‘Ndrangheta: i nuovi assetti dei clan a Vibo, Stefanaconi, Piscopio e Sant’Onofrio

Il pentito Raffaele Moscato svela la nascita di nuove cosche dopo lo scontro con il clan Patania

Il pentito Raffaele Moscato svela la nascita di nuove cosche dopo lo scontro con il clan Patania

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Svela anche i nuovi assetti della ‘ndrangheta su Vibo Valentia e dintorni dopo l’omicidio di Fortunato Patania del settembre del 2011, il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato. Verbali del tutto inediti, agli atti dell’inchiesta “Rimpiazzo”, che fanno comprendere le diverse dinamiche criminali all’indomani della guerra di mafia fra il clan Patania di Stefanaconi ed il clan dei Piscopisani, ma anche fra gli stessi Patania ed altro clan di Stefanaconi che, anche secondo Moscato, sarebbe guidato da Emilio Bartolotta, coinvolto nell’eliminazione di Michele Penna. Il collaboratore di giustizia conferma così la formazione di una nuova ‘ndrina a Vibo Valentia staccatasi dal clan Lo Bianco per volontà di Francesco Scrugli e Andrea Mantella. “Di tale ‘ndrina – spiega Moscato facevano parte anche Salvatore Morelli, detto Turi l’Americano e Antonio Pardea detto U Ranisi”, quest’ultimo da un paio di giorni scomparso da Vibo Valentia insieme a Bartolomeo Arena. La novità nelle dichiarazioni di Moscato sta nel fatto che a capo di tale nuova ‘ndrina di Vibo Valentia sarebbe stato posto uno zio di Antonio Pardea, “tale Camillò di cui non ricordo il nome – dichiara Moscato – poiché per questioni di donne non si è potuto mettere a capo lo stesso Andrea Mantella”.

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Tale ‘ndrina – ad avviso del collaboratore – sarebbe nata in contemporanea al nuovo locale di Sant’Onofrio guidato dai fratelli Bonavota, mentre su Stefanaconi si sarebbe assistito alla nascita di un nuovo locale di ‘ndrangheta del tutto distaccato dai figli di Fortunato Patania. “A Natale del 2012 – racconta Moscato – mi sono recato a Sant’Onofrio da Domenico Bonavota che aveva la sorveglianza speciale e che aveva mandato a chiamare Rosario Battaglia a Piscopio. Poiché sia io che Battaglia avevamo la misura dell’obbligo di dimora a Vibo, lui non è voluto andarci e ha mandato me. Era il 24 dicembre del 2012 – ricorda Moscato – e a casa di Domenico Bonavota, in bagno, dopo aver aperto i rubinetti, mi disse due nomi dei capi del nuovo locale di Stefanaconi, tra cui Franzè, uno che cinque o sei anni fa era in galera in Spagna, con il figlio che ci dava informazioni sulla cosca Patania. L’altro nuovo capo di Stefanaconi di cui mi disse Domenico Bonavota era invece Salvatore Patania, fratello di Fortunato Patania e quindi zio dei fratelli Patania (figli di Fortunato). Io però bloccai subito Domenico Bonavota – conclude Moscato – poiché non mi sembrava opportuna la scelta di farmi andare a Sant’Onofrio per dirmi quelle cose, in un momento in cui eravamo in guerra con i Patania e quindi mettendo a rischio la mia stessa vita”. Assetti criminali di recente messi in crisi proprio per via dell’avvio della collaborazione con la giustizia di Raffaele Moscato, seguito da Andrea Mantella e che hanno portato ad operazioni antimafia importanti come “Conquista” contro il clan Bonavota, “Outset” ed ora l’inchiesta “Rimpiazzo” destinata ad allargarsi alla luce dei tanti filoni investigativi aperti dalle dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia e non solo.  In foto: Salvatore Morelli e Domenico Bonavota

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