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Petrol Mafie, Mantella: «Ciccio Mancuso voleva uccidermi, ma alla fine mi accordai con Fiamingo»

Il collaboratore di giustizia e le estorsioni agli imprenditori Prestanicola, Patania e Restuccia fra doppi giochi ed equilibri fra i clan

Petrol Mafie, Mantella: «Ciccio Mancuso voleva uccidermi, ma alla fine mi accordai con Fiamingo»
Francesco Mancuso, e a destra Andrea Mantella e Raffaele Fiamingo
Francesco Mancuso

Da potenziale vittima di un agguato a complice di alcune intimidazioni pensate dal clan Mancuso. O meglio, dall’articolazione del clan Mancuso capeggiata da Francesco Mancuso, 66 anni, di Limbadi, alias Tabacco. Parola del collaboratore di giustizia Andrea Mantella che ha deposto nel processo Petrol Mafie in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Conosco Francesco Mancuso, detto Tabacco, perché per un certo periodo ha fatto anche lui una certa scissione dal gruppo di origine, cioè dagli zii Antonio Cosmo Michele e Luigi, unendosi a Raffaele Fiamingo, ad Antonio Tripodi di Portosalvo e altre persone. Faceva dei dispetti ai suoi zii – ha affermato Mantella – e cercava di destabilizzarli, gli faceva fare delle brutte figure alle persone che erano protette dagli zii e quindi ha fatto un sacco di danneggiamenti per screditarli. Attraverso Paolino Lo Bianco io ho conosciuto Raffaele Fiamingo che era legatissimo a Ciccio Mancuso. E’ stato proprio Raffaele Fiamingo a chiedermi di incendiare un escavatore dell’imprenditore Prestanicola su mandati di Francesco Mancuso, ma io ho bypassato la richiesta. Successivamente Raffaele Fiamingo – ha ricordato il collaboratore – mi disse: Sai Andrea, Francesco Mancuso ti vuole ammazzare”, ed io risposi che tutti mi vogliono uccidere. Da lì è nato un certo rapporto con Raffaele Fiamingo e ad un certo punto lui mi chiese una cortesia perché volevano fare un’estorsione a un mio ex parente, un importante imprenditore di Vibo Valentia a nome Francesco Michelino Patania, alias Cicciobello. Io risposi che non potevano fargli l’estorsione perché era un mio parente e facevo una brutta figura. [Continua in basso]

Andrea Mantella

Allora abbiamo fatto una sorta di baratto e Fiamingo mi ha chiesto di incendiare un escavatore del signor Restuccia, un imprenditore importante del vibonese che stava facendo dei lavori nella tangenziale est tra Vibo Valentia e Stefanaconi, dove io avevo le mie aziende che poi sono state sequestrate. La richiesta me la fece Raffaele Fiamingo anche a nome di Ciccio Mancuso, Tabacco, perché loro due erano insieme. Io ho risposto a Raffaele Fiamingo – ha continuato Mantella – che l’escavatore non lo potevo incendiare, perché furbescamente il signor il Restuccia parcheggiava questo sotto la finestra del casale di mio papà che sarebbe una masseria sulla provinciale per Stefanaconi. Allora, avendo io già un mezzo accordo con tale Piperno di Piscopio affinchè non ci fossero danneggiamenti contro l’imprenditore Restuccia, dissi a Fiamingo che se bruciavo l’escavatore in quel posto avrei rischiato di incendiare pure la masseria di mio papà. In realtà – ha svelato il collaboratore – facevo il doppiogioco per incassare la mia parte di soldi e così proposi a Fiamingo che contro l’escavatore di Restuccia avrei fatto mettere un bidoncino di benzina e delle cartucce e così è stato. Per posizionare benzina e cartucce ho mandato Francesco Scrugli e Giuseppe Pugliese Carchedi”.

Raffaele Fiamingo

Quanto al rapporto fra i Restuccia e i Mancuso, Andrea Mantella ha spiegato che gli imprenditori sarebbero stati da sempre amici dell’articolazione del clan guidata dai fratelli Luigi, Antonio e Michele Mancuso. “I Restuccia riciclavano i soldi della famiglia Mancuso ed erano legati alla fazione di Luigi Mancuso e hanno avuto problemi quando Luigi Mancuso è venuto a mancare per un lungo periodo di detenzione. I Restuccia si sono sempre messi a disposizione dei Mancuso anche in termini economici. Anche Carmelo Lo Bianco mi raccontò queste cose, così come una volta Enzo Barba mi chiese se potevamo colpire un escavatore di Restuccia nella zona del carcere di Vibo perché c’era la necessità che Vincenzo Restuccia collezionasse il centesimo attentato per poi andare in piazza San Leoluca a fare l’intervista contro la criminalità organizzata. Mentre questo attentato l’ha cercato da solo, l’ha voluto da solo per accreditarsi dinanzi al prefetto per le cose antimafia e noi l’abbiamo messo in atto. Io ho mandato a sparare a Francesco Scrugli, mentre Enzo Barba ha mandato suo genero, Giuseppe Pugliese Carchedi”.

Raffaele Fiamingo, alias “Il Vichingo, di Rombiolo – ritenuto il boss dell’area del Poro – è stato poi ucciso in un agguato a Spilinga la notte del 9 luglio 2003. Nell’occasione è rimasto ferito Francesco Mancuso e per tale fatto di sangue è in corso un processo che vede imputato quale mandante Cosmo Michele Mancuso.

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