sabato,Luglio 13 2024

Fucile e munizioni nel casolare, Cassazione conferma il carcere per 52enne di Nardodipace

La Suprema Corte annulla invece con rinvio al Riesame l’ordinanza di custodia cautelare per la figlia. La scoperta a opera dei carabinieri al termine di una perquisizione

Fucile e munizioni nel casolare, Cassazione conferma il carcere per 52enne di Nardodipace

La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha condiviso la decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro confermativa dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonio Tassone, di Nardodipace. Il 52enne è indagato per detenzione illegale di arma da fuoco e ricettazione dopo che i carabinieri il gennaio scorso hanno rinvenuto in un casolare di località Nucari nel territorio di Nardodipace un fucile da caccia privo di marca e con matricola abrasa e riverniciata, unitamente a 93 cartucce dello stesso calibro. Per la stessa vicenda risultano indagate la moglie e la figlia del 52enne, ovvero Sonia Papallo e Beatrice Giusy Tassone. Nei confronti di quest’ultima, la Cassazione ha invece annullato con rinvio al Riesame di Catanzaro l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari esclusivamente però ai motivi attinenti la sussistenza delle esigenze cautelari, respingendo nel resto.

All’atto della perquisizione Antonio Ezio Tassone “che appariva agitato, chiedeva ai militari di procedere prima alla perquisizione dell’immobile sito in via Cadorna e dopo al casolare e al terreno di località Nucari; ottenuto l’assenso dei carabinieri – sottolinea la Cassazione – il Tassone, prima di accompagnare i militari presso l’abitazione di via Cadorna rientrava in casa con una scusa e sussurrava qualcosa alla moglie”. In località Nucari, quindi, erano sopraggiunte Sonia Papallo e la figlia Beatrice Giusy Tassone le quali, dopo avere parcheggiato l’auto sulla pubblica via, entravano nel casolare per poi uscirne poco attimi dopo con in mano, ciascuna di esse, un borsone che cercavano di nascondere dietro alcune pietre.

I militari, che avevano seguito tutti i movimenti delle donne, le bloccavano prima che potessero celare i borsoni; le stesse dichiaravano spontaneamente ai militari che erano state incaricate espressamente da Antonio Enzo Tassone di recarsi nel casolare e prelevare e nascondere nei terreni circostanze le sacche in oggetto, al cui interno venivano rinvenuti e sequestrati il fucile e le munizioni. Nel corso dell’interrogatorio in udienza di convalida, Antonio Tassone dichiarava di avere rinvenuto il fucile pochi giorni prima nel bosco in un sacchetto per l’immondizia e di averlo portato nel casolare, assumendosi così l’esclusiva responsabilità dell’accaduto. Per la Cassazione, il carcere nei confronti di Antonio Tassone è giustificato dalla sua pericolosità sociale, essendo “gravato da precedenti penali anche specifici in materia di armi”, mentre le specifiche modalità della condotta sono per la Suprema Corte “indicative di pervicacia criminale e spregiudicatezza dimostrate dal tentativo del Tassone di sviare le indagini nel corso della perquisizione a suo carico”.

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