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Operazione “Rimpiazzo”: l’ascesa e il declino del clan dei Piscopisani in 400 pagine di sentenza

Il Tribunale di Vibo deposita le motivazioni del verdetto con il quale nell’aprile scorso ha deciso 20 condanne e 13 assoluzioni

Operazione “Rimpiazzo”: l’ascesa e il declino del clan dei Piscopisani in 400 pagine di sentenza
Il procuratore Gratteri in Questura a Vibo per l'operazione "Rimpiazzo"
Il giudice Tiziana Macrì

Sono state depositate le motivazioni della sentenza con la quale l’11 aprile scorso il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha deciso per 20 condanne e 13 assoluzioni al termine del processo nato dall’operazione antimafia denominata “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani. Si tratta di una sentenza per molti versi storica perché per la prima volta dopo l’operazione “Crimine” del 2010 – portata a termine dalla Dda di Reggio Calabria – viene riconosciuta l’esistenza di un nuovo “locale” di ‘ndrangheta nel Vibonese: quello di Piscopio. Ecco cosa scrive la presidente del Collegio, Tiziana Macrì, giudice estensore dei motivi della sentenza che si compongono di 412 pagine: [Continua in basso]

«Gli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria consentono di concludere nel senso che il sodalizio oggetto di giudizio costituisca fatto nuovo e diverso dal precedente. Le risultanze emerse in dibattimento dimostrano l’esistenza di un sodalizio che non ha formato oggetto di accertamento nella sentenza coperta da giudicato», vale a ire la sentenza nata dall’operazione “Crimine”.

«All’esito di trattative condotte tra i promotori del gruppo dei Piscopisani, Fiorillo Michele, Fiorillo Rosario, Battaglia Rosario e Galati Salvatore Giuseppe con esponenti della ‘ndrangheta reggina, veniva costituito un nuovo locale con una compagine ed una gerarchia diverse dal precedente locale. La creazione di una nuova articolazione territoriale periferica, inserita nell’ambito del più ampio e complesso organismo ‘ndranghetista, è, invero, circostanza da sola sufficiente a far sorgere un pericolo per l’ordine pubblico ed integrare gli estremi del reato di cui all’art. 416 bis c.p.» ovvero l’articolo che punisce l’associazione mafiosa. Ed ancora: «Le dichiarazioni del collaboratore Bartolomeo Arena, riscontrate dalle contestuali captazioni, dimostrano in termini tecnicamente apprezzabili l’attualità del sodalizio fino al momento della pronuncia della sentenza di primo grado. Non osta a tale conclusione lo stato di detenzione di diversi sodali, poiché in tema di associazione per delinquere di stampo mafioso, il sopravvenuto stato detentivo non esclude la permanenza della partecipazione al sodalizio».

Andrea Mantella

Sui collaboratori di giustizia Raffaele Moscato, Andrea Mantella, Bartolomeo Arena, Daniele Bono, il Tribunale si esprime in termini di credibilità in ordine alle loro dichiarazioni. «Le rispettive propalazioni hanno sovente contenuto confessorio- rimarca la sentenza – con ciò dimostrando l’effettiva volontà di rescissione dal mondo criminale di appartenenza. Le dichiarazioni acquisite si presentano specifiche, coerenti nel contesto generale delle complessive deposizioni, costanti e spontanee».

Andrea Mantella – che collabora dal 16 maggio 2016 – ha quindi raccontato «oltre trent’anni di criminalità organizzata, avendo raggiunto doti di ‘ndrangheta sino al Quartino ed al Tre-quartino. Quanto ai Piscopisani, Mantella ha riferito che aveva intrattenuto rapporti già con i vertici anziani del vecchio sodalizio, vale a dire Francesco D’Angelo, alias Ciccio Ammaculata e Pino Galati, proseguendo con quelli che oggi – si legge in sentenza – sono i pilastri dell’ala militare dei Piscopisani come Rosario Fiorillo, alias Pulcino, e Rosario Battaglia, alias Saro/Sarino. Al fine di tenere sotto controllo i Piscopisani, Saverio Razionale “gli infiltra” il nipote Gregorio Gasparro ed il Mantella allo stesso fine… gli inocula Scrugli, che era il braccio destro del Mantella fino a quando poi venne ucciso». [Continua in basso]

I Piscopisani predestinati a morire o sparire a livello giudiziario

Pino Galati

Il Tribunale valorizza quindi le dichiarazioni sul punto di Andrea Mantella il quale ha dichiarato che «i Piscopisani erano già dei predestinati che dovevano sparire o a livello giudiziario o a livello di essere uccisi a loro volta e questo progetto era ben noto a me, a Saverio Razionale che ci siamo parlati tante volte…».
Mantella ha riferito del succedersi delle due diverse compagini dei cd. Piscopisani. «Tra i componenti di quella risalente vi erano Galati Giuseppe, alias Pino u Ragioniere, D’Angelo Francesco, alias Ciccio a Mmaculata, La Bella Domenico, alias Mico u’ revolver, Pino Fiorillo, fratello di Fiorillo Nazzareno, detto u Tartaru, ed altri». Il collaboratore ha precisato che «Ciccio Ammaculata era storicamente legato ai Mancuso di Limbadi. Il nuovo sodalizio dei Piscopisani venne sponsorizzato a San Luca affinché venisse riconosciuto da “Mamma ndrangheta”, da Franco D’Onofrio e da Peppe Commisso, u Mastru. I vertici originari non hanno però aderito al nuovo clan poiché erano legati da rapporti amicali e di interesse con i Mancuso di Limbadi. Si trattava, comunque, di un sodalizio che non era ben visto da alcuno ed era predestinato a morire sul nascere».

Mantella precisava che le «decisioni strategiche venivano assunte da Giuseppe Galati, alias il ragioniere, Fiorillo Nazzareno u Tartaru, Battaglia Rosario e Fiorillo Rosario. Battaglia Rosario e Fiorillo Rosario unitamente a Fortuna Davide e Sasha oltre che a Fiorillo Michele, alias Zarrillo, erano i più sanguinari. Quest’ultimo era particolarmente preparato ed anche furbo perché era il pupillo di Saverio Razionale, l’unico destinato a salvarsi all’esito della distruttiva strategia criminale in atto». [Continua in basso]

Francesco D’Angelo imputato in Petrol Mafie

Quanto a Bartolomeo Arena, il Tribunale sottolinea in sentenza che il suo gruppo operativo su Vibo Valentia manteneva «ottimi rapporti con i Piscopisani attraverso Salvatore Morelli».
Con specifico riferimento al clan dei Piscopisani il collaboratore ha «riferito di un’articolazione originaria operante negli anni settanta e capeggiata da Francesco D’Angelo detto Ciccio Ammaculata di cui facevano parte i Lo Giudice, i La Bella, i Giamborino, Lele Patania. Il clan si distingueva ulteriormente nel clan di Piscopio di sopra e clan di Piscopio di sotto. Di quest’ultimo facevano parte i Cirianni, Piperno detto “U Tanguni”, e altri. Di Piscopio di sopra facevano parte tutti gli altri vale a dire Lo Giudice, La Bella, Giamborino, Fiorillo Giuseppe, padre di Fiorillo Michele, detto Zarrillo, Galati Giuseppe, detto il Ragioniere. Bartolomeo Arena chiarisce ulteriormente che si trattava di Giamborino Fiore e del fratello, e di La Bella Domenico, detto Micu u Revolver. Egli apprese tali circostanze – spiega il giudice in sentenza – da suo nonno Pugliese Carchedi Vincenzo, all’epoca elemento di vertice del clan Pardea».

Nel 2000 inizia a farsi così strada «un gruppo di ragazzi particolarmente intraprendenti dei Piscopisani cui il collaboratore riconduce l’omicidio di tale De Pietro che aveva una relazione sentimentale con la madre di Rosario Fiorillo, detto Pulcino, il quale volle “ripristinare” l’onore familiare, nonché l’omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi, cugino dell’Arena. Questi apprese tali circostanze da Francesco Antonio Pardea e Morelli Salvatore. Comincia, così, a sorgere l’esigenza di far riconoscere il nuovo locale di Piscopio a Polsi e ciò avvenne grazie all’intercessione di Franco D’Oonofrio che consentì la presentazione del locale a Peppe Commisso “il Mastru” e Domenico Oppedisano ed altri soggetti all’epoca molto influenti a Polsi e che avevano il potere di armare l’apertura del nuovo locale».

Un capitolo a parte dedica poi la sentenza a Raffaele Moscato, intraneo proprio al clan dei Piscopisani ed anche per il Tribunale il collaboratore di giustizia più importante dell’inchiesta.

Questi i condannati e gli assolti:

  • 12 anni Giuseppe Salvatore Galati, di 58 anni, detto “Pino il ragioniere”, indicato quale “capo società” del clan dei Piscopisani (il pm aveva chiesto 16 anni);
  • 13 anni e 11 mesi Nazzareno Galati, di 32 anni, di Piscopio (chiesti 22 anni e 6 mesi);
  • 28 anni Rosario Battaglia, di 37 anni, uno dei vertici del “locale” di Piscopio (chiesti 30 anni);
  • 10 anni Giuseppe Brogna, di 63 anni, di Piscopio (chiesti 12 anni);
  • 10 anni Stefano Farfaglia, di 38 anni, residente a San Gregorio d’Ippona (chiesti 13 anni e 6 mesi);
  • 10 anni Angelo David, di 38 anni, di Piscopio (chiesti 16 anni);
  • 13 anni e 11 mesi Benito La Bella, di 34 anni, di Piscopio (chiesti 20 anni);
  • assolto Nicola Barba, detto “Cola”, di 69 anni, di Vibo Valentia, residente a Bivona (chiesti 8 anni);
  • 8 anni Nazzareno Colace, di 57 anni, di Portosalvo (chiesti 11 anni);
  • 8 anni Ippolito Fortuna, di 61 anni, di Vibo Marina (chiesti 9 anni);
  • assolto Francesco Tassone, di 44 anni, imprenditore agricolo residente a Vibo (chiesti 16 anni);
  • 13 anni e 8 mesi Francesco Felice, di 28 anni, di Piscopio (chiesti 19 anni);
  • assolta Maria Concetta Fortuna, di 63 anni, di Piscopio (chiesti 11 anni);
  • 8 anni Pantaleone Mancuso, di 60 anni, detto “Scarpuni”, di Limbadi, residente a Nicotera Marina (chiesti 12 anni);
  • 13 anni e 5 mesi Nazzareno Pannace, di 32 anni, di Vibo ma domiciliato a Bologna (chiesti 17 anni);
  • 13 anni e 6 mesi Francesco Popillo, di 36 anni, di Vibo ma residente a Bologna (chiesti 17 anni);
  • 13 anni e 5 mesi Francesco Romano, di 35 anni, di Briatico (chiesti 17 anni);
  • 13 anni e 4 mesi Pierluigi Sorrentino, di 31 anni, di Vibo Marina (chiesti 17 anni);
  • 9 anni e 6 mesi Michele Staropoli, di 55 anni, di Piscopio (chiesti 10 anni);
  • 10 anni Domenico D’Angelo, di 59 anni, di Piscopio (chiesti 12 anni);
  • 10 anni e 4 mesi Giuseppe D’Angelo, di 48 anni, di Piscopio (chiesti 15 anni);
  • assolto Michele Fortuna, di 37 anni, di Piscopio (chiesti 10 anni e 10 mesi);
  • 6 anni Giuseppe Lo Giudice, di 43 anni, di Piscopio (chiesti 5 anni e 4 mesi);
  • assolto Tommaso Lo Schiavo, di 61 anni, di Piscopio (chiesti 4 anni);
  • prescrizione Raffaella Mantella, di 48 anni, di Vibo Valentia (chiesti 2 anni, sorella del collaboratore Andrea Mantella);
  • 8 anni e 2 mesi Michele Silvano Mazzeo, di 51 anni, di Mileto (chiesti 12 anni);
  • assolto perchè il fatto non costituisce reato Simone Prestanicola, di 44 anni, di Piscopio (chiesti 3 anni);
  • assolta Annarita Tavella, di 35 anni, di Vibo Valentia (chiesti 2 anni);
  • assolto Gianluca Tavella, di 52 anni, di Vibo (chiesti 8 anni);
  • assolto Leonardo Vacatello, di 53 anni, di Vibo Marina (chiesti 9 anni e 6 mesi);
  • assolto Luigi Zuliani, di 51 anni, di Piscopio (chiesti 6 anni);
  • prescrizione (dopo esclusione aggravante mafiosa) per il finanziere Giovanni Tinelli, di 45 anni, di Trieste, in servizio a Vibo (chiesti 3 anni);
  • assolto Mariano Natoli, di 53 anni, di Termini Imerese, anche lui finanziere in forza al Reparto operativo della Guardia di Finanza di Vibo Valentia (chiesta l’assoluzione).

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