mercoledì,Giugno 29 2022

Concorsi truccati all’Università di Reggio, nei guai il rettore e 4 docenti

Interdetti il rettore Zimbone e il prorettore Catanoso. Le indagini della Guardia di finanza scaturiscono da un esposto in Procura presentato da una candidata alla carica di ricercatore

Concorsi truccati all’Università di Reggio, nei guai il rettore e 4 docenti
Foto dalla pagina fb dell'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

La Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura, ha eseguito otto misure interdittive nei confronti tra gli altri, del rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Santo Marcello Zimbone (dieci mesi), e del pro rettore vicario Pasquale Catanoso (12 mesi) e di altre 6 persone tra docenti e dipendenti dell’ateneo. Il provvedimento è stato disposto dal Gip su richiesta della Procura diretta da Giovanni Bombardieri. Le indagini nascono da un esposto presentato da una candidata non risultata vincitrice in occasione dell’espletamento della procedura di valutazione per un posto di ricercatore. Gli indagati sono i professori Santo Marcello Zimbone (attuale rettore), Pasquale Catanoso (attuale prorettore vicario), Ottavio Salvatore Amaro, Adolfo Santini, Massimiliano Ferrara, Antonino Laboccetta Antonino, e i dipendenti: Alessandro Taverriti, Rosario Russo. [Continua in basso]

Perquisizioni e richiesta documenti

Contestualmente, i finanzieri stanno dando esecuzione a decreti, disposti dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, di perquisizione domiciliare e personale nei confronti di 23 soggetti, di perquisizione di sistemi informatici/telematici in uso all’Università, nonché di richiesta di consegna di documentazione ritenuta essenziale ai fini probatori. L’operazione costituisce l’esito di un’articolata indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria che ha consentito di ipotizzare – fatte salve successive valutazioni di merito – condotte illecite, commesse in un arco temporale molto significativo, dal 2014 al 2020, integranti l’esistenza di un’associazione dedita alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione e contro la fede pubblica nella direzione e gestione dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e delle sue articolazioni compartimentali. [Continua in basso]

I reati contestati

Le procedure comparative e concorsuali riguardavano indistintamente le posizioni di ricercatori, di professori ordinari e associati, di assegnisti di ricerca nonché le selezioni per l’accesso ai dottorati di ricerca e ai corsi di specializzazione. Inoltre, sulla scorta delle indagini poste in essere venivano riscontrate ulteriori e molteplici irregolarità nella gestione delle risorse universitarie: le autovetture di servizio, infatti, venivano sistematicamente sottratte alle loro finalità istituzionali per essere utilizzate ai fini privati, nonché taluni appalti dei lavori edili di manutenzione dei locali universitari venivano assegnati in assenza di apposite procedure di gara e sulla base di false prospettazioni della realtà fattuale. Peraltro, l’indebito utilizzo delle risorse dell’ente non ha riguardato solo le autovetture di servizio, le contestazioni di peculato concernono, infatti, anche le carte di credito intestate all’Università, reiteratamente utilizzate per pagare spese di natura prettamente personale.

Le condotte contestate agli indagati sono associazione a delinquere, concussione, corruzione, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e peculato.

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