Limbadi, l’ex sindaco Morello dopo la sentenza del Tar: «Marchio infamante sul paese»

Per il già primo cittadino, la conferma della legittimità dello scioglimento del consiglio comunale è «la conclusione di un teorema che criminalizza chi lotta contro la criminalità» 

Per il già primo cittadino, la conferma della legittimità dello scioglimento del consiglio comunale è «la conclusione di un teorema che criminalizza chi lotta contro la criminalità» 

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L'ex sindaco Morello (in piedi)
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«Questa è la giustizia di tempi bui che criminalizza chi lotta contro la criminalità a viso aperto da una vita. Si è voluto con lucida determinazione mettere un marchio infamante su un paese di grandi tradizioni democratiche, su una popolazione che ha sempre rifiutato di convivere con la mafia. La storia farà quello che non ha fatto la giustizia e restituirà l’onore a questa comunità e alla sua amministrazione che ha operato con trasparenza e nella legalità per il bene pubblico». È quanto dichiara l’ex sindaco di Limbadi, Pino Morello, in seguito alla sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso presentato dallo stesso Morello e da altri amministratori avverso lo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune, avvenuto nell’aprile dello scorso anno. Per Morello, si è di fronte alla «conclusione di un teorema secondo cui l’Amministrazione di un comune come Limbadi, dove ha origine una potente consorteria mafiosa, deve essere naturalmente condizionata da quella consorteria. La gente di Limbadi e non solo di Limbadi sa come stanno realmente le cose. E basta leggere la sentenza, paradossalmente, per rendersi conto che siamo persone per bene a cui nulla può essere addebitato. Colgo un evidente imbarazzo nella sentenza del Tar del Lazio che, per confermare il commissariamento, dopo avere smantellato la relazione della commissione d’ accesso – conclude l’ex sindaco -, è costretta a utilizzare espressioni come “appare inverosimile” e “probabilmente” per affermare in pratica che non “potevamo non sapere”. Ma che cosa, se abbiamo agito, come è scritto, all’interno delle leggi?».

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