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Intervenuto alla seconda giornata del Tropea Festival, nell’ambito di un dibattito sugli eventi naturali, il numero uno della Protezione civile regionale è tornato sulle motivazioni che lo hanno portato a minacciare le dimissioni dall’incarico

Carlo Tansi intervistato da Angelo De Luca al Tf
Cronaca

Carlo Tansi, responsabile della Protezione civile calabrese, ritorna sulla polemica lanciata pochi giorni fa dal suo profilo Facebook con la quale minacciava le sue dimissioni. E lo ha fatto oggi da Palazzo Gagliardi di Vibo, nell'ambito della seconda giornata del TF Leggere&Scrivere 2016: «Vengo dal Cnr. La Regione, non solo la nostra, non è come il Cnr. Appena sono arrivato in Protezione civile ho trovato 180 dipendenti - la Lombardia ne ha 40 con una popolazione 4 volte superiore alla Calabria -: 91 dipendenti sono al centralino, si “imboscano” dietro la scrivania. 30 sono autisti non specializzati e non possono, quindi, guidare mezzi speciali per il soccorso. Ma ancora c'è una sfilza di amministrativi senza qualifica».

Tansi, invitato ad un incontro sugli eventi naturali insieme all'antropologo Vito Teti e alla sismologa Emanuela Guidoboni, si esprime in maniera dura e critica nei confronti della macchina burocratica regionale.

Il numero uno della Prociv aggiunge che «in Calabria vige un sistema vetusto, quando piove si blocca la centrale operativa del dipartimento di Protezione civile». A fargli eco Teti, che considera «la politica la maggiore responsabile» della mancata prevenzione che deve accompagnare la gestione dell'emergenza sismica. Si è persa la memoria storica poiché, dice Tansi, «a Reggio hanno costruito, nonostante il gravissimo terremoto del 1908, abusivamente in collina. Non solo, si hanno palazzi di 6-7 piani, spesso neanche finiti».

Guidoboni, grande esperta della storia sismica e direttrice del Museo del Terremoto di Soriano, spiega che si possono «prevenire i disastri e soprattutto gli effetti dei terremoti. Ma non possiamo prevenire i terremoti. La lieve scossa sismica di pochi giorni fa a Vibo ha creato molto panico soprattutto nelle scuole, cambiare la cultura della prevenzione non significherà non avere più paura. Ma sicuramente diminuirà gli effetti catastrofici in un territorio regionale ad alto rischio sismico».

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