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Gli imputati di Sant’Onofrio accusati di aver tagliato mille alberi di ulivo dopo il rifiuto di una cooperativa a cedere gratis l’olio. Domenico Bonavota latitante da novembre

Cronaca

Nuova udienza oggi del processo nato dall’operazione antimafia denominata “Talitha Kumi”, dal nome di una cooperativa agricola di Sant’Onofrio, presa di mira dai clan. Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia è stata la volta di due verbalizzanti, i marescialli Russo e Todaro, in ordine all’attribuzione dell’alias “Pino 38” a Giuseppe Barbieri, 45 anni, di Sant’Onofrio, imputato nel processo. Insieme a lui figurano imputati Domenico Bonavota, 40 anni, ritenuto a capo dell’omonimo clan ed attualmente irreperibile, e Domenico Cugliari, 60 anni, detto “Micu i Mela”, zio di Bonavota. Estorsioni e danneggiamenti, aggravati dal metodo mafioso, le contestazioni mosse agli imputati, accusati di aver tagliato nel 2011 mille alberi di ulivo della cooperativa dinanzi al rifiuto di uno dei titolari a cedere gratis al clan Bonavota 500 litri di olio all’anno. Il titolare della cooperativa sarebbe stato poi costretto a cedere un terreno al clan. Della cooperativa, oltre a Pietro Lopreiato, principale vittima delle pretese dei clan, facevano parte anche due sacerdoti: don Salvatore Santaguida, già parroco di Stefanaconi, e don Domenico Muscari, parroco di San Nicola da Crissa. La cooperativa aveva fra le finalità anche la gestione di terreni confiscati alla mafia ed era nata con un progetto finanziato dalla diocesi per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile nel meridione. La prossima udienza, fissata per il 17 maggio prossimo, è dedicata alla produzione documentale. Domenico Bonavota (in foto) risulta latitante  dal novembre scorso a seguito della condanna (in primo grado) all’ergastolo per l’omicidio di Domenico Di Leo (processo nato dall'operazione "Conquista"), commesso il 12 luglio 2014 a Sant’Onofrio. Domenico Cugliari è difeso dagli avvocati Francesco Muzzopappa e Michelangelo Miceli; Domenico Bonavota dagli avvocati Vincenzo Gennaro e Nicola Cantafora; Giuseppe Barbieri dagli avvocati Sergio Rotundo e Salvatore Staiano.   LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: si danno alla “macchia” Pasquale e Domenico Bonavota

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