Armi: condanna definitiva per trentenne di Gerocarne

La Cassazione conferma la penale responsabilità dell’imputato già coinvolto in un’inchiesta antimafia

La Cassazione conferma la penale responsabilità dell’imputato già coinvolto in un’inchiesta antimafia

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Un anno e quattro mesi di reclusione per porto illecito di un’arma da fuoco. Diventa definitiva la condanna nei confronti di Michele Stambè, 30 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne, inflitta dalla Corte d’Appello di Torino (in riforma del verdetto di primo grado deciso dal Tribunale di Asti) il 17 luglio 2018. La Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso di Michele Stambè che è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali. Secondo la ricostruzione dei giudici, in data 20 febbraio 2010 alcuni colpi di arma da fuoco attingevano l’abitazione di Stambè Maria: le indagini appuravano che il mandante era Michele Stambè, che si era servito di esecutori minorenni. Tuttavia i reati contestati erano quasi tutti caduti in prescrizione e residuava soltanto il porto illecito dell’arma. La ricostruzione dei fatti era stata possibile grazie alle dichiarazioni di tale Scavino, il quale, nel corso del processo in Tribunale ad Asti, era stato fatto segno di atti intimidatori, tanto che le sue dichiarazioni erano state acquisite. Per la Suprema Corte, il ricorrente non ha addotto alcun elemento nuovo nè ha specificato quale punto o argomentazione della sentenza impugnata sia da considerarsi in contrasto con la legge. Nel maggio dello scorso anno, Michele Stambè è rimasto coinvolto insieme ad altri familiari nell’inchiesta della Dda di Torino denominata “Barbarossa”.

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