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Corruzione, richiesta di rinvio a giudizio per l’ex giudice Petrini e il sindaco di Rende

La Procura di Salerno chiede al gup il processo per l’ex presidente della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e per Marcello Manna

Corruzione, richiesta di rinvio a giudizio per l’ex giudice Petrini e il sindaco di Rende
Marco Petrini

di Luana Costa

Dovranno comparire il prossimo 24 marzo dinanzi al gup del Tribunale di Salerno, il sindaco di Rende e presidente di Anci Calabria, Marcello Manna, e l’ex presidente di Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini. Corruzione in atti giudiziari, aggravata dalle finalità mafiose, il reato ipotizzato nei loro confronti.
La Procura di Salerno ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Marco Petrini (difeso dall’avvocato Francesco Calderaro) e per Marcello Manna (difeso dall’avvocato Armando Veneto), quest’ultimo accusato di aver corrotto l’ex magistrato per ottenere una sentenza favorevole al suo assistito: l’assoluzione di Francesco Patitucci già in primo grado condannato a 30 anni  di carcere per il delitto di Luca Bruni ma assolto dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. Nel maggio del 2019 Marco Petrini avrebbe ricevuto dalle mani dell’avvocato Marcello Manna la somma di 5mila euro in contanti quale corrispettivo dell’assoluzione.  [Continua in basso]

Il caso del lungometraggio

Marcello Manna

Secondo la ricostruzione della Procura il denaro contante sarebbe stato contenuto in una busta da lettera e consegnata al giudice nel suo ufficio in Corte d’Appello. Il magistrato avrebbe poi accettato di ricevere ulteriori utilità a vantaggio di Mario Vitale, cugino di Stefania Gambardella e compagna di Marco Petrini. In tal senso, l’avvocato Marcello Manna si sarebbe posto quale intermediario con l’ex presidente della Fondazione Calabria Film Commission, per far ottenere al giovane un finanziamento per la realizzazione di un lungometraggio: 175mila con la stipula di una convenzione avvenuta nell’ottobre del 2019.

Il clan Lanzino-Patitucci

Il magistrato per favorire la posizione dell’imputato Patitucci avrebbe posto in essere «un atto contrario ai doveri di ufficio consistito nell’alterare la dialettica processuale inquinando metodologicamente l’iter decisionale della Corte d’Assise d’Appello da lui presieduta con sentenze contaminate in radice dagli eventi corruttivi». Il reato è aggravato dalle modalità mafiose per aver agevolato la cosca Lanzino-Patitucci.     

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