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Scomparsa di Maria Chindamo, le rivelazioni inedite di Ascone: «Sono stati il suocero e i nipoti»

Il 57enne di Limbadi accusato e poi prosciolto per la manomissione dell’impianto di videosorveglianza che avrebbe potuto riprendere il rapimento della commercialista di Laureana svela i nomi dei responsabili del sequestro e dell'occultamento del cadavere. Ecco le intercettazioni agli atti dell’inchiesta Maestrale-Carthago

Scomparsa di Maria Chindamo, le rivelazioni inedite di Ascone: «Sono stati il suocero e i nipoti»

Rivelazioni del tutto inedite sulla scomparsa di Maria Chindamo. Arrivano dagli atti della voluminosa inchiesta antimafia denominata Maestrale-Carthago e da una poderosa attività intercettiva messa in piedi dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia che ha riportato in carcere Salvatore Ascone – questa volta per narcotraffico – ovvero il 57enne di Limbadi accusato e poi prosciolto dalla Cassazione che ha stabilito l’assenza di manomissioni dell’impianto di videosorveglianza della sua villetta che avrebbe potuto riprendere le fasi del rapimento di Maria Chindamo. Le rivelazioni sono importanti perché svelano per la prima volta, dalla viva voce di quelli che sinora sono stati gli unici indagati per la scomparsa di Maria Chindamo – Salvatore Ascone ed il figlio Rocco – il pensiero del 57enne di Limbadi , alias “U Pinnularu” (ritenuto uomo del clan Mancuso), sulla scomparsa della commercialista di Laureana di Borrello,  rapita e fatta sparire tra le 7:10 e le 7:15 del 6 maggio 2016 dinanzi al cancello della sua tenuta agricola di località Montalto.

Le intercettazioni del Nucleo Investigativo

Salvatore Ascone

E’ il 6 marzo del 2019 quando i carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia si ritrovano ad ascoltare una captazione importante per cercare di fare luce sulla scomparsa di Maria Chindamo. Ad essere intercettato con un’ambientale è lo smartphone di Rocco Ascone, il quale si trova a casa in compagnia del padre Salvatore e di un 46enne di Limbadi, pluripregiudicato per reati legati agli stupefacenti. Nel corso del dialogo, i colloquianti fanno riferimento alle dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, rese pubbliche dalla nostra testata, in relazione “al fatto che la famiglia Ascone – sottolineano gli investigatori – aveva rifornito di droga la famiglia Soriano di Filandari: “Questo figlio di buttana non ci voleva – impreca Ascone nelle intercettazioni – stavano andando bene le cose!”. Successivamente Rocco Ascone fa riferimento “a recenti operazioni di polizia, peraltro coordinate da questo Reparto – sottolineano i carabinieri del Nucleo Investigativo – tese ritrovare il corpo di Maria Chindamo, scomparsa il 5 maggio 2016 nei pressi della sua azienda agricola sita a cavallo dei territori di Limbadi e Laureana di Borrello, confinante con i terreni di proprietà della famiglia Ascone, quando fu rinvenuta la sua autovettura con ancora il motore acceso. Deve essere ricordato anche che la scomparsa della Chindamo ha una coincidenza temporale con la morte per suicidio del suo ex marito Ferdinando Pontoriero”.

La scomparsa della Chindamo secondo gli Ascone

Maria Chindamo con il marito ed i figli

“Nel dialogo i colloquianti fanno chiari riferimenti al fatto che difficilmente potrà essere ritrovato il corpo della Chindamo, ma il passo di rilievo – rimarcano gli investigatori – è quando il soggetto che si trova con gli Ascone indica nei familiari del marito della Chindamo la responsabilità della sua scomparsa affermando che dopo la morte del suocero della donna, ossia Vincenzo Pontoriero, sarà impossibile ritrovare il luogo di occultamento del cadavere. Così il pluripregiudicato di Limbadi nelle intercettazioni al cospetto degli Ascone (padre e figlio): “…E vedi che dopo una settimana la trovavano, ormai non trovano niente più… ormai il vecchio se n’è andato e non trovano niente più! Mancu li cani..”. Salvatore Ascone – annotano i carabinieri – non soltanto conferma il fatto che la famiglia Pontoriero sia responsabile della scomparsa della Chindamo, ma aggiunge il fatto che non solo il suocero della donna era a conoscenza del luogo di occultamento del cadavere ma anche i nipoti di questo: “i nipoti! i nipoti lo sanno!”. Affermazioni di Salvatore Ascone che ricevevano conferma affermativa anche da parte del figlio Rocco. La conversazione proseguiva sul fatto che sul web nelle pagine relative alla testata giornalistica ”Il Vibonese” – annotano i carabinieri – ci siano alcuni articoli che parlano di Pinnularo (Salvatore Ascone) nelle dichiarazioni del pentito Emanuele Mancuso”; negli stessi, riferisce il pluripregiudicato che si trova in compagnia degli Ascone, “vengono citati pure Scarpuni (Pantaleone Mancuso), il padre ed il fratello di Emanuele Mancuso e anche i Campisi”.

Maria Chindamo e i Mancuso

Emanuele Mancuso

Se queste sono le “verità” degli Ascone e del soggetto che si trovava in loro compagnia in relazione alla scomparsa di Maria Chindamo – ed è bene sottolineare che nessuno dei tre sapeva di certo di essere sottoposto ad intercettazione – verrebbe meno o si ridimensionerebbero altre piste legate alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia Emanuele Mancuso e Andrea Mantella i quali hanno sostenuto, con dichiarazioni leggermente diverse tra loro, che dietro la scomparsa di Maria Chindamo ci sia stato uno “specifico interesse del clan Mancuso” e degli stessi Ascone per l’accaparramento dei terreni della donna. Due dati certi, in ogni caso: il mancato ritrovamento del corpo di Maria Chindamo ed il fatto che il marito Ferdinando Ponturiero (morto suicida l’8 maggio 2015) segnalò a un carabiniere che il vicino di terreno, Salvatore Ascone, aveva chiesto l’utilizzo di una stradina interpoderale che passava sui loro terreni, cioè dei Chindamo-Ponturiero, per raggiungere il fondo posto alle spalle degli stessi.

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