lunedì,Dicembre 5 2022

Sentenza Imponimento e voti del clan Anello, De Nisi annuncia querela per il pentito e Morra

Dopo le motivazioni della sentenza che condannano il collaboratore di giustizia Angotti anche per il presunto sostegno elettorale della cosca di Filadelfia in favore dell’allora sindaco e poi presidente della Provincia di Vibo, il consigliere regionale De Nisi si affida ai suoi legali e attacca pure il presidente della Commissione parlamentare antimafia

Sentenza Imponimento e voti del clan Anello, De Nisi annuncia querela per il pentito e Morra
Francesco De Nisi
Francesco De Nisi

«Ho appreso da un articolo pubblicato su un quotidiano on line locale e da un post del Senatore Morra che tale Angotti Giovanni, collaboratore di giustizia, sarebbe stato condannato, in quanto autoaccusatosi, di un preteso sostegno elettorale da parte della cosca Anello-Fruci nei miei confronti in elezioni comunali e provinciali risalenti nel tempo». Così il consigliere regionale di “Coraggio Italia”, Francesco De Nisi, dopo la pubblicazione sulla nostra testata della notizia in ordine alle motivazioni della sentenza Imponimento con la quale è stato condannato a 4 anni di reclusione il collaboratore di giustizia, Giovanni Angotti, per il reato di associazione mafiosa comprensivo anche – stando alle motivi del verdetto ed al capo di imputazione – dell’apporto elettorale (presunto sino al terzo grado di giudizio) del clan Anello di Filadelfia nei confronti dell’allora sindaco e poi presidente della Provincia di Vibo, Francesco De Nisi. (LEGGI QUI: Imponimento: per il giudice provato l’appoggio elettorale del clan Anello di Filadelfia al politico De Nisi) [Continua in basso]

«Intendo precisare – dichiara De Nisi – che quando ho avuto notizia sempre e solo dagli stessi organi di stampa, due anni fa, della pendenza di tale procedimento, ripeto non a mio carico e rispetto al quale sono completamente estraneo, ho trasmesso una dettagliata nota alla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro e a quelle di Vibo Valentia e Lamezia Terme.

Con tale nota, carte alle mani, dimostravo non solo la mia lontananza rispetto a tali mondi criminali, ma di come sin dall’inizio del mio impegno pubblico e sino ad oggi tali realtà io le abbia in concreto sempre contrastate e combattute. Ripeto non a parole, ma con le concrete azioni amministrative; circostanze , peraltro, ben note alle Autorità Requirenti della Calabria. Rilevavo e documentavo di come le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Angotti Giovanni fossero completamente destituite di fondamento e contrastassero con i fatti e con gli atti.
Avendo, ora, appreso della notizia solo dalla stampa mi riservo di leggere la sentenza e di esprimere all’esito le mie valutazioni, ma ritengo sin da ora che la scelta del rito abbreviato da parte dell’Angotti abbia precluso l’acquisizione del materiale da me inviato alle Procure e che il Giudice abbia deciso senza averlo esaminato. 

Ad ogni modo, ho dato incarico agli avvocati Luigi Panella e Franco Giampà di sporgere, a questo punto, denuncia per diffamazione, calunnia e per ogni altro reato rinvenibile nei confronti del collaboratore di giustizia Angotti Giovanni per le condotte perpetrate a mio danno.
Non posso, pur tuttavia, che esprimere il mio disappunto di come una tale vicenda, del tutto infondata, sia stata addirittura strumentalizzata dal senatore Morra che nella sua qualità di Presidente della Commissione Antimafia avrebbe potuto azionare ben altri strumenti per conoscere la verità dei fatti. Ma ancora più grave è la circostanza di come egli abbia potuto coinvolgere un Sindaco ed una Amministrazione Comunale eletti solo nel mese di ottobre 2021 e che nulla hanno a che fare con tali vicende risalenti nel tempo e quando le importanti e positive  iniziative giudiziarie avevano ormai decimato la presenza di tali cosche sul territorio. Evidentemente a lui i fatti e le persone non interessano essendo egli impegnato ormai da tempo in una campagna elettorale senza il minimo rispetto del buon senso e  delle regole istituzionali.
Ho dato, pertanto, mandato ai miei avvocati di agire anche nei suoi confronti a tutela della mia dignità e onorabilità, perché a questo punto è giusto – conclude il consigliere regionale Francesco De Nisi – che chi getta fango infondatamente ne paghi le conseguenze». 

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