Andrea, la morte di un guerriero che commuove la città

Aveva 32 anni, era affetto da Sla. Ha combattuto con dignità e coraggio contro la malattia. Per il suo ultimo viaggio ha voluto con sé la maglia di Giovanni Cordiano, storico capitano della sua amatissima Vibonese

Aveva 32 anni, era affetto da Sla. Ha combattuto con dignità e coraggio contro la malattia. Per il suo ultimo viaggio ha voluto con sé la maglia di Giovanni Cordiano, storico capitano della sua amatissima Vibonese

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Andrea era un guerriero. Fragile sì, ma coraggioso, dentro un corpo che lo teneva in ostaggio. Combatteva, tenacemente e in silenzio, contro la Sclerosi laterale amiotrofica. A 32 anni, una polmonite se l’è portato via.

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E’ una storia, la sua, che commuove, che porta una città intera, Vibo Valentia, a stringersi attorno ai suoi cari. La madre, Emma, ostetrica dell’ospedale “Jazzolino”, che ha accompagnato nella venuta al mondo migliaia di bambini e che oggi sopravvive a suo figlio. L’amato fratello maggiore Aldo: a guardarli insieme, a ricordarli insieme, oggi, capisci che in fondo uno era l’eroe dell’altro.

Andrea raggiungerà suo padre in cielo: un uomo gentile, mite, amabile, al quale la vita ha donato tanto amore nonostante il calvario di un’altra gravissima patologia genetica.

Andrea era un guerriero, semplice, che amava le cose semplici. La sua città, la Terravecchia e i quartieri popolari, lo stadio, il calcio alla tv, la Vibonese. Già, la sua Vibonese. Un amore unico, straordinario, che l’ha accompagnato sempre, anche quando le sue fragili gambe sono state sostituite da una sedia a rotelle.

Anche quando, prigioniero di una vita che affrontava con silente ardore, il mondo che poteva toccare, si era rinchiuso in una stanza. E sul suo corpo – nel momento del suo estremo saluto, questo pomeriggio alle 15 in Duomo – sarà adagiata la maglia di Giovanni Cordiano, il capitano di mille battaglie rossoblù, quella maglia che conservava tra i ricordi più cari e dalla quale non si separerà neppure nel suo ultimo viaggio.

Andrea era un guerriero e la sua morte, a 32 anni, comunque sia, spezza il fiato, ti stringe la gola, ti riempie gli occhi di lacrime. Forse ha smesso di soffrire. Per coloro che l’hanno conosciuto e amato, però, anche solo quel suo sorriso che alleggeriva il peso della sofferenza e della malattia, era ragione di vita.

p. c.