L’INCHIESTA | ‘Ndrangheta ed enti locali: ecco cosa troverà il prefetto Giuseppe Gualtieri

Sempre forte il rapporto mafia-politica a Vibo e nel Vibonese, documentato da diverse inchieste ora al vaglio del nuovo responsabile dell’Ufficio territoriale del Governo

Sempre forte il rapporto mafia-politica a Vibo e nel Vibonese, documentato da diverse inchieste ora al vaglio del nuovo responsabile dell’Ufficio territoriale del Governo

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Si troverà ad affrontare anche il delicato tema delle infiltrazioni mafiose negli enti locali, il nuovo prefetto di Vibo Valentia Giuseppe Gualtieri, da qualche giorno alla guida dell’Ufficio territoriale di Governo. Una situazione del tutto eccezionale in provincia di Vibo dove la politica continua a nascondere la testa sotto la sabbia proponendo candidature che contribuiscono a far venire meno quella credibilità e quel prestigio che un ente locale deve, per legge, sempre mantenere. Attualmente sono cinque i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose: Nicotera, Briatico, Tropea, Limbadi e San Gregorio d’Ippona. L’elenco potrebbe però allargarsi poiché diverse sono nel Vibonese le situazioni sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori e, di conseguenza, della Prefettura e del nuovo prefetto Giuseppe Gualtieri, già capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia. L’alternativa – come sottolineato dal predecessore Guido Longo all’atto dell’insediamento alla guida della Prefettura vibonese – è che la criminalità organizzata gestisca o influenzi la cosa pubblica, ipotesi non tollerabile in uno Stato di diritto. Una legge sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose c’è e va applicata, senza sconti per nessuno. Ecco la situazione che si troverà dinanzi il nuovo prefetto di Vibo Valentia ed i Comuni – oltre 10 su 50 – più a rischio.

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Comune di Mongiana. In tale ente locale nel maggio 2014 sono stati eletti consiglieri comunali tre amministratori uscenti – l’ex sindaco Rosamaria Rullo, l’ex vicesindaco Domenico Pisano e l’ex presidente del Consiglio comunale Giuseppe Campese – dichiarati “incandidabili” in primo grado dal Tribunale civile di Vibo poiché ritenuti responsabili dello scioglimento dei precedenti organi elettivi del Comune per infiltrazioni mafiose. In sede d’appello, dopo un annullamento con rinvio ad opera della Cassazione, si aspetta il nuovo verdetto che dovrà esaminare anche la richiesta del Ministero dell’Interno di dichiarare incandidabili pure altri amministratori comunali fra i quali l’attuale sindaco, Bruno Iorfida (candidabile in primo grado), presente anche nella precedente amministrazione come consigliere comunale e soprattutto sottoscrittore, unitamente ad altri amministratori, del ricorso al Tar del Lazio contro lo scioglimento dell’ente per infiltrazioni mafiose ormai divenuto definitivo. [Continua dopo la pubblicità]

Comune di San Calogero. Discorso analogo a Mongiana anche per il Comune di San Calogero dove il Tribunale di Vibo ha ritenuto candidabile l’attuale sindaco Nicola Brosio ed altri amministratori della precedente consiliatura sulla scorta di un’interpretazione della norma (turno di incandidabilità già scontato con le elezioni regionali del novembre 2014) “bocciata” dalla Cassazione che pure in questo caso ha annullato tutto con rinvio per un nuovo esame.La Corte d’Appello di Catanzaro ha quindi confermato l’incandidabilità degli ex amministratori. In sede amministrativa, invece, il precedente scioglimento degli organi elettivi del Comune (anche in quel caso l’amministrazione era guidata dall’attuale sindaco) è stato confermato dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato.

Comune di Filandari. Il 10 giugno scorso sono stati rinnovati gli organi elettivi. Nella lista vincente “Ancora e sempre con e per la gente” che ha espresso quale sindaco Rita Fuduli, è stato eletto consigliere comunale di maggioranza Francesco Cichello, in passato più volte assessore. Il figlio di Francesco Cichello, di nome Giacomo, è stato arrestato l’8 marzo scorso nell’operazione antimafia “Nemea” della Dda di Catanzaro contro il clan Soriano. Giacomo Cichello è accusato di essere il “braccio operativo” del clan guidato dal boss Leone Soriano di Filandari ed in particolare di aver concorso nell’esplosione di alcuni colpi di pistola contro un distributore di carburanti unitamente a Leone Soriano, Francesco Parrotta ed Emanuele Mancuso, quest’ultimo da qualche settimana nuovo collaboratore di giustizia. Giacomo Cichello è anche accusato di detenzione di armi e droga. Consigliere comunale di minoranza è stato invece eletto Francesco Artusa, che nelle scorse amministrative del 10 giugno si era candidato a sindaco con la lista civica “Insieme per Filandari”. Il padre di Francesco Artusa è Luciano Mario Artusa, 57 anni, attualmente imputato a Vibo nel processo nato dall’operazione antimafia “Costa Pulita”. E’ accusato di associazione mafiosa in qualità di  “partecipe e latore di più ordini e direttive inviate o ricevute da Mancuso Pantaleone”. Luciano Mario Artusa – padre del consigliere comunale Francesco – è una figura che viene richiamata pure dai magistrati di Reggio Calabria nell’ambito dei lavori del centro commerciale “Annunziata” di Gioia Tauro eseguita dall’impresa di Angelo Restuccia nel momento in cui Pantaleone Mancuso “nel corso di un incontro risalente all’ottobre 2011” rimprovera Artusa e lo invita a recapitare un messaggio per Angelo Restuccia per una convocazione. Inoltre l’imprenditore Angelo Restuccia “recandosi da Mancuso Pantaleone ’47 – scrivono gli investigatori – gli ha confermato che i loro rapporti, in tutti i casi in cui Mancuso avesse avuto bisogno di lui, potevano essere tenuti per il tramite di Artusa Luciano Marino”, indicato quale “affiliato alla cosca Mancuso e dipendente dello stesso Restuccia”.

Comune di Parghelia. Anche qui gli organi elettivi dell’ente sono stati rinnovati il 10 giugno scorso con la vittoria a sindaco di Antonio Landro, segretario del circolo Pd di Parghelia, ma soprattutto già consigliere comunale di maggioranza all’epoca in cui sindaco era Vincenzo Calzona, la cui amministrazione è stata sciolta nel 2007 per infiltrazioni mafiose. L’attuale vicesindaco di Landro è invece Tommaso Belvedere che all’epoca dell’amministrazione Calzona ricopriva il ruolo di consigliere di minoranza. Presidente del nuovo Consiglio comunale di Parghelia è stato nominato Pasquale Ferrazzo, già assessore comunale dal 2003 al 2008 con Vincenzo Calzona sindaco. Pasquale Ferrazzo risulta inoltre fra i firmatari – insieme allo stesso Calzona – del ricorso al Tar (numero 1356/2007) contro lo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose. Ricorso rigettato dai giudici che hanno confermato la validità dello scioglimento di quel Consiglio comunale.

Comune di Ricadi. L’ex sindaco di Parghelia, Vincenzo Calzona, guida attualmente l’Ufficio tecnico del Comune di Ricadi. L’incarico gli era stato revocato il 20 marzo 2014 dai commissari che reggevano il Comune di Ricadi i cui organi elettivi (amministrazione del sindaco Pino Giuliano) sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose nel febbraio 2014. La stessa commissione straordinaria, tuttavia, nell’ottobre 2015 ha rinominato Calzona responsabile del settore Lavori pubblici ed urbanistica del Comune di Ricadi. La precedente amministrazione del Comune di Ricadi è stata sciolta per infiltrazioni mafiose e lo scioglimento è stato confermato nel maggio 2016 dal Consiglio di Stato. Sulla nuova amministrazione – appoggiata in campagna elettorale nel maggio-giugno del 2016 anche da esponenti del precedente Consiglio comunale che hanno perso dinanzi alla giustizia amministrativa il ricorso per il ripristino dei precedenti organi elettivi sciolti per infiltrazioni mafiose (come l’attuale consigliere regionale Michele Mirabello) – è stata la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ad accendere i “riflettori”. Nella relazione del maggio 2016 la Commissione parlamentare antimafia ha segnalato che alcuni candidati alle ultime elezioni comunali di Ricadi, sulla base dei rapporti delle forze dell’ordine, si segnalano per “frequentazioni con soggetti gravati da precedenti penali e di polizia, nonché con personaggi riconducibili alla storica famiglia di ‘ndrangheta dei Mancuso. Appare inoltre meritevole di segnalazione – ha evidenziato ancora la Commissione parlamentare antimafia – il fatto che risultano aver già ricoperto cariche amministrative in seno allo stesso Comune, o altri Comuni limitrofi, ben 6 candidati, pari al 35% circa”. Un “caso”, quello del Comune di Ricadi, per il quale nel luglio del 2016 è stata chiamata a fornire diverse spiegazioni alla Commissione parlamentare antimafia direttamente il nuovo sindaco Giulia Russo. Da sottolineare, inoltre, che la lista  “Ricadi rinasce” presentata per le elezioni del 15 e 16 maggio 2011 e che vedeva candidato a sindaco Pino Giuliano aveva due delegati di lista (o “presentatori” che dir si voglia): uno è stato poi candidato a sindaco nel 2016 contro Giulia Russo e la sua lista (definita “civetta”) ha di fatto permesso alla compagine dell’attuale sindaco di superare il quorum per rendere valido il turno elettorale. L’altro delegato di lista di Pino Giuliano, invece, è stato anche il primo delegato della lista “Ricadi bene comune” che ha candidato a sindaco Giulia Russo, attuale primo cittadino.

Comune di Sorianello e Comune di Spilinga. E’ l’inchiesta “Luce nei boschi” a raccontare di presunti legami a Sorianello fra rieletti politici locali di maggioranza e defunti boss delle Serre. A Spilinga, invece, fra i consiglieri comunali figura anche una persona legata da rapporti di parentela acquisita con due fra i principali imputati dell’operazione antimafia denominata “Costa pulita” nei cui confronti, nel processo che si sta celebrando in abbreviato, la Dda ha chiesto 10 anni di reclusione a testa. AGGIORNAMENTO: il 31 luglio 2018 i due imputati di Spilinga sono stati condannati a 4 anni e 8 mesi ciascuno.

Comune di Joppolo. E’ stata anche qui la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, in una relazione a sottolineare l’alto rischio che corre il Comune di Joppolo. “L’insieme degli elementi emersi – ha scritto la Commissione antimafia – sebbene inidonei a fondare un provvedimento dissolutorio” (tanto è vero che il Tar del Lazio ed il Consiglio di Stato hanno poi annullato il precedente scioglimento per infiltrazioni mafiose) rappresentano una situazione ad alto rischio che, da anni, interessa Joppolo”. Un Comune dove una “diffusa illegalità  – ha evidenziato ancora l’Antimafia – ha caratterizzato i settori dell’amministrazione comunale”. La Commissione parlamentare antimafia non ha mancato poi di evidenziare che, secondo le indagini prefettizie, in un recente passato si sono registrati a Joppolo numerosi rapporti (intesi come parentele, frequentazioni, incontri o meri contatti) “tra gli appartenenti all’amministrazione comunale e soggetti, direttamente o indirettamente, riconducibili al clan Mancuso”. Da sottolineare, inoltre, che il processo nato dall’operazione “Chopin” sulle ville nella frazione di Coccorino – che vedeva fra gli imputati anche Giuliano Sterza, padre dell’attuale assessore Dino Sterza e dove il Comune di Joppolo si era costituito parte civile -, si è concluso con la prescrizione dei reati contestati, mentre congiunti di consiglieri comunali di maggioranza vengono citati in recenti inchieste antimafia come quella denominata “Costa pulita”. In particolare, lo zio di un consigliere comunale si sarebbe recato al bar “Tony” di Nicotera Marina per incontrare il boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, e discutere con lui di appalti pubblici e della Tangenziale Est di Vibo. Tale personaggio, già tecnico comunale e da ultimo in servizio al Comune di Ricadi e già coinvolto pure lui nell’inchiesta “Chopin” sulle ville a Coccorino, si sarebbe interfacciato pure con Antonino Accorinti, ritenuto il boss di Briatico. Nel novembre dello scorso anno, invece, è scoppiato il “caso” del consigliere comunale Mimmo Taccone il quale alla morte del boss di Cosa Nostra Totò Riina ha postato sul proprio profilo facebook il messaggio-shock “Un minuto di silenzio per lo zio Totò”. La vicenda – sollevata da un’inchiesta de Il Vibonese.it (Muore Totò Riina e nel Vibonese un consigliere chiede su facebook un minuto di silenzio per “zio Totò”) – dopo un tentativo di giustificazione del sindaco Carmelo Mazza e la richiesta del Codacons di un intervento dell’Antimafia, ha costretto i consiglieri comunali (ad oltre un mese dal messaggio shock) ad espellere Mimmo Taccone dal gruppo di maggioranza, il quale rimane però consigliere comunale. Il 2 giugno scorso, quindi, i carabinieri hanno arrestato per detenzione di armi e droga (19 involucri di marijuana, due pistole semiautomatiche con matricola abrasa con 36 colpi, una pistola revolver con relativi 50 colpi) alcuni stretti congiunti del consigliere comunale (zio paterno, zia e i due cugini). In tre scarcerati dal Riesame, detenuto resta attualmente Francesco Taccone, primo cugino del consigliere comunale. Infine, nel febbraio scorso è stato il consigliere comunale di maggioranza Antonio Loiacono a pubblicare sul proprio profilo facebook il video di una canzone che inneggia ai latitanti di ‘ndrangheta. Pubblicazione rimossa dopo un nostro articolo sulla vicenda (LEGGI QUI: Joppolo fra consiglieri al Tar contro il Comune e canzoni che inneggiano ai latitanti), mentre il sindaco Carmelo Mazza – dinanzi ad una serie di attentati contro una famiglia di Caroniti – aveva proposto a gennaio di convocare allo stesso tavolo vittime e carnefici (all’epoca ancora da individuare da parte dei carabinieri) per tutelare…la quiete pubblica (LEGGI QUI: Escalation criminale a Caroniti: il sindaco si propone quale “paciere” e scoppia la polemica). Nel mirino degli investigatori potrebbero finire anche le proroghe di alcuni appalti comunali ed un concorso indetto dal Comune ed attualmente fermo.

Comune di Zaccanopoli e Comune di Rombiolo. Nel primo caso sono un componente della giunta comunale ed uno del Consiglio comunale ad attirare l’attenzione. Si tratta di stretti congiunti di persone condannate in via definitiva per narcotraffico internazionale fra la Spagna e l’Italia, arrestate nel 2002 in un’operazione della Dda di Reggio Calabria denominata “Iberia 2”. Nel secondo caso è invece un’informativa dei carabinieri del Ros di Catanzaro, finita negli atti delle inchieste “Purgatorio” e “Black money”, a delineare le “cointeressenze economiche” di un consigliere comunale di opposizione di Rombiolo con il fratello, quest’ultimo con diversi precedenti penali (stupefacenti ed altro) e ritenuto vicino ad un esponente di spicco della “famiglia” Mancuso di Limbadi.

Comune di Serra San Bruno. Da tempo è un ente locale “attenzionato” dagli investigatori per una serie di presunti rapporti e frequentazioni fra eletti e criminalità. Da ultimo nel marzo scorso la polizia ha arrestato un giovane per detenzione ai fini di spaccio di marijuana, figlio del consigliere comunale Walter Lagrotteria, già assessore. Dopo la convalida e la scarcerazione in attesa del processo, il gip del Tribunale di Vibo ha disposto per il giovane l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria per due volte a settimana.

Comune di Dasà. Dal giugno del 2016 è sindaco Raffaele Scaturchio, figlio dell’ex primo cittadino Luciano Scaturchio, quest’ultimo arrestato nel 2000 nell’operazione denominata “Tuono” (all’epoca era in carica quale sindaco) con l’accusa di essere stato il capo carismatico di un gruppo dedito al racket e ad altre attività illecite. Nell’operazione rimasero coinvolti personaggi come Vincenzo Loielo di Gerocarne, poi ucciso nella strage di Ariola nel 2002, e Francesco Maiolo di Acquaro. Luciano Scaturchio al termine dei processi è stato condannato in via definitiva ed ha scontato la pena, ottenendo successivamente la riabilitazione.

Comune di Cessaniti. Da tempo in tale ente i carabinieri hanno acquisito diversa documentazione per far luce sulle attività dell’ente ed accertare l’esistenza di potenziali legami con la criminalità. Il fratello di un consigliere comunale nel settembre scorso è stato condannato per lesioni dopo un pestaggio ai danni del presidente della Cna di Vibo, mentre all’attività commerciale di uno stretto congiunto di un consigliere comunale è stata più volte revocata la licenza. Il sindaco, Francesco Mazzeo, si trova invece indagato in un’inchiesta del pm di Vibo, Benedetta Callea, per il reato di falso ideologico. E’ accusato nella qualità di commissario provinciale pro tempore dell’Anpvi onlus di Vibo di aver formato documenti falsi, predisponendo sul registro dell’associazione la falsa attestazione che una volontaria avesse svolto il servizio di assistenza a persona non vedente in tutti i giorni feriali di maggio, giugno e luglio 2013 e dal 3 all’11 febbraio 2014, quando in realtà – secondo gli inquirenti – la ragazza era “regolarmente impegnata in orario scolastico al liceo Scientifico di Vibo o nell’espletamento di esami all’Unical di Cosenza”.

Comune di Vibo Valentia e Provincia di Vibo Valentia. Non mancano infine i riferimenti contenuti in diverse inchieste antimafia per alcuni degli attuali consiglieri comunali – o loro stretti congiunti – della città capoluogo, tanto di maggioranza, quanto di minoranza. Ma anche a dipendenti comunali, come da ultimo contenuto pure negli atti dell’inchiesta denominata “Robin hood”. Non da meno, alla Provincia di Vibo dove legami o rapporti con alcuni eletti o loro congiunti vantano sia il clan Lo Bianco, quanto il clan dei Piscopisani ed i Mancuso. Questo il “quadro” delle criticità più evidenti con le quali si troverà a dover fare presto i conti il nuovo prefetto Giuseppe Gualtieri. Non è tuttavia escluso che l’attenzione degli organismi deputati al controllo sugli enti locali si sposti pure su altri Comuni del Vibonese ed in particolare su Francica, Zungri, Mileto e Sant’Onofrio, gli ultimi due già sciolti in passato per infiltrazioni mafiose al pari dei Comuni di Fabrizia, Stefanaconi e Soriano Calabro. Nel dicembre del 2010 per infiltrazioni mafiose è stata sciolta anche l’Azienda sanitaria di Vibo Valentia. 

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