sabato,Settembre 18 2021

‘Ndrangheta: inchiesta Petrol Mafie, indagato il presidente della Provincia di Vibo Solano

Avviso di conclusione indagini della Dda di Catanzaro. Nei confronti dell’esponente politico, che è anche sindaco di Stefanaconi, ipotizzato il reato di scambio elettorale politico-mafioso con il cugino Giuseppe D’Amico che si trova in carcere

‘Ndrangheta: inchiesta Petrol Mafie, indagato il presidente della Provincia di Vibo Solano
Salvatore Solano

C’è pure il presidente della Provincia di Vibo Valentia, Salvatore Solano, tra le 94 persone indagate dalla Dda di Catanzaro che ha notificato un avviso di conclusione indagini per l’operazione antimafia denominata “Petrol Mafie – Rinascita Scott 2”. Salvatore Solano, che è anche sindaco di Stefanaconi, è indagato per i reati di scambio elettorale politico-mafioso e corruzione: avrebbe chiesto sostegno elettorale al cugino Giuseppe D’Amico di Piscopio, ritenuto elemento di spicco dei clan, di procacciare voti in suo favore nei comuni di Vibo Valentia, Capistrano, Filandari, Francica, San Nicola da Crissa, Tropea “in cambio – secondo i magistrati della Dda di Catanzaro – del proprio stabile asservimento agli interessi del D’Amico, realizzato attraverso l’impegno permanente a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione di presidente della Provincia”.
Solano insieme a D’Amico e a tre dipendenti della Provincia è pure indagato per il reato di turbata libertà degli incanti e nei suoi confronti e del cugino Giuseppe D’Amico la contestazione è aggravata dalle finalità mafiose. [Continua in basso]

L’inchiesta Petrolmafie ha portato allo smantellamento di un consorzio tra organizzazioni criminali teso all’oligopolio nel settore carburanti. Il progetto di espansione commerciale avrebbe avuto tra i protagonisti i Mancuso di Limbadi che avevano nelle società dei D’Amico di Piscopio il terminale operativo.

Giuseppe D’Amico

I fratelli D’Amico (Giuseppe e Antonio, entrambi arrestati) sono primi cugini dell’attuale presidente della Provincia di Vibo Valentia, Salvatore SolanoGli indagati, in particolare – scrive la Dda – ostentavano la propria vicinanza a Solano Salvatore, sindaco di Stefanaconi, eletto presidente della Provincia di Vibo Valentia il 31 ottobre 2018. Vicinanza derivante dal rapporto di parentela che lega i D’Amico a Solano, loro primo cugino. Effettivamente la sussistenza di tale relazione di conoscenza e frequentazione era suffragata dall’attività investigativa, atteso che Solano risultava avere frequenti contatti telefonici con i fratelli D’Amico, con cui si incontrava anche in svariate occasioni”.

Il sostegno per la campagna elettorale di Solano

Tale relazione, ad avviso dei magistrati antimafia, comprendeva, tra l’altro, l’attivo endorsement fornito da Giuseppe D’Amico in occasione delle elezioni a presidente della Provincia dell’autunno 2018; quindi l’invito ad aderire alla massoneria e poi la trattazione di tematiche afferenti le dinamiche criminali del territorio”.

Il 31 ottobre 2018 si è votato per rinnovare il Consiglio provinciale ed eleggere il presidente della Provincia. Elezione che spetta ai sindaci ed ai consiglieri dei Comuni della provincia. Il voto è ponderato, in ragione della popolazione complessiva della fascia demografica del comune (più popoloso è il centro, maggior peso ha il singolo voto). Trattando dei rapporti intercorrenti tra Giuseppe D’Amico e Salvatore Solano – evidenzia la Dda di Catanzaro – si ritiene significativo riferire quanto carpito in ordine al supporto elettorale garantito dal primo al secondo, proprio in occasione delle menzionate consultazioni elettorali. Supporto elettorale che portava D’Amico a procacciare voti per Solano presso gli elettori dei Comuni di Vibo Valentia, Capistrano, Filandari, Francica, San Nicola da Crissa e Tropea“.

Lo scambio politico mafioso

L’accusa per Salvatore Solano è quella di scambio elettorale politico-mafioso in concorso con il cugino Giuseppe D’Amico. In particolare, Salvatore Solano “riceveva ed accettava – si legge nel capo di imputazione elevato dalla Dda di Catanzaro – la promessa di Giuseppe D’Amico, appartenente alla ‘ndrangheta, di procacciare voti presso gli elettori dei Comuni di Vibo Valentia, Capistrano, Filandari, Francica, San Nicola da Crissa, Tropea ed altri centri, anche mediante il ricorso alle modalità mafiose nell’ambito della procedura elettorale relativa alla nomina del presidente della Provincia di Vibo indetta per il giorno 31 ottobre 2018, in cambio del proprio stabile asservimento agli interessi di Giuseppe D’Amico, realizzato attraverso l’impegno permanente a compiere o omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione esercitata nonché contrari ai doveri d’Ufficio. In particolare: D’Amico Giuseppe, dopo avere confermato di essere impegnato per soddisfare le esigenze elettorali di Solano, anche recependo gli inviti del candidato affinché si interessasse a procurargli il voto di specifici elettori, nonché, effettivamente contattando i singoli elettori (tra i quali Mondella Antonio, all’epoca consigliere comunale di Francica, Tedesco Francescantonio, all’epoca consigliere comunale di Vibo Valentia, Muzzopappa Francesco Damiano, all’epoca consigliere comunale di Filandari) ed esortandoli reiteratamente ed insistentemente al voto, anche utilizzando modalità intimidatorie.

Sempre nel capo di imputazione mosso a Solano e D’Amico dalla Dda di Catanzaro è dato leggere che Giuseppe D’Amico avrebbe agito quale procacciatore di voti presso gli elettori dei Comuni di Vibo Valentia, Capistrano, Francica, San Nicola da Crissa ed altri, con modalità mafiose atte a diminuire la libertà degli elettori, esercitando pressioni per costringerli a votare in favore di Solano. In particolare, Giuseppe D’Amico, dando seguito alle richieste di Solano affinché si interessasse a procurargli il voto degli elettori della Provincia di Vibo Valentia, profferiva nei confronti dell’elettore Mondella Antonio, all’epoca consigliere comunale di Francica, espressioni del seguente tenore: “… eh … non devi cominciare però a Totò … a Totò … quando tu mi chiami a me io faccio come dici tu … a questo giro interessa a me … me ne devi dare tre … vabbò vedi tu … regolati tu … se mi merito tre fai tre … sennò fai come cazzo vuoi … io dico fai tre …; – profferiva poi nei confronti dell’elettore Francescantonio Tedesco, all’epoca consigliere comunale di Vibo Valentia, espressioni del seguente tenore: “eh ma sì … ma senza di te che auguri a lui… auguri al cazzo… che facciamo coglioneggiamo?…”; – pretendeva inoltre dagli elettori Fera Pasquale, all’epoca consigliere comunale di San Nicola da Crissa e da Martino Marco Pio, sindaco di Capistrano, l’invio di una prova fotografica a testimonianza dell’espressione del voto a favore del Solano, profferendo, tra l’altro, nei confronti del Fera, espressioni del seguente tenore: “gli ho detto “Se non gli mandi (incomprensibile) la foto a mio cugino sappi ti dico”…”.

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