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Il presule miletese nella lettera inviata a sacerdoti e laici sottolinea la frenesia del mondo odierno in cui bisogna trovare lo spazio per sentirsi «creature di Dio»

Cronaca

La necessità, come singoli e come Chiesa, di ricuperare un volto di novità, «quella novità che ci è sollecitata tra l’altro dal nostro Sinodo Diocesano in svolgimento, fondata sulla riscoperta della gioia di testimoniare il Vangelo». E di vedere concretizzata, quindi, una Chiesa disposta «a dotarsi di ogni strumento per rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura». Questo e tant’altro emerge dal messaggio inviato dal vescovo Luigi Renzo a sacerdoti, consacrati e laici della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, in occasione della Santa Pasqua. Una lettera accorata, dal titolo “Dalla luce di Pasqua la gioia di essere amati”, in cui il presule sottolinea anche che, «in questo nostro mondo che corre veloce per proprio conto e che cerca ragioni, spesso senza senso», per gioire e sperare come Chiesa «siamo chiamati a dare ragione della nostra fede e della nostra gioia di sentirci creature amate da Dio, dono ed icone di quel Gesù che oggi celebriamo Risorto. In questo giorno di luce, in cui si riaccende la fiamma delle cose - afferma monsignor Renzo nel suo messaggio - l’esistenza riprende a splendere nella sua bellezza, il nostro pellegrinare sulla terra si allieta di sogni e di canzoni di amore, Gesù fa risplendere la vita per riaprire su di noi e sul mondo finestre di cielo. Il giorno più brutto della storia così si illumina di Dio e si trasforma nel giorno più bello, quello della Risurrezione, il giorno senza tramonto, in cui festeggiamo il passaggio alla vita nuova. Non dobbiamo meravigliarci se la Risurrezione risulti umanamente difficile da comprendere: è un’esperienza esclusiva di Cristo, non associabile alla esperienza normale di un uomo e di una donna. Del resto - aggiunge - i testi evangelici riferiscono come sia stato complicato anche per gli stessi discepoli credere ed accettare che Gesù era morto ed è ritornato in vita. E se è stato difficile per i testimoni oculari, è comprensibile che lo sia anche per noi. Ma con Dio non possiamo ragionare con le nostre logiche». 

In questo contesto, per monsignor Renzo la nostra Risurrezione richiede uno slancio di fede, «il solo che ci consente di valicare i limiti dell’umano, riconoscere il Risorto ed accoglierlo nel concreto della nostra vita con lo spirito e la volontà dei discepoli di Emmaus, dopo che ebbero vissuto con Gesù la gioia dello “spezzare il pane”. In modo da far sì che anche noi siamo capaci, ogni qualvolta che partecipiamo alla celebrazione eucaristica, di gridare la nostra gioia a tutti allo stesso modo: “Non ci ardeva forse il nostro cuore mentre conversava con noi lungo la via?”. Pasqua è luce - prosegue il presule miletese - è luce di amore, è luce di redenzione. È di questa luce che l’umanità ha oggi bisogno più che mai per uscire dal tunnel di una vita sciatta, vuota e soprattutto triste. A noi cristiani in particolare è affidato lo stesso compito dei discepoli di Emmaus, di essere, cioè, “servi gioiosi di speranza” per illuminare la storia quotidiana nostra e del mondo col passo di Dio. Non si tratta, allora - puntualizza - solo di ricordare l’evento della Pasqua: occorre renderlo evidente nella nostra testimonianza di parole e di condotta, in attesa che anche noi, quando al Signore piacerà, possiamo essere resi conformi al Signore Risorto».

Lacnews24.it
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