lunedì,Luglio 4 2022

Omicidio Palmieri a Paravati, condanna pure in appello per Nicola Polito

I giudici di secondo grado rideterminano la pena ma confermano la responsabilità colposa per il fatto di sangue avvenuto l’1 aprile del 2020

Omicidio Palmieri a Paravati, condanna pure in appello per Nicola Polito
A sinistra la vittima Francesco Palmieri, a destra Nicola Polito
La Corte d'Appello di Catanzaro
La Corte d’Appello di Catanzaro

La Corte d’Appello di Catanzaro (presidente Adriana Pizzo, a latere i giudici Giovanna Mastroianni e Ippolita Luzzo) ha rideterminato la pena nei confronti di Nicola Polito, 35 anni, attualmente agli arresti domiciliari a Mileto, condannato pure in secondo grado per l’omicidio del cugino Francesco Palmieri, assassinato l’1 aprile del 2020 a Paravati, in pieno lockdown. Dalla condanna a 8 anni e 2 mesi, rimediata in primo al termine di un processo celebrato con rito abbreviato celebrato dinanzi al gup del Tribunale di Vibo, Nicola Polito – difeso dall’avvocato Salvatore Sorbilli – passa ora in secondo grado alla pena di 6 anni e 2 mesi e 12mila euro di multa. I giudici hanno infatti ritenuto assorbiti in un unico reato le contestazioni relative al porto in luogo pubblico ed alla detenzione illegale di un fucile e da qui la rideterminazione della pena. Resta confermato il delitto colposo di omicidio, a fronte di una morte che sarebbe stata quindi la conseguenza di un altro reato. Cade la volontarietà dell’azione omicidiaria così come sostenuta dalla pubblica accusa. I familiari della vittima, ovvero i genitori, Antonio Palmieri ed Elvira Rocco, e i fratelli Antonella e Giuseppe, erano assistiti dagli avvocati Giuseppe Monteleone e Antonio Porcelli. Nicola Polito è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali sostenute dalle parti civili.

Nicola Polito

Secondo la sentenza di primo grado (ora confermata anche dalla Corte d’Appello), la morte di Francesco Palmieri sarebbe stata un fatto accidentale, verificatosi al culmine di un alterco tra Nicola Polito, che imbracciava un fucile illegalmente detenuto, e Pasquale Evolo, a sua volta a giudizio davanti al Tribunale monocratico di Vibo Valentia, assistito dall’avvocato Filippo Accorinti. Polito e Evolo avrebbero avuto un acceso diverbio in strada, a Paravati, in ragione di un debito di pochi euro per la cessione di sostanze stupefacenti. Nel tentativo di disarmare Polito sarebbe partito dal fucile un colpo che ha attinto Francesco Palmieri alla testa, provocandone la morte. Dirimente, nella ricostruzione della dinamica, una perizia dei carabinieri del Ris di Messina che hanno isolato sul grilletto dell’arma, il profilo genetico del solo Evolo. I familiari della vittima ed in particolare la madre – con l’assistenza dei rispettivi difensori – hanno invece sempre contestato come l’azione omicidiaria fosse ascrivibile principalmente al cugino, che nei giorni precedenti avrebbe – secondo la famiglia Palmieri – anche minacciato la vittima. Le stesse parti civili avevano altresì sollevato forti dubbi sull’effettiva condotta di Pasquale Evolo, i cui indumenti, unitamente a quelli di un suo congiunto a sua volta presente sulla scena del delitto, furono rinvenuti dai carabinieri all’interno della lavatrice subito dopo la tragedia.

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