mercoledì,Luglio 24 2024

Operazione ‘Mbasciata: due condanne in Cassazione per un tentativo di estorsione a Vibo

Vittime due fratelli, imprenditori di Arena, che hanno registrato i loro dialoghi con il principale imputato consegnando le prove ai carabinieri

Operazione ‘Mbasciata: due condanne in Cassazione per un tentativo di estorsione a Vibo
Vincenzo Puntoriero

La seconda sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da Vincenzo Puntoriero, 69 anni, commerciante di Vibo Valentia, e Domenico Franzone, 66 anni, anche lui di Vibo, all’esito del processo nato dall’operazione ‘Mbasciata, celebrato in primo grado in abbreviato, scelta che ha consentito agli imputati di beneficiare, per effetto del rito, di uno sconto pari ad un terzo della pena. La condanna finale confermata dalla Suprema Corte è pari a 3 anni, 4 mesi ciascuno, più quattromila euro di multa a testa. Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso il reato per il quale i due imputati sono stati riconosciuti colpevoli. [Continua in basso]

Al centro della vicenda processuale la pretesa estorsiva che gli imputati, in concorso, avrebbero esercitato nei confronti di due fratelli, imprenditori originari di Arena, impegnati nei lavori di ripristino della condotta fognaria in via Terravecchia Inferiore a Vibo Valentia: duemila euro, pari al 5% dell’appalto ottenuto con affidamento diretto dal Comune del capoluogo di provincia. Elemento probatorio cruciale nelle investigazioni, condotte dall’Arma dei carabinieri con il coordinamento della Dda di Catanzaro, i dialoghi con Emilio Pisano, 54 anni, di Ariola di Gerocarne (che ha patteggiato la pena a 2 anni e 8 mesi in appello, difeso dall’avvocato Sandro D’Agostino) registrati dai due imprenditori e consegnati agli inquirenti, che hanno accertato i tentativi di “avvicinamento” delle vittime oltre che di Pisano, anche da parte di Puntoriero e, successivamente, di Domenico Franzone. Entrambi i ricorsi dei difensori (gli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino per Puntoriero, Diego Brancia per Franzone) sono stati rigettati dalla Suprema Corte in quanto ritenuti inammissibili poiché “reiterativi di questioni già poste alla valutazione della Corte di merito e disattese con una motivazione che non presta il fianco – ha sottolineato la Cassazione – a censura per completezza e congruenza logica”. Sussistente anche l’aggravante mafiosa in quanto nella specie risulta l’espressa evocazione di “una sfera di potere più ampia” da parte degli agenti (“gli amici di Vibo” “a loro non piace la risposta che gli avete dato”), espressioni che richiamano in maniera inequivoca le realtà associative ‘ndranghetiste operanti nel vibonese”.

Emilio Pisano

Domenico Franzone, alias “Chianozzo”, è già stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa nel processo nato dall’operazione antimafia denominata “Nuova Alba” contro il clan Lo Bianco di Vibo Valentia. Nel dicembre 2019 è stato nuovamente arrestato nell’operazione “Rinacita-Scott” ancora con l’accusa di associazione mafiosa. Emilio Pisano è invece il cognato del boss di Arena Antonio Gallace, quest’ultimo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Russo ed anche gravato da una condanna definitiva nell’ambito dell’inchiesta “Luce dei boschi”.
Vincenzo Puntoriero, detto “Enzo”, originario di Rosarno ma residente da tempo a Vibo è stato anche lui – da ultimo – arrestato nell’inchiesta Rinascita-Scott con l’accusa di associazione mafiosa. Sempre in Rinascita-Scott è anche accusato del reato di corruzione in atti giudiziari unitamente alla moglie Carmela Cariello ed al boss Paolo Lo Bianco.

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