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Accertamenti tecnici irripetibili sui telefonini sotto sequestro. Dalle carte dell’inchiesta emerge la subordinazione della vittima nei confronti dei fratelli Prostamo ed un diffuso clima di omertà

Cronaca

E’ stato fissato per giovedì mattina alle ore 13 il conferimento dell’incarico ad un perito - da parte dei pm della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci - per procedere ad accertamenti tecnici irripetibili su alcuni telefonini sequestrati nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 26enne Francesco Vangeli ed in particolare per analizzare quanto archiviato attraverso il sistema ICloud. Dalle carte dell’inchiesta emerge intanto la circostanza che se la sparizione di Francesco Vangeli in un primo tempo era apparsa “come un caso di “lupara bianca”, attesa l’autovettura incendiata nei pressi del fiume Mesima e la disputa amorosa per la contesa di una donna”, durante le investigazioni “è invece apparsa, in tutta la sua durezza, la matrice ‘ndranghetista – rimarca la Dda – di un evento che non aveva di certo la connotazione esclusiva di un omicidio passionale. Alla base vi sono dei debiti di droga e delle armi che hanno indotto i vertici della consorteria di San Giovanni di Mileto a colpire aspramente il picciotto infedele” ovvero Francesco Vangeli. I “nuovi elementi acquisiti nel corso delle indagini” avrebbero quindi permesso “di riscontrare come ulteriore movente dell’omicidio, oltre alla relazione con Alessia Pesce, anche i debiti di droga maturati da Francesco Vangeli nei confronti di Giuseppe Prostamo, nonché la mancata restituzione – sottolinea la Dda - dell’arma da fuoco ad Antonio e Giuseppe Prostamo”. Più cause, quindi, avrebbero concorso alla sparizione ed al brutale omicidio di Francesco Vangeli, con gli inquirenti convinti che dalle investigazioni sia “emerso il rapporto di subordinazione – scrivono – di Vangeli nei confronti dei Prostamo: in tal senso si traggono elementi utili dalle sommarie informazioni testimoniali rese da Pesce Alessia e da Porretta Alessio il 10 ottobre 2018 ed il 4 ottobre 2018 anche in relazione ad attività illecite per le quali i Prostamo – soprattutto Giuseppe – erano soliti avvalersi dell’ausilio di Vangeli come la custodia dell’arma consegnata nel 2017, l’esplosione di colpi d’arma da fuoco in una località di Mileto per conto di Pino Prostamo, e i piccoli traffici di droga, tanto che lo stesso Vangeli – ad avviso della Dda – aveva un debito proprio nei confronti di Giuseppe Prostamo”.

Il rapporto di reverenza/gerarchia per gli inquirenti viene inoltre “constatato in occasione del litigio tra Francesco Vangeli e la fidanzata Alessia Pesce a fine luglio 2018 quando Antonio Prostamo ordina a Francesco Vangeli di lasciarla stare, nonché ad inizio agosto 2018 quando lo stesso Antonio Prostamo pretende ed ottiene che sia proprio Francesco Vangeli ad accompagnare Alessia Pesce nella sua abitazione, dove i due (Prostamo e la Pesce) consumeranno un rapporto sessuale”. Dalle dichiarazioni di Alessia Pesce emerge poi che sarebbe stato lo stesso Francesco Vangeli a riprendere nell’occasione “la ragazza ed a riaccompagnarla a casa e non mancano dei passaggi in cui la relazione di Alessia Pesce con Antonio Prostamo sembra il frutto di una sorta di imposizione”. Colpisce a tal proposito l’espressione “il porco ha fatto il bastardo a metà mese”, riferita da Alessia Pesce ad Antonio Prostamo, in un momento successivo alla scoperta della gravidanza, mentre si interroga sulla paternità della bambina.   [Continua dopo la pubblicità]

La soggezione di Francesco Vangeli ai fratelli Giuseppe ed Antonio Prostamo emergerebbe infine nei messaggi del 17 agosto 2018, allorquando Antonio Prostamo si rivolge a Francesco Vangeli “con chiari toni intimidatori, invitandolo a “fare l’uomo” e preannunciando il suo proposito: "ti faccio sciogliere”. Per i pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo ed Annamaria Frustaci, ed i carabinieri del Norm di Vibo emerge così “in tutta la vicenda la condizione di coartazione psicologica ed omertà dei protagonisti: nessuna denuncia da parte di Francesco Vangeli per i toni minatori adoperati dal rivale via messaggi; nessun gesto di ribellione da parte di Alessia Pesce neppure per le percosse subite da Antonio Prostamo nel corso della gravidanza e l’essersi addirittura la ragazza trasferita da Prostamo all’indomani della morte del fidanzato Vangeli”. Una brutta storia, dunque, dove non è stato da meno il contegno "omertoso dei soggetti vicini alle famiglie di ‘ndrangheta chiamati in causa da Francesco - invitato nella notte del 9 ottobre dello scorso anno a presentarsi per un chiarimento nell’abitazione di San Giovanni di Mileto dei Prostamo - a garanzia della propria incolumità”. Nell’ambito dell’inchiesta, oltre ai fratelli Antonio e Giuseppe Prostamo, 30 e 33 anni, indagati per omicidio e soppressione di cadavere (difesi dall’avvocato Giuseppe Grande), risultano indagati: Fausto Signoretta, 28 anni, di Nao di Ionadi (accusato di favoreggiamento personale e difeso dall’avvocato Giovanni Vecchio); Alessio Porretta, 23 anni, di Filandari; Alessia Pesce, 20 anni, di Pizzinni di Filandari (indagata per false dichiarazioni al pm).  In foto in alto: Antonio Prostamo al momento dell'arresto. Nei riquadri e in basso: Giuseppe Prostamo e Francesco Vangeli   LEGGI ANCHE: Delitto Vangeli, si stringe il cerchio sui fiancheggiatori dei Prostamo - Video

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