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Accesso negato agli atti della Porto di Tropea spa: Prefettura e sindaco rispondono a due consiglieri

A cinque mesi dalla richiesta e dopo l’intervento del 13 agosto del presidente della Commissione antimafia Nicola Morra arrivano ai consiglieri Piserà e L’Andolina le Pec di risposta ma vi sono dubbi sulla struttura della società. Ecco tutti i passaggi della vicenda ed i documenti resi pubblici

Accesso negato agli atti della Porto di Tropea spa: Prefettura e sindaco rispondono a due consiglieri
Antonio Piserà (Noi con Salvini)
Antonio Piserà

Registra un nuovo “capitolo” la vicenda della mancata consegna ai consiglieri di minoranza del Comune di Tropea, Antonio Piserà e Massimo L’Andolina, di alcuni documenti della “Porto di Tropea spa” (bilanci ed altro ancora) richiesti da oltre un anno e sollecitati poi alla Prefettura di Vibo Valentia con apposita Pec in data 4 marzo 2022, atteso il perdurante silenzio dell’amministrazione comunale al riguardo. Il consigliere comunale Antonio Piserà, attraverso un Post sul proprio profilo Facebook, ha infatti reso noto che sia la Prefettura di Vibo Valentia che il sindaco di Tropea hanno risposto martedì scorso (16 agosto) con apposite Pec alla sua richiesta del 4 marzo, negando entrambi l’accesso agli atti della “Porto di Tropea spa” spiegando che si tratta di una società mista a capitale pubblico minoritario in cui il Comune detiene quote per il 30% e che quindi non c’è un “rapporto di dipendenza fra il Comune di Tropea e la “Porto di Tropea spa”. Piserà, oltre ad un video riassuntivo della vicenda in cui annuncia che interesserà della questione direttamente il presidente della Repubblica per avere accesso ai documenti richiesti, ha pubblicato anche le risposte integrali ottenute dalla Prefettura di Vibo, a firma del viceprefetto Roberto Micucci, e dal sindaco Giovanni Macrì. [Continua in basso]

La Prefettura di Vibo

Colpiscono due aspetti: in entrambi i documenti si dà atto che la nota inoltrata dalla Prefettura porta la data del 7 marzo 2022. Dunque, per oltre cinque mesi i due consiglieri comunali non hanno ottenuto alcuna risposta. Il 13 agosto scorso, quindi, stante il perdurante silenzio, il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, ha pubblicato sulla propria bacheca Facebook un duro commento – chiamando direttamente in causa il prefetto, Roberta Lulli – per le mancate risposte ai due consiglieri comunali. Dopo il Post – come per “miracolo” – la Prefettura di Vibo ha inviato delle Pec di risposta ai consiglieri comunali Antonio Piserà e Massimo L’Andolina, e così anche il sindaco Giovanni Macrì con prot. 17990 avente ad oggetto la “nota della Prefettura di Vibo del 7 marzo 2022”. Non sappiamo se la Prefettura ed il sindaco avrebbero ugualmente risposto in pari data – il 16 agosto scorso, ad oltre cinque mesi dal 7 marzo – ai due consiglieri comunali senza l’intervento del presidente della Commissione parlamentare antimafia ripreso da (quasi) tutti gli organi di informazione.

Registriamo il dato di fatto non smentibile da alcuno: per oltre un anno i due consiglieri comunali chiedono – e  non ricevono alcuna risposta dall’amministrazione comunale di Tropea – i bilanci ed altri documenti della “Porto di Tropea spa”. Il 7 marzo scorso si vedono costretti – visto il silenzio – a rivolgersi direttamente alla Prefettura la quale però non risponde se non dopo l’uscita sulla vicenda del presidente della Commissione parlamentare antimafia.

Il presidente della Commissione antimafia Nicola Morra

Secondo aspetto non passato inosservato agli occhi dei cittadini ed al centro delle discussioni in queste ore a varie latitudini: la Prefettura di Vibo Valentia – con il capo di Gabinetto Roberto Micucci – nell’inoltrare giorno 16 agosto la Pec di risposta ai consiglieri comunali Piserà e L’Andolina con data di uscita “4 marzo 2022”, dopo aver ricordato la normativa in materia di accesso agli atti in aziende partecipate, ha chiesto al “signor sindaco di Tropea ed al presidente del Consiglio comunale di Tropea a voler valutare, per quanto di rispettiva competenza, la possibilità di poter fornire notizie in ordine all’effettiva sussistenza di un rapporto di dipendenza tra l’ente locale e la Porto di Tropea spa”. Lo stesso viceprefetto nella medesima Pec di risposta ai consiglieri Piserà e L’Andolina – inviata per conoscenza anche al sindaco ed al presidente del Consiglio comunale – ha anche messo nero su bianco il seguente passaggio: “Con riferimento alla Porto di Tropea spa”, stando alle informazioni apprese tramite fonti aperte, essa rappresenterebbe azienda partecipata dal Comune di Tropea nella misura del 20% del capitale societario”. La riposta del sindaco alla nota della Prefettura è arrivata nella stessa giornata del 16 agosto scorso e dà conto che attualmente la quota di partecipazione del Comune nella Porto di Tropea spa è del 30% e solo originariamente del 20%. [Continua in basso]

Il sindaco Giovanni Macrì

Anche in questo caso colpiscono nella vicenda due aspetti: 1) la Prefettura in riferimento alla struttura societaria della Porto di Tropea spa ha usato il condizionale “rappresenterebbe”…., ed ha poi messo nero su bianco che tali informazioni le apprese da internet (consultazione di “fonti aperte”); 2) per avere chiarimenti sulla struttura societaria della Porto di Tropea spa, la Prefettura ha chiesto notizie – oltre ai due consiglieri comunali Piserà e L’Andolina – anche al sindaco ed al presidente del Consiglio comunale. Domanda quasi scontata a questo punto: chi controlla che le risposte fornite dai due consiglieri (che ritengono la Porto di Tropea spa una società soggetta alle regole di accessibilità proprie delle pubbliche amministrazioni) e dal sindaco (che ritiene invece inesistente un rapporto di dipendenza tra Comune e Porto di Tropea spa) siano tecnicamente e giuridicamente corrette? Risposta quasi ovvia: la stessa Prefettura. Ed allora che senso ha chiedere pareri e notizie ai due consiglieri comunali, al sindaco ed al presidente del Consiglio comunale (la risposta di quest’ultimo non è ancora pervenuta) se è comunque la Prefettura che è tenuta a accertare – attraverso altri canali – la struttura giuridica della Porto di Tropea spa e, quindi, la correttezza delle risposte fornite dal sindaco e dai consiglieri? In altre parole: la Prefettura per avere contezza dell’assetto societario della Porto di Tropea spa si deve davvero affidare alle opinioni (rispettabili ma pur sempre opinioni di parte ed in questo caso pure contrapposte) di un sindaco, di due consiglieri comunali e di un presidente del Consiglio comunale?

L’avvocato Sandro D’Agostino

Tralasciamo, al momento, la questione se la Porto di Tropea spa sia partecipata o dipendente dal Comune di Tropea poiché la giurisprudenza al riguardo non è per nulla chiara (approfondiremo in seguito tale aspetto e fermo restando che i sindaci hanno l’obbligo di riferire periodicamente in Consiglio comunale – testo unico 175/2016 – sull’andamento delle società in cui il Comune è socio), ma resta un interrogativo: senza l’intervento del presidente della Commissione parlamentare antimafia, i consiglieri L’Andolina e Piserà quanto ancora avrebbero dovuto aspettare per avere una risposta alla loro nota del 4 marzo? Ed ancora: sarà anche vero che non vi è un rapporto di dipendenza fra Comune e Porto di Tropea spa, ma non va trascurato che è stato il Comune il 5 dicembre 2018 a nominare il presidente del Consiglio di amministrazione della Porto di Tropea spa, di cui fanno parte la Sigep, che detiene il pacchetto di maggioranza, il Comune e la “Mare Nostrum”. Lo stesso presidente del Cda, Sandro D’Agostino, il 2 febbraio 2021 in Consiglio comunale a Tropea ha illustrato i conti della società Porto di Tropea spa spiegando che l’indebitamento supera i 400mila euro.

Restano naturalmente tuttora aperte le vicende sollevate dal presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra (che mercoledì è stato proprio a Tropea), in ordine al pericolo di infiltrazioni mafiose nei lavori del Porto (il consigliere Piserà nel Post ha ricordato che la struttura è destinataria di due finanziamenti: uno da cinque milioni di euro, l’altro per 4 milioni e mezzo) così come al Comune in cui il senatore ha chiesto da tempo alla Prefettura l’invio di una commissione di accesso agli atti.

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