato Massimo Ripepi

Resta in carcere Giuseppe Carnovale che ha confessato di aver ucciso il 21 ottobre l’ex cognato Massimo Ripepi

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Resta in carcere Giuseppe Carnovale, 48 anni, di Piscopio, raggiunto il 26 ottobre da un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di omicidio ai danni dell’ex cognato Massimo Ripepi, il 42enne ucciso il 21 ottobre scorso  a colpi di pistola in via Regina Margherita a Piscopio. Il Tribunale del Riesame ha però escluso l’aggravante della premeditazione del delitto, in accoglimento delle argomentazioni della difesa rappresentata dall’avvocato Adele Manno. Sera del 24 ottobre era stato lo stesso Giuseppe Carnovale a presentarsi ai carabinieri accompagnato dal suo legale. Aveva confessato di aver sparato contro l’ex cognato Massimo Ripepi al termine di un diverbio. Una versione che non aveva del tutto convinto gli inquirenti che avevano infatti contestato la premeditazione del delitto che non ha però retto al vaglio del Riesame. Massimo Ripepi è stato raggiunto da almeno tre colpi di pistola, mentre i bossoli raccolti da carabinieri e polizia sulla scena del delitto sono una decina. Il 29 ottobre il gip del Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento delle istanze di analogo contenuto formulate dall’avvocato Adele Manno difensore e dal pm della Procura di Vibo Corrado Caputo, ha disposto l’immediata liberazione di Michele Ripepi  (figlio della vittima), 18 anni, di Piscopio, che si trovava agli arresti domiciliari dal 26 ottobre scorso con l’accusa di favoreggiamento personale nei confronti dello zio Giuseppe Carnovale. La difesa in questo caso aveva invocato la non punibilità di carattere soggettivo (art. 384 del codice penale) prevista per chi si è trovato nella necessità di salvare un prossimo congiunto. LEGGI ANCHE: Omicidio Ripepi a Piscopio, torna libero il figlio della vittima

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