‘Ndrangheta: riunione fra Black money e Purgatorio, deciderà il presidente della Corte d’Appello

In primo grado il Tribunale di Vibo Valentia ha respinto analoga richiesta della pubblica accusa nel processo contro il clan Mancuso

In primo grado il Tribunale di Vibo Valentia ha respinto analoga richiesta della pubblica accusa nel processo contro il clan Mancuso

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Sarà il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso, a decidere se il processo “Black money” contro il clan Mancuso e quello nato dall’operazione denominata “Purgatorio” dovranno essere riuniti per come chiesto dal pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, applicata per tali due procedimenti alla Procura generale per sostenere la pubblica accusa. A leggere stamane l’ordinanza con tale decisione è stata la presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, Anna Maria Saullo, dinanzi alla quale si trova il processo nato dall’operazione “Black money”. Il procedimento nato invece dall’inchiesta denominata “Purgatorio” è invece approdato dinanzi alla prima sezione penale della Corte d’Appello e vede imputati l’avvocato Antonio Galati, condannato in primo grado dal Tribunale di Vibo per concorso esterno in associazione mafiosa, e gli ex vertici della Squadra Mobile di Vibo Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò, entrambi assolti a Vibo dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa (il solo Rodonò condannato per rivelazione di segreti d’ufficio). 

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Imputati per “Black money” sono: Giovanni Mancuso, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per usura (richiesta del pm: 29 anni) e 9.000 euro di ammenda; Agostino Papaianni, 7 anni e 8 mesi di reclusione (richiesta pm: 28 anni e 6 mesi); Antonio Mancuso (cl. 1938), 5 anni di reclusione (27 anni la richiesta di pena); Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, assolto (26 anni e 6 mesi la richiesta del pm); Giuseppe Mancuso, 1 anno e 6 mesi anni di reclusione (19 anni la richiesta di condanna); Leonardo Cuppari, 5 anni di reclusione (12 anni e 6 mesi la richiesta della pubblica accusa); Antonino Castagna, imprenditore, assolto (12 anni la richiesta di pena); Gaetano Muscia, condannato a 7 anni di reclusione per usura ed estorsione (14 anni la richiesta del pm); Damian Fialek, condannato a 3 anni pure lui per usura ed estorsione (12 anni e 8 mesi la richiesta del pm); Antonio Velardo, immobiliarista napoletano, condannato a 4 anni di reclusione per reati finanziari (5 anni la richiesta); Antonio Prestia, imprenditore, 5 anni e sei mesi di reclusione (7 anni la richiesta del pm); Nicola Angelo Castagna, prescrizione dopo esclusione delle aggravanti delle modalità mafiose (3 anni la richiesta di pena del pm). Nel collegio difensivo degli imputati sono impegnati gli avvocati: Armando Veneto, Giuseppe Di Renzo, Mario Bagnato,  Domenico Chindamo, Francesco Gambardella, Patrizio Cuppari, Sergio Rotundo, Francesco Stilo, Aldo Labate, Nicola Cantafora, Francesco Sabatino, Michelangelo Miceli, Salvatore Staiano, Leopoldo Marchese, Antonio Porcelli, Gianfranco Giunta, Francesco Calabrese. Per le parti civili gli avvocati: Giovanna Fronte, Claudia Conidi, Giuseppe Lavigna, Domenico Talotta.  

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