sabato,Aprile 20 2024

Omicidio De Pietro a Piscopio, Moscato in aula: «Rosario Fiorillo voleva uccidere pure la madre»

Deposizione del collaboratore di giustizia che ha svelato alla Corte d’Assise di Catanzaro le confessioni di “Pulcino” e dei cugini Sarino Battaglia e Michele Fiorillo. Il fatto di sangue l’11 aprile 2005 dinanzi al cimitero

Omicidio De Pietro a Piscopio, Moscato in aula: «Rosario Fiorillo voleva uccidere pure la madre»
Nel riquadro a sinistra Antonio De Pietro, a destra il collaboratore Raffaele Moscato
moscato raffaele
Raffaele Moscato

Deposizione del collaboratore di giustizia Raffaele Moscato dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro (presidente il giudice Alessandro Bravin) nel processo che mira a far luce sull’omicidio di Antonio De Pietro di Nicotera, impiegato della direzione provinciale del lavoro di Vibo Valentia, freddato a colpi di pistola nei pressi del cimitero di Piscopio l’11 aprile 2005. Sul bando degli imputati ci sono Rosario Battaglia, 38 anni, e Michele Fiorillo, 36 anni, alias “Zarrillo”, entrambi di Piscopio.

Raffaele Moscato – elemento di spicco del clan dei Piscopisani – nel corso del suo esame condotto dal pm della Dda di Catanzaro, Andrea Buzzelli – ha confermato in aula (collegato in videoconferenza da una località segreta) quanto in parte dichiarato nel 2018 a verbale al pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, al pm della Procura di Vibo Concettina Iannazzo ed agli uomini della Squadra Mobile di Vibo. [Continua in basso]

Gli investigatori sul luogo dell’omicidio di De Pietro

«L’omicidio è nato dal fatto – ha riferito Moscato – che una persona aveva truffato Immacolata Fortuna, ovvero la mamma di Rosario Fiorillo, benchè i due avessero una relazione sentimentale». La posizione di Rosario Fiorillo, 33 anni, di Piscopio, alias “Pulcino” – cugino di Battaglia e “Zarrillo” –è stata stralciata in quanto quindicenne all’epoca dei fatti e quindi competente per lui il Tribunale per i minorenni. E’ accusato di essere stato l’esecutore materiale del fatto di sangue. «Dell’episodio della truffa da parte di Antonio De Pietro alla mamma di Rosario Fiorillo sono venuto a conoscenza – ha spiegato Moscato – per avermelo riferito sia Rosario Fiorillo che Rosario Battaglia. La relazione tra De Pietro e la madre di Rosario Fiorillo era segreta perché si voleva evitare che la gente del paese potesse venirne a conoscenza. Per questo motivo Rosario Fiorillo, Rosario Battaglia e Michele Fiorillo hanno deciso di uccidere questo soggetto. Dell’omicidio – ha aggiunto Moscato – era a conoscenza anche Davide Fortuna al quale era stata rivelata l’intenzione di commettere il delitto».

Battaglia fiorillo

Davide Fortuna – cugino di Battaglia e Fiorillo – è stato poi ucciso nel luglio del 2012 sulla spiaggia di Vibo Marina dal clan Patania di Stefanaconi. «L’omicidio di Antonio De Pietro è stato commesso da Rosario Fiorillo con una pistola 357 magnum che gli aveva regalato il cugino Davide Fortuna e che io sappia non era un’arma utilizzata per altri reati. Rosario Fiorillo – ha ricordato il collaboratore Moscato – mi ha riferito di essersi recato presso il cimitero di Piscopio a bordo di un’auto condotta da quello che al tempo era il compagno della madre, ovvero Antonio De Pietro, e una volta nei pressi del cimitero aveva aperto il fuoco e lo aveva ucciso. A quel punto Rosario Fiorillo lasciava l’auto e veniva recuperato da Rosario Battaglia e Michele Fiorillo. La scusa utilizzata da Rosario Fiorillo per rimanere solo con la vittima è stata quella di recarsi al cimitero di Piscopio dove era sepolta la nonna di Fiorillo dopo essere andati a mangiare un gelato. Inizialmente era stato stabilito che a commettere l’omicidio dovevano essere Rosario Battaglia e Michele Fiorillo. Tuttavia Rosario Fiorillo ha preso l’iniziativa dopo averla pianificata con Rosario Battaglia e Michele Fiorillo». Raffaele Moscato ha quindi spiegato che il piano iniziale prevedeva che Rosario Fiorillo convincesse la vittima a recarsi al cimitero di Piscopio e qui dovevano entrare in azione Rosario Battaglia e Michele Fiorillo per ucciderlo. Antonio De Pietro sarebbe stato quindi ritenuto dagli imputati “colpevole” di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con Maria Concetta Immacolata Fortuna, madre di Rosario Fiorillo, a causa della quale la donna stava dilapidando il patrimonio dell’intera famiglia. Tale rapporto more uxorio sarebbe stato fortemente osteggiato da Rosario Fiorilloritenuto l’esecutore materiale del delitto ma aiutato per compiere il delitto da Rosario Battaglia e Michele Fiorillo.  [Continua in basso]

«Pulcino voleva uccidere la madre»

fortuna maria concetta
Maria Concetta Fortuna

«Rosario Fiorillo aveva addirittura l’intenzione di uccidere la propria madre – ha svelato Moscato – ma l’omicidio non si verificò unicamente per l’intercessione di Rosario Battaglia in quanto come regola della ‘ndrangheta non si possono uccidere le proprie madri».

A Rosario Battaglia – difeso dagli avvocati Walter Franzè e Salvatore Staiano – e Rosario Fiorillo (la cui posizione è stralciata e procede il Tribunale dei minori, difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Walter Franzè) sono contestati, inoltre, i reati di detenzione e porto di armi in luogo pubblico, con le aggravanti del metodo mafioso e della premeditazione del delitto. Michele Fiorillo, alias “Zarrillo”, è difeso dall’avvocato Diego Brancia. Proprio le difese degli imputati (avvocati Staiano, Franzè e Brancia) hanno proceduto al controesame di Raffaele Moscato ponendo ulteriori domande su ruoli, recupero di Rosario Fiorillo e mezzo utilizzato per l’omicidio ottenendo la conferma di parte del precedente racconto reso dal collaboratore nei verbali.

Michele Fiorillo

Michele Fiorillo ha scontato 8 anni in via definitiva per associazione mafiosa dopo la condanna rimediata al culmine dell’operazione “Crimine” della Dda di Reggio Calabria, scattata nel 2010, quale vertice del clan dei Piscopisani. E’ coinvolto attualmente anche nell’operazione Rinascita-Scott (dove al termine del rito abbreviato è stato condannato a 5 anni di reclusione). Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo il 5 luglio scorso sono stati invece condannati in via definitiva a 30 anni di reclusione a testa per l’omicidio (settembre 2011) di Fortunato Patania, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Stefanaconi. Nel processo “Rimpiazzo”, invece, Rosario Fiorillo è stato condannato in primo grado dal gup distrettuale (processo con rito abbreviato) a 19 anni e 4 mesi di reclusione, mentre Rosario Battaglia è stato condannato dal Tribunale di Vibo Valentia l’11 aprile scorso a 28 anni di reclusione.

LEGGI ANCHE: Operazione “Rimpiazzo”: l’ascesa e il declino del clan dei Piscopisani in 400 pagine di sentenza

‘Ndrangheta: omicidio Patania, tre condanne a 30 anni in Cassazione per i Piscopisani

‘Ndrangheta: clan dei Piscopisani, chieste in appello 21 condanne per l’operazione “Rimpiazzo”

Processo “Rimpiazzo” a Vibo contro i Piscopisani: ecco la sentenza

Articoli correlati

top