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Il figlio e il genero della mistica, Salvatore Nicolace e Tonino Lucchese, scrivono al vescovo Renzo e al presidente Anastasi ricordando il testamento spirituale della Serva di Dio e invocando collaborazione e dialogo 

Il recente insediamento del Tribunale diocesano
Cronaca

La controversia tra diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio della Anime” di Paravati, sul tema delle riforme statutarie richieste dal vescovo Luigi Renzo, sta creando dei distinguo anche tra i figli naturali di Natuzza Evolo. Il 6 aprile, giorno dell’insediamento del tribunale chiamato a trattare il processo di beatificazione della mistica, il figlio Antonio è intervenuto ringraziando il presule per quanto fatto affinché la mamma venisse elevata all’onore degli altari. Sabato scorso, a dire la loro sono stati il figlio Salvatore e il genero Tonino Lucchese, con una missiva inviata a monsignor Renzo e al presidente Pasquale Anastasi, letta nel corso dell’assemblea dei soci fondatori. Dopo aver ringraziato la diocesi “per l’impegno e l’interesse manifestato in questi anni verso la figura e l’opera di nostra madre poi verso il suo processo di beatificazione e canonizzazione”, e la Fondazione ed i suoi volontari “per aver accolto egregiamente la cerimonia d’insediamento del tribunale ecclesiastico”, nella lettera viene ricordato, tra l’altro, che sono trascorsi ormai 33 anni da quando l’associazione, poi trasformata in Fondazione, “si è adoperata con grandi sacrifici e con l’aiuto dei soci e dei sostenitori per portare a compimento l’opera descritta alla mamma dalla Madonna nel 1944. Noi non dimentichiamo e non dimenticheremo mai - si aggiunge - che lei definiva la Fondazione la sua ‘sesta figlia, la più amata’! È vivo il ricordo di quando la spianata, ora lastricata in pietra, era solo terra battuta e mancavano persino i servizi e qualunque cosa potesse dare ristoro a tutta quella folla che conveniva. Adesso è una meraviglia vedere realizzato questo luogo di pace e amore, un’impresa che sembrava davvero impossibile. L’amarezza è immensa, quindi, nel leggere articoli di giornale che non rendono minimamente merito a tutto ciò che è stato fatto. Da quando il 1° agosto 2017 è stato emesso il decreto di revoca del culto, tutto il bene fatto in 31 anni dalla Fondazione sembra essersi dissolto, e con esso la gratitudine a tutti i soci, a padre Michele Cordiano e don Pasquale Barone che sino all’ultimo si sono presi cura dei nostri genitori”. 

I due autori esprimono a questo punto perplessità, anche in virtù della lettura del libro “Il mio incontro con Natuzza” scritto nel 2014 da monsignor Renzo, in cui il presule “ha pubblicamente esternato plauso e stima incondizionata verso l’opera della Fondazione, manifestando la chiara convinzione che essa e ogni cosa nata in seno a essa, per impulso della mamma, fosse stato a lei richiesto dalla Santissima Vergine”. Dopo averne riportato a conferma “alcuni passi significativi”, i due ricordano, poi, che, “come chiese espressamente nostra madre a tutti noi suoi figli”, non si sono mai intromessi nei fatti riguardanti la Fondazione, “e anche negli ultimi 2 anni non abbiamo inteso farlo, restando silenziosi ed equidistanti in una controversia che pure ci rattrista moltissimo”. Ai tanti che si chiedono come si sarebbe comportata in tale situazione e se avrebbe obbedito accettando tutte le modifiche richieste allo statuto, rispondono di non poterlo fare in sua vece, “né ci sogniamo di dire che dal Cielo possa parteggiare per l’uno o per l’altro, come se ci si trovasse di fronte a due contendenti di una cosa di poco prezzo. L’unica cosa certa - rimarcano - è che non avrebbe mai rinnegato per obbedienza le apparizioni e i colloqui con Gesù, la Madonna e le anime dei santi e defunti che si son sempre presentati durante il corso di tutta la sua vita, per indicare ai propri cari su questa terra, per volere del Signore, la via della salvezza e dell’unica vera gioia. Proprio da questi colloqui - aggiungono - sono scaturiti il suo testamento spirituale e lo stesso statuto della Fondazione. Per obbedienza, da ragazza, accettò di essere ricoverata in manicomio, ma non disse di non vedere Gesù e la Madonna. Per obbedienza ogni messaggio quaresimale da me (Salvatore) battuto a macchina da scrivere veniva sempre fatto leggere al vescovo prima della sua diffusione perché controllasse che il testo fosse conforme alla dottrina e nulla, a mia memoria, fu mai cancellato perché contrario alle verità della nostra fede o non coerente con esse”. 

I due si dicono anche dell’avviso che, qualora fosse ancora in vita, Natuzza avrebbe suggerito “la via della pace e della rinuncia agli orgogli personali” e si sarebbe adoperata per fare in modo che vescovo e presidente rinunciassero a qualcosa “per amore di Gesù, per un bene immenso quale appunto la salvezza delle anime per la quale il Cristo s’immolò sulla Croce. Non conosciamo nei dettagli quanto siano profonde le modifiche in discussione - proseguono - e quanto possano snaturare l’attuale statuto perché noi non siamo parte della Fondazione per volontà di nostra madre. Ma siamo comunque portati a credere che se vostra eccellenza ha sollecitato l'apertura del processo di beatificazione è perché non ha mai dubitato che la mamma abbia detto il vero e quindi che abbia realmente vissuto ogni sua esperienza mistica, anche i colloqui con Gesù e la Madonna. Non si può credere a una Natuzza ‘in parte’. E se si crede a lei, a ciò che ha fatto e al perché lo ha fatto, non si può non credere che tutti i suoi atti a partire dal testamento spirituale che ha voluto incardinato nello statuto della fondazione siano, per usare le sue stesse parole, eccellenza, ‘espressione del divino’. Perché proporre una revisione profonda dello statuto, modificandone varie parti? Di certo - concludono - dialogando e ricordando la scaturigine di quell’atto giuridico si può riuscire a modificare la forma senza alterarne la sostanza. In ogni caso, essendo la Fondazione nostra ‘sorella’ chiediamo sia al suo Presidente e al consiglio d’amministrazione, sia a Vostra Eccellenza, di accudirla, di proteggerla e farla crescere nel seno della Chiesa, dialogando incessantemente affinché si possa giungere presto ad una soluzione”.

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