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Morra al Viminale dopo sentenza Imponimento: «Di Vibo e della Calabria interessa qualcosa?»

Il presidente della Commissione parlamentare antimafia interviene dopo il deposito delle motivazioni del verdetto di primo grado nelle quali il giudice dà per provato il sostegno elettorale del clan Anello al politico Francesco De Nisi. Morra chiama in causa pure il senatore Quagliariello e la Prefettura

Morra al Viminale dopo sentenza Imponimento: «Di Vibo e della Calabria interessa qualcosa?»
Il Viminale, Nicola Morra ed il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese
Nicola Morra

Arriva la reazione del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, rispetto alle notizie pubblicate sulle motivazioni della sentenza per l’operazione antimafia Imponimento, scattata nel luglio del 2020 con il coordinamento della Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri. Attraverso un Post su Facebook, il senatore Nicola Morra anche questa volta non le manda a dire e chiama in causa il Viminale, la Prefettura di Vibo Valentia ed il senatore Gaetano Quagliariello, atteso che il presunto beneficiario dei voti del clan Anello – ad avviso del giudice – sarebbe stato Francesco De Nisi (all’epoca candidati alle comunali di Filadelfia e poi alle provinciali di Vibo), attuale segretario regionale di “Coraggio Italia – Italia al Centro”.

Ecco il Post integrale pubblicato da Nicola Morra su Facebook: [Continua in basso]

L’aula del maxiprocesso Imponimento

Vibo, Vibo, terra di sofferenza ed incomprensioni.
Ma perché dalla Prefettura non danno cenni di vita? Pochi giorni fa il giudice Francesco Rinaldi di Catanzaro ha depositato le motivazioni della sentenza di 1° grado, con rito abbreviato, relativa all’operazione antimafia promossa dalla DDA catanzarese “Imponimento” contro il clan Anello.
Bene, fra i condannati risulta anche il collaboratore di giustizia Giovanni Angotti, cui è stata comminata una pena detentiva di 4 anni per associazione mafiosa; allo stesso Angotti si è riconosciuto di essersi occupato dal 2008 al 2010, per conto del clan Anello di Filadelfia, di far convogliare il sostegno elettorale ai candidati vicini alla consorteria, come in occasione dell’appoggio elettorale fornito a De Nisi Francesco alle elezioni provinciali del 2004 e del 2008”.
E chi è Francesco De Nisi?
De Nisi, attuale consigliere regionale e già sindaco di Filadelfia, è attualmente il segretario regionale del partito “Coraggio Italia – Italia al centro” che ha fra i suoi fondatori e leader nazionali il senatore Gaetano Quagliariello, oltre che il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti.
Nella sentenza in questione il giudice del Tribunale catanzarese scrive che “la cosca Anello si è occupata dell’acquisizione di voti, in occasione delle competizioni elettorali, a favore di De Nisi Francesco, anche con intimidazioni – mediante percosse, uso di armi, danneggiamento dei veicoli mediante incendio – e con la consegna di denaro agli elettori, ottenendo a favore di De Nisi l’elezione quale sindaco di Filadelfia. Angotti ha spiegato che in alcune occasioni sono state consegnate agli elettori schede elettorali già compilate”.
Per il giudice che ha emesso sentenza di condanna è provato che l’attuale consigliere regionale eletto con il centrodestra Francesco De Nisi abbia avuto il sostegno elettorale del clan ‘ndranghetistico degli Anello in occasione delle elezioni comunali di Filadelfia ed anche di quelle provinciali di Vibo Valentia, quando De Nisi è divenuto nel 2008 presidente della Provincia di Vibo con il centrosinistra.
A fronte di tutto ciò, atteso che il Comune di Filadelfia è dall’ottobre del 2021 politicamente di nuovo governato dalla famiglia De Nisi attraverso suoi uomini di fiducia, quale conoscenza ha della vicenda giudiziaria – di cui hanno scritto pochissimi organi di stampa – il prefetto di Vibo Roberta Lulli?
Come intende comportarsi?
Ed il senatore Gaetano Quagliariello, spesso presente in provincia di Vibo negli ultimi anni, cosa ha da commentare, da dire, da aggiungere, a fronte di una sentenza di un giudice della Repubblica che chiama in causa (pur non essendo indagato) il segretario regionale in Calabria del suo partito?
Ad ora si è registrato, neppure stranamente, soltanto un assordante silenzio!!! Esattamente come quando ho ricordato altre vicende, sia quelle relative al senatore Mangialavori, sia quelle concernenti la partecipazione del sottosegretario Nesci ad un matrimonio particolare.
Qui c’è da domandarsi se le sentenze di un giudice hanno più valore in questo Paese, sempre che Vibo Valentia e la Calabria interessino al Viminale ed al paese tutto.
Scommettiamo che la risposta evocherà il famoso motto fascista “Me ne frego”?

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