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Rischia di creare più di qualche imbarazzo alla politica locale l’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il clan Soriano già all’attenzione della Prefettura di Vibo

Cronaca

Potrebbe creare più di qualche imbarazzo anche negli ambienti politici di Filandari, la recente chiusura delle indagini relativa all’operazione della Dda di Catanzaro denominata “Nemea” contro il clan Soriano. Fra gli indagati per i quali il pm antimafia, Annamaria Frustaci, ha chiuso le indagini preliminari vi sono infatti anche due strettissimi congiunti di altrettanti consiglieri comunali, uno di maggioranza e l’altro di minoranza. Si tratta di Giacomo Cichello, 31 anni, ritenuto dagli inquirenti il “braccio operativo” di Leone Soriano - accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, danneggiamento a colpi di pistola ai danni di un distributore di carburanti di proprietà dell’avvocato Romano Pasqua (in concorso con Leone Soriano, Emanuele Mancuso e Francesco Parrotta), detenzione di armi e droga, incendio ai danni di una casa popolare (in concorso con Leone Soriano) - e di Marino Luciano Artusa, 57 anni, accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico in concorso con Giacomo Cichello, Leone e Giuseppe Soriano, Graziella Silipigni, Caterina Soriano, Francesco Parrotta, Rosetta Lopreiato (moglie di Leone Soriano), Domenico Soriano, Domenico Nazionale, Giuseppe Guerrera, Maria Grazia Soriano, Alex Prestanicola, Luca Ciconte. Giacomo Cichello è il figlio del consigliere comunale di maggioranza Francesco Cichello, eletto con 52 voti nelle amministrative del giugno scorso nella lista “Ancora e sempre con e per la gente” del sindaco Rita Fuduli. Marino Luciano Artusa è invece il padre del consigliere comunale di minoranza Francesco Artusa, che nelle amministrative del giugno scorso si era candidato a sindaco a capo della lista “Filandari nel cuore” ottenendo 197 voti. Da sottolineare due aspetti non trascurabili: all’atto della presentazione delle liste per le amministrative del giugno scorso che hanno registrato la candidatura e poi l’elezione a consigliere comunale di maggioranza di Francesco Cichello, il figlio Giacomo Cichello era già coinvolto e arrestato nell’operazione “Nemea” contro il clan Soriano (arrivata ora all’avviso di conclusione indagini), scattata l’8 marzo scorso. Cicorcostanza, quest'ultima, che non ha impedito alla lista che ha espresso l'attuale sindaco Rita Fuduli di candidare alla carica di consigliere Francesco Cichello. Il secondo aspetto è che all’atto della presentazione della candidatura a sindaco di Francesco Artusa (poi sconfitto ma eletto in consiglio quale consigliere di minoranza), il padre Marino Luciano Artusa (all’epoca ancora non coinvolto nell’operazione “Nemea”) si trovava già imputato dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia in altro processo, quello nato dall’operazione “Costa pulita” (tuttora in corso). L’imputazione in questo caso è quella di associazione mafiosa in qualità di  “partecipe e latore di più ordini e direttive inviate o ricevute da Mancuso Pantaleone”. Lo stesso Marino Luciano Artusa – padre del consigliere comunale Francesco – è una figura che viene richiamata pure dai magistrati di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta sui lavori del centro commerciale “Annunziata” di Gioia Tauro eseguita dall’impresa di Angelo Restuccia nel momento in cui Pantaleone Mancuso “nel corso di un incontro risalente all’ottobre 2011” rimproverava Artusa e lo invitava a recapitare un messaggio per Angelo Restuccia. Inoltre l’imprenditore Angelo Restuccia “recandosi da Mancuso Pantaleone ’47 – scrivono gli investigatori – gli ha confermato che i loro rapporti, in tutti i casi in cui Mancuso avesse avuto bisogno di lui, potevano essere tenuti per il tramite di Artusa Luciano Marino”, indicato quale “affiliato alla cosca Mancuso e dipendente dello stesso Restuccia”.  Ora, quindi, la nuova accusa per Marino Luciano Artusa, cioè quella mossa con l’operazione “Nemea” relativa all’essersi associato con i Soriano con il compito di confezionare e rifornire il sodalizio di cocaina. La responsabilità penale nel nostro ordinamento - è bene ricordarlo - è personale e sino a sentenza definitiva vale la presunzione di non colpevolezza. Il problema, però, prescindendo dalle responsabilità penali, nel caso di specie presenta aspetti che chiamano direttamente in causa la politica ed in particolare l’opportunità di candidare strettissimi congiunti di persone coinvolte per gravi ipotesi di reato in operazioni antimafia. Un Comune, infatti - di cui il consiglio comunale rappresenta l’organo elettivo per eccellenza - deve pur sempre conservare all’esterno un’immagine di credibilità e prestigio che non può mai essere svilita in alcun modo. Non pochi consigli comunali sono stati infatti sciolti in questi anni in Calabria e nel Vibonese anche, e soprattutto, per i legami dei consiglieri con soggetti coinvolti in operazioni antimafia con conseguente perdità di prestigio dell'ente locale. Da tenere inoltre ben presente che il Comune di Filandari - pur non essendo contestato nell’operazione Nemea il reato di associazione mafiosa, ma reati aggravati dalle finalità mafiose - potrebbe (e aggiungiamo noi dovrebbe) avanzare richiesta di costituzione di parte civile nel procedimento penale in questione (al fine di tutelare gli interessi di tutta la comunità e l'immagine del territorio su cui opera il clan Soriano), considerata la gravità dei reati contestati, comprese le minacce ai carabinieri ed i progetti per far esplodere una bomba persino contro la caserma della locale Stazione dell’Arma. Nell’ipotesi in cui il Comune di Filandari decidesse di costituirsi parte civile nel processo “Nemea” contro il clan Soriano si verificherebbe la situazione (a dir poco paradossale) di una costituzione anche contro strettissimi congiunti di consiglieri comunali. Ecco perché il “caso Filandari” è già da tempo all’attenzione anche della Prefettura di Vibo Valentia a cui di certo non sono sfuggiti i legami parentali dei consiglieri comunali Francesco Cichello e Francesco Artusa con Giacomo Cichello e Marino Luciano Artusa.  LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: chiusa l’inchiesta sul clan Soriano, gli indagati salgono a 17

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