Alluvione di Bivona, nasce “L’albero della memoria”

In programma, nell’area adiacente alla Tonnara, la piantumazione di un alberello voluto dal gruppo teatrale dello spettacolo “Fango”, pièce incentrata sulla tragedia del 3 luglio 2006

In programma, nell’area adiacente alla Tonnara, la piantumazione di un alberello voluto dal gruppo teatrale dello spettacolo “Fango”, pièce incentrata sulla tragedia del 3 luglio 2006

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Si svolgerà domani, lunedì 21 novembre alle 10, nell’area giochi adiacente piazza Tonnara a Bivona, la cerimonia di piantumazione dell’“Albero della Memoria”, arbusto voluto fortemente dal gruppo teatrale dello spettacolo “Fango”,  pièce incentrata sulla tragedia del 3 Luglio 2006. 

Informazione pubblicitaria

L’evento, capitanato da Emanuele Bonaventura con gli attori Simona Crupi, Giada D’Angelo e Saverio Mazzitelli, i musicisti Domenico Schipilliti e Antonio Scuticchio e la fotografa di scena Rossella Mirenzio, insieme all’associazione “Marea”, alla cooperativa sociale onlus “Mamma Clara” baby school e a Don Nicola Scordamaglia, intende ricordare proprio quel tragico giorno di 10 anni fa.

Teatro, il dramma dell’alluvione rivive in “Fango”

Il luogo prescelto dell’evento è adiacente alla piazza distrutta il 3 luglio 2006, “simbolo dell’alluvione”. La mattinata sarà arricchita dall’affissione e benedizione di una targa ricordo da parte di don Nicola Scordamaglia. La manifestazione, come detto, è stata sostenuta dall’associazione “Marea”, associazione che ha inteso sottolineare «l’importanza della salvaguardia del territorio e del verde. I cittadini e le associazioni sono invitati a partecipare, in modo particolare speriamo che vi sia una adesione di ulteriori scolaresche “alberelli della società”, per sensibilizzarle, interrando altre piantine. La natura è un bene di tutti e va salvaguardata, così forse  si potranno evitare  quei nubifragi che spezzano vite e sommergono intere città». 

E, chiudendo, con un passaggio tratto dallo spettacolo “Fango”, «Non sentiremo più quelle stesse parole dette subito dopo ogni disastro, facendo spegnere le luci su un accaduto e su tutti gli atti eroici».