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“Rinascita Scott 2”: la Provincia di Vibo parte civile contro il suo presidente

L’ente, individuato quale parte offesa dalla Dda di Catanzaro, decide di affidarsi con il vicepresidente ad un legale per affiancare la pubblica accusa e chiedere i danni agli imputati fra cui anche Salvatore Solano. Ecco tutti i risvolti di una situazione paradossale

“Rinascita Scott 2”: la Provincia di Vibo parte civile contro il suo presidente
Nicola Gratteri
Il procuratore Nicola Gratteri

Nessun passo indietro da parte del presidente della Provincia di Vibo Valentia, Salvatore Solano, dopo che martedì scorso la Dda di Catanzaro – guidata dal procuratore Nicola Gratteri – ha notificato all’ente da lui guidato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 85 imputati (con fissazione dell’udienza preliminare dinanzi al gup per il 4 ottobre), fra cui lo stesso Solano indagato nell’inchiesta “Rinascita Scott 2” (detta anche “Petrol Mafie”) per concorso morale nell’effettuare minacce nei confronti degli elettori, insieme al cugino Giuseppe D’Amico esecutore materiale, corruzione turbata libertà degli incanti (in quest’ultimo caso con l’aggravante mafiosa). La Provincia di Vibo Valentia – proprio per via di tali contestazioni mosse al suo presidente ed al reato di turbata libertà degli incanti mosso anche nei confronti dei dipendenti dell’ente Antonio Francolino, Isaia Angelo Capria e Gaetano Del Vecchio – è stata individuata dalla Dda di Catanzaro quale parte offesa e, quindi, l’ente ha deciso di deliberare la costituzione di parte civile. [Continua in basso]

Il “conflitto di interessi” di Solano

Salvatore Solano

Come superare però il chiaro “conflitto di interessi” del presidente Salvatore Solano (di cui nella delibera comunque non si fa alcun cenno) che, da un lato deve difendersi dalle accuse in udienza preliminare dinanzi al gup (e si è affidato per questo all’avvocato Tiziana Alfonsina Barillaro, suo legale di fiducia) e dall’altro deve costituire parte civile l’ente che presiede – conferendo l’incarico ad altro legale di fiducia – nello stesso procedimento che lo vede imputato e, quindi, contro se stesso? Nessun passo indietro dall’incarico di presidente, ma delibera del presidente n.209/2020 firmata in apposita seduta – oltre che dal segretario generale dell’ente Mario Ientile (per l’assistenza giuridico amministrativa)  – dal vicepresidente della Provincia di Vibo Valentia, Domenico Anello. “Ritenuta necessaria la costituzione di parte civile dell’Ente nel giudizio de quo – si legge nella delibera del presidente n.209/2020 e pubblicata sull’albo pretorio – al fine di evidenziare la volontà dello stesso di perseguire il risarcimento dei danni materiali e morali derivanti dalla fattispecie di cui trattasi” (quindi condividendo l’impianto accusatorio) ci si affida al “patrocinio dell’avvocato Maria Rosa Pisani, dipendente dell’Ufficio legale della Provincia di Vibo Valentia.

Domenico Anello

Dunque, il vicepresidente Domenico Anello ha deciso di affidarsi – con deliberazione che giuridicamente appartiene però al presidente o comunque all’Ufficio del presidente (quindi a Salvatore Solano), per come è dato evincere dalla stessa – all’avvocato Maria Rosa Pisani (dipendente dell’Ufficio legale della Provincia) per costituire l’ente presieduto da Salvatore Solano parte civile (e quindi chiedere i danni materiali e morali) nel procedimento “Rinascita Scott 2” che vede fra gli imputati lo stesso Solano e altri tre dipendenti della Provincia (dipendenti esattamente come l’avvocato Maria Rosa Pisani): Antonio Francolino, Isaia Angelo Capria e Gaetano Del Vecchio. [Continua in basso]

La posizione del vicepresidente Anello

Solano e Anello in una foto di repertorio

La situazione venutasi a creare (a poche ore, fra l’altro, dall’arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una scuola – il Nautico di Pizzo – su cui ha competenza la Provincia) si commenta da sola, atteso anche il silenzio generale sulla vicenda da parte di tutte le forze politiche (di destra, centro e sinistra e pure da parte di tutti i candidati alle regionali). Ma c’è molto di più. Se nell’aprile scorso – quando era scattata l’operazione “Rinascita Scott 2” – il segretario provinciale del Pd, Enzo Insardà, era stato fra i pochi a chiedere le dimissioni di Salvatore Solano alla luce dell’inchiesta, all’atto dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari del 3 agosto scorso, recapitato anche al presidente Solano, ben cinque consiglieri provinciali hanno inteso uscire allo scoperto per esprimergli pubblica vicinanza e fra loro c’era anche il vicepresidente dell’ente Domenico Anello. Lo stesso Anello (vice di Solano ed in tale ruolo nominato proprio da Solano) che ora, con “deliberazione del presidente”, firma la volontà di costituzione dell’ente quale parte civile (quindi condividendo l’impianto accusatorio della Dda) nel procedimento “Rinascita Scott 2” affidando l’incarico all’avvocato Maria Rosa Pisani (dipendente dell’ufficio legale della Provincia). Ma cosa scriveva e inviava agli organi di stampa Domenico Anello l’11 agosto scorso unitamente ad altri consiglieri provinciali?

Presto detto: «In riferimento alle ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto il presidente della Provincia di Vibo Valentia, Salvatore Solano, facendo seguito alla riunione tenutasi la scorsa settimana e ad un’approfondita analisi politico istituzionale della situazione», i consiglieri Domenico Anello,  Daniele Antonello Vasinton, Antonella Grillo, Francesco Artusa e Giuseppe Dato, hanno sottoscritto un documento per «esprimere vicinanza a Solano. Di Salvatore – si legge nella missiva – in questa consiliatura abbiamo apprezzato la dedizione e l’impegno condiviso nel risanare un Ente in stato di default finanziario che da anni non riusciva ad approvare il proprio bilancio. Siamo fiduciosi che dimostrerà la propria estraneità a quanto contestatogli nell’inchiesta. Certi che se così non dovesse essere, conoscendo l’uomo prima ancora che il presidente, sarà lui stesso a prendere nei tempi opportuni, la giusta decisione nel rispetto del Consiglio, dell’istituzione Provincia e dei cittadini del Vibonese».

La delibera per la costituzione di parte civile

Per il vicepresidente Domenico Anello, quindi (e l’ha messo nero su bianco), il suo presidente Salvatore Solano riuscirà a dimostrare “la propria estraneità rispetto a quanto contestatogli nell’inchiesta”. Peccato però che si tratti dello stesso geom. Domenico Anello che, nelle vesti di vice presidente, ha ora firmato la “deliberazione del presidente n.209/2021” (sbagliando fra l’altro l’anno e scrivendo 2020 invece che 2021) con la quale ha affidato l’incarico ad un legale di fiducia (dipendente dell’ente) affinchè tale avvocato affianchi la pubblica accusa – la Dda di Catanzaro – per sostenere la penale responsabilità degli imputati (e quindi anche del presidente Salvatore Solano) e chiedere il risarcimento dei danni (morali e materiali) a seguito delle condotte contestate. [Continua in basso]

Il ruolo della Prefettura di Vibo

Mangialavori, Solano, Santelli e Pasqua

Se la politica vibonese e calabrese ha deciso per il quasi totale silenzio sulla vicenda (soprattutto chi come Forza Italia ed il suo leader locale Giuseppe Mangialavori nel 2018 hanno fortemente voluto il sindaco di Stefanaconi Salvatore Solano alla guida della Provincia), diverso è il discorso per la Prefettura di Vibo Valentia che, con il nuovo prefetto Roberta Lulli, sarà ora chiamata a valutare eventuali infiltrazioni mafiose alla Provincia di Vibo. Questo perché i reati contestati a Salvatore Solano sarebbero stati commessi – secondo la Dda di Catanzaro – nell’esercizio delle sue funzioni di presidente (corruzione e turbata libertà degli incanti) e nella fase immediatamente antecedente (quella della campagna elettorale per la contestazione dello scambio elettorale politico-mafioso che avrebbe “inquinato”, ad avviso dei magistrati antimafia, la sua stessa elezione), ma soprattutto le accuse sono aggravate dal metodo mafioso e dalle finalità mafiose.
Da ricordare che, partendo proprio da accuse simili contestate al sindaco di Pizzo Calabro, Gianluca Callipo (abuso d’ufficio e concorso esterno in associazione mafiosa) in “Rinascita Scott”, gli organi elettivi del Comune di Pizzo sono stati sciolti – e sono ad oggi commissariati – per infiltrazioni mafiose.

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